martedì 27 marzo 2012

FIGLI DI PUTIN... OVVERO IL SISTEMA DELLA VODKA-COLA !!!


Putin in occidente viene rappresentato come il baluardo da contrapporre al NWO, colui che fa da contraltare ai potenti sionisti occidentali, colui che vorrebbe creare il macro stato dell' EURASIA...
Così veniva disegnato ai tempi di RE SILVIO, e sembrano passati secoli da quando li osservavamo increduli ed attoniti prendere decisioni politiche ed economiche, quando venivamo a sapere dei loro loschi affari, quando ci regalavano perle di saggezza e battute triviali maciste sul genere femminile...
Hanno lavorato con dedizione ad una fase politica, Putin è rimasto e svolge ancora con coerenza il ruolo che l'ORACOLO gli ha affibiato, recita come tutti i leader mondiali, il ruolo del finto oppositore dell'occidente...
Detto così fa ridere, nel senso che è logico ed ovvio NON SIA VERA questa rappresentazione felice ma fallace, tipica del peggior complottismo revisionista e reazionario, cavallo di troia degli ILLUMINATI che creano ad hoc questi personaggi, finti eroi, per contenere e controllare la protesta, convogliata in questo caso come in molti altri, in un populismo qualunquista atto a comprimere a destra una potenziale critica al sistema, continuando ad attingere nel bacino che una volta la sinistra sapeva cavalcare e che oggi abdica preferendo essere lo zerbino dei poteri forti e di fatto essere ALTRA DESTRA rispetto a quella che già controlla tutto il mondo moderno...
In un clima apocalittico da ANNO ZERO, un personaggio come Putin viene da molti percepito come un novello zorro senza il baffo, nano ed ariano, una sorta di finto giustiziere, non si capisce poi di cosa... Ma questo accade perchè il sistema mediatico degli ultimi 30 anni, in mano a certi personaggi voluti dalla massoneria NERA e dalle società segrete ARIANE, ha imposto questo modello culturale come da noi impose quello di RE SILVIO...
Non a caso sono diventati amici e confidenti...!!!

Se invece avessimo voglia di sfidare la MATRICE ed abbattere i soliti luoghi comuni, siano essi complottisti che mainstream, potremmo facilmente capire che un personaggio del genere non può che essere colluso con il macro-sistema e con la sinarchia.
Putin è un ex ufficiale del KGB. Noto torturatore e violentatore, all'epoca ordinò vari omicidi di stato eliminando oppositori, controllando le contestazioni, comprimendo il dissenso con ogni arma...
Crollato il Comunismo, passò sul carro alato dei vincitori, trasmutandosi in liberista mafioso, creando uno dei più potenti stati mafiosi della storia dell'umanità, cioè l'odierna Russia in mano a criminali sanguinari e alle mafie terroristiche di stato...
Al KGB venne dato un nuovo nome, FSB che è l’acronimo di Federal Security Service.
Il GATTOPARDO russo venne accolto come innovatore e fedele nazionalista, ma questo era ed è il suo ruolo sinarchico deciso altrove, essendo la Russia di oggi altra sede dei sionisti, gli stessi che a parole dice di voler combattere, e questo è facilmente dimostrabile avendo ricevuto il suo paese dalla Perestroika in poi, miliardi e miliardi di dollari all'anno, spartiti tra le mafie potentissime e dall' apparato militare rinvigorito dai soldi yankee...

Oggi la Russia è diventata per contrappasso lo stato dove il privato ed il capitale conta di più che altrove, peggio del Far West, dove le elezioni populiste sono ovviamente taroccate, dove le opposizioni contano meno che nella precedente dittatura sovietica... Sono rimasti solo gli aspetti deleteri del Comunismo, è rimasta la repressione fascista dell'apparato militare, è rimasta la propaganda, è rimasto il classimo imperiale, ma sono state tolte quelle poche garanzie che almeno il Comunismo prevedeva e garantiva...
Oggi in Russia l'oligarchia dominate è potentissima e ricchissima a discapito della popolazione, la mafia controlla la società ed impone una feroce dittatura fascista come poche volte abbiamo visto al mondo, peggio che in sud-america, dove almeno eravamo più informati sulle disgrazie perpetrate dai fascismi locali...
Oggi in Russia è nato il TEKNO-FASCISMO, una sorta di turbocapitalismo reazionario ed iperliberista, nazionalista, feroce e mafioso...

Putin è un uomo molto ricco e possiede molte risorse petrolifere.
Roman Abramovich (miliardario russo residente a Londra) è suo socio di affari e viene chiamato “il cassiere di Putin”.
Non esiste alcuna crescita economica in Russia. Fuori da Mosca ci sono solo case fatiscenti, strade dissestate, vecchie fabbriche grigie, uno scenario post-apocalittico terrificante...
Negli anni 90 il governo russo iniziò a vendere il petrolio all’Occidente ma nulla è stato investito nell’economia russa. Parte dei soldi sono serviti ad importare merci mentre la parte più grande se la sono spartita i boss mafiosi padroni degli impianti di estrazione.
Tutto questo processo è stato ideato nelle logge delle società segrete nordiche, distretto ariano del peggior sionismo al soldo dei soliti noti della SKULL & BONES, diventando l'ennesimo distretto del crimine in chiave VODKA COLA...
Aver costruito uno stato mafioso, destrutturando dall'interno la Russia è un progetto deciso almeno 30 anni fa, quando il famoso bilancino dei maghi fu spostato a destra, quando crollò il muro di Berlino e la Russia fu di fatto cooptata dall'occidente, sia economicamente che a livello di società segrete, ricevendo in cambio il soldo occidentale...
Il ruolo assegnato dai maghi a Putin, fu quello di rappresentare il finto contraltare che invece con il Comunismo un tempo esisteva realmente e serviva perlomeno a contenere l'espansionismo americano, mentre oggi non esiste più essendo diventato uno stato iperliberista troppo simile ai suoi vecchi nemici...
Il sistema Russia attuale è altro mondo yankee, condivide gli stessi ideali, condivide le stesse banche, condivide le stesse mafie, condivide gli stessi meccanismi economici, troppo per incarnare un novello ROBIN HOOD anti-americano...
Il compito del BILANCINO dei maghi fu quello di spostare l'asse politico a destra verso la fine degli anni 70 ad oggi, progetto in realtà nato almeno 30 prima, ma realizzato sincronicamente con l'arrivo delle nuove destre mondiali, come quelle dei REAGAN, delle THATCHER e l'arrivo della PERESTROIKA, cavallo di troia del capitale ed ennesimo baluardo anti-socialista ed anti-democratico...

Si potrebbe obiettare dicendo che anche il Comunismo nacque dalla massoneria e fu anch'esso progetto sistemico sinarchico, ma almeno serviva nell'eterno dualismo a rallentare l'espansionismo dei tekno-cowboys... Ma la stessa sorte è capitata a noi, durante e dopo la strategia della tensione con le stragi di stato, gli omicidi politici, la rieducazione mediatica perpetrata da chi possiede l'etere, la svendita pubblica di stato dei vari Prodi e la cooptazione di quello che un tempo fu il glorioso Partito Comunista Italiano, diventato oggi il parcheggio della peggior massoneria speculativa, mafiosa ed affarista... Stesso meccanismo concettuale, stesso modus operandi, stesse forze arcane che eteropilotano dall'alto novelli burattini della peggior razza...
Lo spostamento dell'asse a destra, fu la vera CHIAVE DI VOLTA che ha condizionato il macro sistema fino alla attuale crisi inventata da un mercato illusorio e virtuale, passando simbolicamente per l'11 settembre, guerre in ogni dove e finte rivoluzioni nord-africane...
Anche l'EURO rappresenta un passaggio, uno step per destrutturare gli stati dall'interno, indebolendo ulteriormente, secondo agenda sinarchica, i lavoratori, il loro salario, il loro potere d'acquisto, ed oggi anche i loro diritti e pensioni... Ma non è la causa, esso è solo mero strumento, un involucro da riempire e svuotare come un salvadanaio, un'astrazione che vale quanto il mercato vuole, quindi un meccanismo del modernismo che si addatta al NWO, un'avanguardia tecnocratica...

L'asse del mondo si è palesemente spostata a destra come mai era successo, e gli effetti sono davanti ai nostri occhi, un occidente regredito a tutti i livelli e comandato da tecnici al soldo della BCE, una Russia cooptata e retta da un sistema mafioso che recita il finto contraltare, una Cina comprata e corrotta dall'interno dalle banche ROTHSCHILD, insomma tutti che condividono il sistema dell'ORACOLO...
L'ORACOLO ha imposto i meccanismi in tutto il mondo, traslando culture e sistemi obsoleti alla sua ascesa nazista e modernista, tutte le avanguardie economiche condividono gli stessi parametri e la stessa ideologia, RUSSIA COMPRESA...
E' NATO IL SISTEMA DELLA VODKA-COLA, un pò di STALIN, un pò di felice edonismo post-reaganiano, un pò di ROTHSCHILD, un pò di vecchio KGB... Insomma, dalla padella alla brace...
Anzi, dalla VODKA ai Cani Caldi...
E che cani, BAU BAU !!!

mercoledì 21 marzo 2012

ORDINE NUOVO: L'INTERNAZIONALE NERA...


  • ORDINE NUOVO... 
    Umanità Nova n7 27 febbraio 2000 Non ci sono poteri buoni. Milano: iniziato un nuovo processo per la strage di piazza Fontana di Luciano Lanza

    Diciamocelo chiaramente: questo nuovo processo per la strage di piazza Fontana (l’ottavo senza contare due interventi della Cassazione) è importante perché, almeno nelle premesse, ribalta completamente la vergognosa realtà processuale uscita dalla lunga sequenza giudiziaria conclusasi nel 1991 con l’ultima assoluzione del capo di Avanguardia nazionale Stefano Delle Chiaie, ma se riflettiamo in modo disincantato dobbiamo ammettere che in sé il processo non ha un grande significato storico.
    E i motivi sono diversi. Qui cercherò di elencarne qualcuno.
    Partiamo dagli imputati. I quattro neonazisti di Ordine nuovo sotto processo sono certamente di rilievo, ma appaiono subito insufficienti. Certo c’è Delfo Zorzi, capo del gruppo di Ordine nuovo di Venezia-Mestre (secondo l’accusa è l’autore materiale dell’attentato), ma se ne sta tranquillamente in Giappone di cui è diventato cittadino. Nessuno ha chiesto la sua estradizione e sicuramente non verrà mai estradato. 
    Insomma un processo senza l’imputato principale. 
    Ci sono invece Giancarlo Rognoni, Carlo Maria Maggi e Carlo Digilio. 

    Rognoni, ex capo del gruppo neonazista milanese La Fenice, avrebbe dato il supporto logistico a Zorzi nell’esecuzione della strage, Maggi era il capo di Ordine nuovo nel Triveneto, in pratica la mente organizzativa. Un discorso a parte merita Digilio. 
    L’armiere del gruppo era anche un informatore dei servizi segreti delle basi Nato di stanza a Verona. 
    Lui, quindi, rappresenta l’anello che unisce l’attività terrorista di Ordine nuovo con la strategia del terrorismo che doveva stabilizzare la situazione socio-politica in Italia. 
    Vale a dire la strategia perseguita da Casa Bianca e Pentagono.
    Ma l’aspetto più rilevante, sempre dal versante imputati, è chi non c’è. 
    Alcuni non ci sono perché morti. Quattro nomi per tutti: Giuseppe Saragat, ex presidente della repubblica, Franco Restivo, ex ministro dell’Interno, Vito Miceli, ex capo del Sid e Mariano Rumor, presidente del consiglio all’epoca della strage. Sono personaggi di rilievo, ma i trent’anni che ci separano da quei fatti non potevano non fare qualche “vittima naturale”.E poi non ci sono sul banco degli imputati personaggi ancora vivi, ma divenuti ormai intoccabili, anzi santificati dopo assoluzioni in altri processi di mafia e di omicidi. Avete già capito tutti che il riferimento è al sempreverde Giulio Andreotti.

    Così come non ci saranno gli agenti dei servizi segreti americani coinvolti nella faccenda e non ci sarà nemmeno Gianadelio Maletti, capo dell’Ufficio D del Sid. Se ne sta in Sudafrica e nessuno lo scomoderà dal suo “esilio dorato”. Ma non ci saranno nemmeno i famosi Giovanni Ventura e Franco Freda, perché assolti con sentenza definitiva. Non è un caso che il giudice Giancarlo Stiz, il primo che imboccò la pista nera che ridicolizzava quella seguita dai magistrati romani Vittorio Occorsio ed Ernesto Cudillo (accusatori degli anarchici nonostante l’inconsistenza e assurdità delle prove), si sia recentemente espresso con toni rassegnati e disgustati su quanto è successo nelle aule giudiziarie italiane.
    Processo ieri e oggi. Altro elemento non certo esaltante. 
    Se il processo si fosse celebrato a Milano nel 1972 avrebbe sicuramente avuto altri effetti sulla situazione politica. Ma allora il processo non iniziò nemmeno nella città dove era avvenuta la strage (dopo che i giudici di Roma avevano buttato la spugna visti gli esiti disastrosi per l’accusa sin dalle prime battute del dibattimento) perché il procuratore generale del capoluogo lombardo, Enrico De Peppo, sostenne che quel dibattimento avrebbe scatenato qualcosa di molto vicino alla guerra civile: il palazzo di giustizia sarebbe stato ostaggio della “contestazione rossa”. Così il dibattimento fu trasferito a Catanzaro. 
    E con gli esiti voluti da chi non voleva la verità sulla strage e sulla strategia della tensione: tutti assolti, anarchici e nazisti.

    Ebbene un processo a Milano nel 1972 non avrebbe scatenato la guerra civile, ma sicuramente sarebbe stato l’occasione per una grande mobilitazione che avrebbe messo in evidenza le contraddizioni di un processo gestito in modo da occultare la realtà. Sarebbe stato l’occasione per mettere sotto accusa il sistema politico, giudiziario, poliziesco. Insomma il procuratore generale di Milano nel richiedere il trasferimento da Milano del processo per motivi di ordine pubblico aveva fatto solo il suo lavoro (sporco) di servitore dello Stato, cioè dello Stato che aveva fatto mettere le bombe e che non voleva essere processato nelle piazze oltre che nelle aule dei tribunali.
    Ma adesso, se diamo retta a un recente sondaggio, la maggioranza degli studenti medi milanesi non sa chi è Pietro Valpreda (66,2 per cento) e nemmeno di Giuseppe Pinelli (70 per cento). 
    Mentre la maggioranza crede che ad aver compiuto quell’attentato siano state le Brigate Rosse, che all’epoca nemmeno esistevano, 43 (per cento), la mafia (39), gli anarchici (25) o i fascisti (23). E allora a che cosa serve questo nuovo processo? A stabilire anche in tribunale che i neonazisti erano la manovalanza di questa strategia? Qualcuno può pensare che questo sia un passo importante? 
    Personalmente ne dubito perché ormai a livello storico (perché dopo trent’anni soltanto di storia si tratta) è un fatto assodato che in quella strage gli anarchici sono serviti come capri espiatori, come è assodato che in questa faccenda criminale sono coinvolti i più alti livelli dello stato, della politica, della magistratura, della polizia, dei servizi segreti. Il tutto sotto la direzione della CIA e dei servizi NATO. 
    Cioè gli esecutori delle direttive della Casa Bianca e del Pentagono.

    Inoltre il nuovo processo avrà sicuramente tempi lunghissimi (come vuole un copione collaudato) visto che la difesa di Delfo Zorzi ha deciso di chiedere l’audizione di centinaia di testi: dai capi della CIA ai presidenti degli Stati Uniti, dagli ambasciatori Usa in Italia ai capi delle forze armate americane e poi, per gli italiani, presidenti del consiglio, ministri dell’Interno e della Difesa, ministri degli Esteri, agenti dei servizi segreti.
    Però! Se tutto sembra volersi risolvere in un nuovo processo all’italiana non sarebbe male che gli anarchici e tutti coloro che amano la verità facciano qualcosa. 
    Non solo per rinfrescare la memoria (corta) su quanto è avvenuto, ma per far capire che certe cose non sono successe su Marte, ma qui e che se quella fu una strage di stato bisogna anche (come cantava Fabrizio De André) non “diventare così coglioni da non riuscire più a capire che non ci sono poteri buoni”.

  • LONDRA – Se l’estremismo di destra neo, post o cripto fascista è in gran forma in questo momento storico in Italia, qualcosa lo si deve anche una struttura londinese, una sorta di Spectre molto vicina al concetto di Internazionale Nera, che negli anni difficili subito dopo il piombo degli anni 70 ha dato rifugio a molti “neri” italiani accusati o sospettati di terrorismo. Lo racconta a Ferruccio Pinotti di Sette, il magazine del Corriere della Sera, Carlo Calvi, il figlio di Roberto Calvi, il “banchiere di Dio” misteriosamente “suicidato” a Londra nel 1982.
    Carlo Calvi ha speso 20 milioni di dollari con l’agenzia investigativa americana Kroll per ricostruire i percorsi spesso intrecciati di estremismo nero, banda della Magliana e finanzieri spregiudicati: “A Londra esiste una misteriosa rete, la League of Saint George, che offre ospitalità ai terroristi neri di tutto il mondo. Ha anche un braccio finanziario, il Saint Michael’s the Arcangel Trust, un piccolo quanto ricchissimo gruppo nazista in contatto con personaggi e fondi delle ex SS”.
    Ben 17 dei 19 “neri” accusati o sospettati o condannati per terrorismo all’indomani della strage di Bologna, in gran parte membri dei Nar (Nuclei armati rivoluzionari), trovarono protezione nella capitale inglese. Fra loro ci sono il fondatore e leader di Forza Nuova Roberto Fiore e il defunto “De Gregori nero” Massimo Morsello.
    Denuncia Calvi: “Oltre ad aver creato a poco a poco una rete di mutuo soccorso che è divenuta un piccolo impero economico, questi estremisti di destra avevano rapporti con i servizi segreti inglesi: stando a quanto ci ha riferito la Kroll, Fiore, Morsello e l’altro ex Nar Stefano Tiraboschi avrebbero lavorato per i servizi segreti inglesi [...] I neofascisti italiani erano aiutati anche da National Front”.
    Fiore, sentito da Sette, ha smentito ogni rapporto con gli 007.
    Roberto Fiore con Massimo Morsello manifestano nel 2000 contro il Gay Pride a Roma (Lapresse)
    Roberto Fiore con Massimo Morsello manifestano nel 2000 contro il Gay Pride a Roma (Lapresse)
    Fatto sta che insieme a Morsello, Fiore, pur condannato e braccato dalla giustizia italiana, è riuscito a trovare i finanziamenti per reinventarsi come imprenditore e diventare miliardario in Inghilterra, mettendo su Meeting Point poi evolutasi in Easy London, una struttura tutt’ora in piedi di servizi e accoglienza per chi voleva studiare o lavorare a Londra, che è arrivata a fatturare 10 miliardi di vecchie lire. Con quei soldi ha potuto mettere in piedi Forza Nuova, una volta tornato in Italia. Fiore mantiene ancora ottimi rapporti con l’ultradestra inglese, con personaggi come Nick Griffin, capo del National Front. E non solo: giri di conferenze in Russia e in tutto l’est Europa, corsi formativi per i quadri della nuova destra ungherese.
    La destra neofascista e neonazista scoppia di salute in Europa. Riesce a fare rete e non le mancano mai i capitali per inondare le città di manifesti. A volte riesce anche ad ottenere voti per governare a livello locale. Per esempio, fino a pochi anni fa era inconcepibile che la capitale italiana avesse come sindaco uno che era stato segretario giovanile del Fronte della Gioventù. Ancora meno concepibile che un tale sindaco abbia avuto le contestazioni più dure proprio da destra, in una città dove più organizzazioni di destra estrema – come Forza Nuova, CasaPound e Militia – si contendono il florido mercato della crisi delle ideologie e delle inquietudini prodotte dalla crisi economica.

    FONTE: http://www.blitzquotidiano.it/

martedì 13 marzo 2012

DESAPARECIDOS, OVVERO LA DITTATURA FASCISTA ARGENTINA DEGLI ANNI 70-80 COME MODELLO DEL FUTURO NWO...

La dittatura degli Anni 70-80. L'istituzione dell'Alleanza Anticomunista e delle
squadre paramilitari incaricate di uccidere e rapire gli oppositori del regime
DESAPARECIDOS, CAPITOLO ATROCE
DELLA STORIA ARGENTINA
di Gianni Martinelli

Nelson Martín Cabello Pérez, Gustavo Alejandro Cabezas, Ary Cabrera Prates, Jorge Eliseo Cáceres, Edgar Claudio Cadima Torrez, Eduardo Alberto Cagnola, Ricardo Luis Cagnoni, Italo Américo Cali, Simón Campano, Horacio Raúl Campione, María Silvia Campos, Luis Canfaila, José Antonio Cano, Alberto Canovas Estape, Carlos Hugo Capitman, Julio Cesar Carboni, Alvaro Cardenas, Daniel Hugo Carignano, Laura Estela Carlotto....

I pochi nomi sopra citati dovrebbero al contrario essere circa 30.000
perché questo è il costo in vite umane dell'immane tragedia dei desaparecidos in Argentina. Ma alla
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La Casa Rosada, il palazzo
del potere argentino
sparizione di 30.000 persone si devono aggiungere altre cifre agghiaccianti come l'appropriazione di più di 500 figli di scomparsi, la detenzione di migliaia di attivisti politici e l'esilio di oltre 2 milioni di persone.
Nomi e cifre identificano l'orrore del genocidio subito da un'intera generazione di civili argentini negli anni tra il 1976 e il 1983. Ricordiamo questo orrore perchè compito dello storico è quello di contrastare le attualissime spinte al revisionismo che cercano di nascondere e a volte addirittura di negare quello che in realtà è avvenuto. La portata di questa immane tragedia deve invece emergere in tutta la sua violenza e veridicità per essere anche un monito affinchè simili genocidi non si verifichino mai piu' in nessun luogo.
Come scrive Marco Bechis, regista di "Garage Olimpo" e "Hijos": "la memoria è la capacità di ricordare il passato e riconoscere nel presente tutte le situazioni che gli assomigliano. Quindi serve ad agire oggi e non deve essere solo qualcosa che funziona con 50 anni di ritardo. La memoria è l'unico strumento che può impedire il ripetersi di errori".
La storia dell'Argentina sarà per sempre macchiata dal sangue dei desaparecidos e "Nunca Mas" (Mai più) è il grido che risuona ed esplode da tutte le associazioni mondiali di tutela dei diritti umani e, più in generale, dagli "ultimi cittadini liberi di questa famosa città civile" (come cantava Fabrizio De Andrè nella sua "Domenica delle salme").

La Storia. Per comprendere appieno la tragedia
dei desaparecidos dobbiamo inserirla nel contesto storico che l'ha generata. La nostra analisi non può che partire dunque dalla data del 1 luglio 1974 giorno della morte di Juan Domingo Peron, leader incontrastato della scena politica argentina fin dagli anni 40. Peron venne eletto presidente per la prima volta nel 1946, ed emblematica è la sua rielezione nel 1973 sull'onda di oceaniche manifestazioni popolari, alla veneranda età di 78 anni.
Dopo la sua morte diventa presidente dell'Argentina la sua terza moglie Isabel Perón ma nello sgomento generale e in un clima di smobilitazione prende sempre più piede la figura di López Rega, che crea uno stato di polizia, inaugurando la fase del terrorismo con la formazione dell'Alleanza Anticomunista Argentina (detta Triple A). Nascono bande e organizzazioni paramilitari al servizio del potere politico con il fine di eseguire omicidi e sequestri degli oppositori al regime.
In un clima di sempre maggiore incertezza economica e politica i militari decidono di assumere direttamente il potere rovesciando il governo di Isabelita Perón.

E' il 24 marzo del 1976 e ha inizio in Argentina la dittatura militare con il terribile triumvirato Massera (comandante della Marina), Agosti (comandante dell'Aeronautica) e Videla (comandante dell'esercito e presidente di fatto).
Con il pretesto di effettuare un processo
di riorganizzazione nazionale instaurano il terrorismo di Stato su grande scala. Dichiarano lo stato di assedio abrogando i diritti costituzionali, sospendono le attività politiche e di associazione e chiudono e sequestrano sindacati e giornali.
Per ottenere qualsiasi tipo di informazioni su veri o presunti nemici del regime viene istituzionalizzata la pratica della tortura, praticata in clandestini centri di detenzione nei quali
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Hebe de Bonafini, presidente
delle Madres de Plaza de Mayo
vengono incarcerati i detenuti illegali. Il clima di terrore e paura tra la popolazione viene così accentuato dalle prime sparizioni di persone: è l'inizio del dramma dei desaparecidos.
I militari rimangono al potere fino al 1983 e il motivo della loro caduta va ricercato principalmente nell'insensata azione di guerra promossa nel 1982 dall'allora presidente Galtieri.

Questi facendosi paladino della realizzazione delle tematiche nazionaliste tanto care ai militari decide di occupare le isole "Malvinas" (Falkland), da 150 anni nelle mani degli Inglesi.
Il risultato dell'operazione bellica è disastroso; le truppe argentine sono inesperte, mal equipaggiate e mal alimentate, nascoste in trincee sotto il bombardamento delle superiori forze britanniche subiscono numerosissime perdite umane. Ed è proprio sull'onda di questo altissimo prezzo pagato che l'Argentina inizia il processo di transizione alla democrazia con la destituzione di Galtieri e la salita al potere di Bignone.

In questa ultima fase la dittatura getta le basi per il suo epilogo: i militari particolarmente preoccupati per le possibili conseguenze dei loro atti eliminano gli archivi della repressione clandestina e decretano un autoindulto che li esonera dalla responsabilità per gli atti compiuti durante la dittatura. Nel 1983 i radicali portano alla presidenza Raúl Alfonsín. Il nuovo governo ristabilisce pienamente le libertà democratiche e le garanzie costituzionali tentando, ma riuscendovi solo in parte, di giudicare e condannare i colpevoli dei massacri e delle torture.

Buenos Aires Horror Tour. Massimo Carlotto
nel suo libro "Le irregolari" descrive un viaggio nei luoghi dell'olocausto argentino. Ne emerge una Buenos Aires segnata anche topograficamente dalla tragedia: ogni sua strada, ogni sua piazza, ogni suo angolo porta con sè i segni indelebili dell'orrore.
Il lettore entra insieme all'autore nel pullman della memoria guidato da un reduce della tragedia, per ripercorre insieme a loro i luoghi della vergogna da non dimenticare:
"Numero 5600 di Avenida Rivadavia... il ventinove giugno del 1978 lì dentro hanno sequestrato Jorge Alejandro Segarra" (...)
"Numero 1444 di calle Andonaegui, qui viveva il ventiduenne Eugenio de Cristofaro... lo sequestrarono il 14 settembre de 1976"
Ma la tappa più terribile del Buenos Aires Horror Tour è forse quella dell'ESMA, la terribile Escuela de Mecanica de la Armada. Nei suoi locali la dittatura allestisce uno dei più terribili campi di concentramento nel quale vengono rinchiusi e torturati migliaia di desaparecidos. Si calcola che dentro la scuola morirono circa 5.000 persone.
Per due anni, ogni mercoledì, dalla base militare dell'ESMA, aerei carichi di desaparecidos si levano in volo diretti verso l'oceano; migliaia di persone torturate e narcotizzate vengono lanciate in mare ancora vive. La verità sta lentamente emergendo anche grazie alle confessioni di Adolfo Scilingo, ex capitano della marina militare argentina che ha svolto servizio proprio all'ESMA.
Ecco le terribili parole che rivela al giornalista Horacio Verbitsky:
"Era qualcosa che doveva essere fatto. Non so cosa senta un boia quando deve uccidere... A nessuno piaceva farlo ma era gradevole... Era qualcosa di supremo che si faceva per il paese. Un atto supremo".
Questa breve testimonianza evidenzia il clima di follia e di terrore che regnava in quegli anni in Argentina.
Un clima che fa sorgere spontanea una domanda: ma quanto è lungo questo horror tour? La risposta ce la fornisce lo stesso conducente del pullman: "Non ti basterebbero tutte le notti della tua vita. Buenos Aires non finisce mai".
Il 30 aprile 1977 per la prima volta 14 donne "ingenue, vecchie e molto addolorate" scendono nella Plaza de Mayo di Buenos Aires a chiedere ragione della sparizione dei loro figli; la polizia, chiamandole locas (pazze), tenta di sloggiarle intimando loro di "camminare".
Così, camminando attorno alla piazza, inizia la lunga marcia delle Madres dei desaparecidos davanti alla Casa Rosada, sede della presidenza argentina.
Una marcia attorno all'obelisco simbolo di Buenos Aires con il capo coperto da un fazzoletto bianco e in mano le foto e le immagini dei cari scomparsi.
Una marcia che non si arresta neanche di fronte alla dura repressione militare che uccide Azucena Villaflor, la fondatrice del movimento.
Le Madri non si danno per vinte e ogni giovedì scendono sempre in piazza noncuranti delle manganellate e degli arresti della polizia che cerca ogni volta di disperderle invocando le norme sullo stato d'assedio che proibiscono gli assembramenti non autorizzati.

A chi chiede di accettare la morte senza spiegazioni, le donne cominciano a chiedere "la ricomparsa in vita".
A chi propone di ricercare le tombe, esse rispondono: "Nessuna tomba può contenere un rivoluzionario". Leader del movimento diventa Hebe de Bonafini che così commenta:
"Non vogliamo la lista dei morti, vogliamo i nomi degli assassini. Non vogliamo l'oblìo, perché vogliamo che ciò che è avvenuto non si ripeta mai più. Non dimenticheremo, non perdoneremo.
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Un corteo di figli di desaparecidos
A noi non interessa che i desaparecidos siano ricordati e le madri stimate. Vogliamo che i nostri figli siano imitati. "
Ma le madri non sono sole. Il 5 agosto 1978, giorno dedicato all'infanzia, due giornali pubblicano un appello.

E' quello delle Abuelas (Nonne) di Piazza de Mayo, ed è rivolto alle "coscienze e ai cuori delle persone che detengono i nipotini scomparsi, o li hanno adottati, o sanno dove trovarli". Anche le nonne come le madri urlano con forza che i piccoli scomparsi dopo il golpe devono tornare alle famiglie legittime; è orribile che i bambini vengano cresciuti dalle stesse famiglie che hanno torturato e trucidato i loro genitori legittimi.

Ma anche le nonne si scontrano contro il muro di gomma dei tribunali e dei militari che reagiscono ricordando che i loro figli erano degli "assassini" e quindi non hanno il diritto di allevare i propri nipoti perché li trasformerebbero ugualmente in criminali accaniti.
Dal 1989 è Estela Carlotto la presidente delle Abuelas de Plaza de Mayo. Sua figlia Laura poco prima di venire uccisa le ha rivelato di avere partorito uno splendido bambino che avrebbe voluto chiamare Guido. Riportiamo di seguito alcuni passi della commovente lettera che Estela Carlotto ha inviato al nipote, mai conosciuto, al momento del suo diciottesimo compleanno:
"Caro Guido,
oggi che compi diciotto anni, voglio raccontarti cose che non sai ed esprimerti sentimenti che non conosci. I tuoi nonni appartengono a quella generazione che attribuisce a ogni data un valore speciale e particolare. La nascita di un nipote è una di queste date (...). Oggi stai festeggiando i tuoi diciotto anni sotto un altro nome, accanto a un uomo e una donna che non sono tuo padre e tua madre, ma i tuoi ladroni. Loro neppure immaginano che la tua mente custodisce le ninne nanne e le canzoncine che Laura ti sussurrava, sola nella prigione, mentre tu ti muovevi nel suo ventre. Un giorno ti sveglierai, scoprendo quanto tua mamma ti amò e come tutti noi ti vogliamo bene. (...). Ti sveglierai un giorno da questo incubo, nipote mio, e sarai libero.Con tanto amore, nonna Estela"

Ma anche i figli non dimenticano e si è infatti costituito il gruppo "Hijos" che riunisce molti di quei ragazzi che hanno da poco scoperto la loro vera identità. Attraverso esami del DNA e ricerche accurate e approfondite cercano di rintracciare fratelli e sorelle spariti, cercando di smascherare le famiglie di quei militari che hanno dei figli pur essendo le donne geneticamente sterili. Un bell'esempio di queste indagini ce lo fornisce Marco Bechis nel suo film "Hijos" nel quale una ragazza argentina cerca di rintracciare il presunto fratello rubato e affidato a una famiglia di militari.

Cinema e musica. Documenti angosciosi
del nostro tempo, molti film e molte canzoni denunciano senza indulgenze le crudeltà della tragedia dei desaparecidos, dando voce e cassa di risonanza ad un grido di dolore che non può essere dimenticato.
Nel campo cinematografico ricordiamo il bellissimo e drammatico film di Hector Olivera "La notte delle matite spezzate" (1986) che, ispirandosi a fatti e persone reali, descrive gli arresti, la segregazione e le torture subite da un gruppo di giovani studenti.
I fatti si svolgono a La Plata e la notte degli arresti (settembre 1976) verrà appunto ricordata come la notte delle matite spezzate per ironizzare cinicamente sul corso di studi artistici che stavano seguendo questi ragazzi che mai verranno restituiti alle loro famiglie.
L'unica loro colpa è stata quella di avere richiesto il tesserino liceale in modo da avere prezzi ragionevoli sul caro libri e sull'uso dei mezzi pubblici, ma per i militari è abbastanza per fare scattare la repressione. Il film descrive l'arresto e le torture subite in particolare da sette studenti; le scene girate in carcere sono crude e realistiche con la macchina da presa rasente a muri scrostati e umidi e carrellate continue lungo le sbarre che simbolicamente sembrano testimoniare come l'intera Argentina sia incarcerata. Continui sono gli zoom sui lucchetti delle celle che immobilizzano una generazione il cui unico movimento è ridotto alle voci sussurrate dei ragazzi che bisbigliano da una cella all'altra cercando di farsi coraggio e di non impazzire.

Solo uno di loro, Pablo Diaz, uscirà vivo dall'esperienza, dopo aver scontato 4 anni con l'accusa di essere stato scoperto a distribuire volantini sovversivi, guarda caso proprio nel periodo in cui era già desaparecido... Probabilmente uno degli intenti del film è anche quello di tentare di dare una spiegazione della scelta caduta su Pablo: arrestato fuori dal gruppo e in una situazione successiva, per la logica poliziesca risulta defilato rispetto all'organizzazione e quindi non è pericoloso. "E' stato deciso che tu viva, ti porteremo fuori di qui: a patto di dimenticare tutto quello che hai visto, tu non sei mai stato qui": desapariciòn fisica, mentale, psicologica.
Nella cinematografia italiana ricordiamo invece gli altrettanto struggenti ed emozionanti film di Marco Bechis "Garage Olimpo" (1999) e "Hijos" (2001). In "Garage Olimpo" si racconta la storia di una ragazza, Maria, militante in un'organizzazione che si oppone al regime dittatoriale
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Laura Carlotto, sparita nelle carceri
della polizia politica
argentino. Una mattina le milizie la rapiscono sotto gli occhi della madre per portarla in uno dei numerosi luoghi di tortura nascosti a Buenos Aires: il garage Olimpo. Qui subisce interrogatori, torture e violenze di ogni tipo fino al tragico epilogo.
Il secondo film "Hijos/Figli" è la continuazione naturale di "Garage Olimpo". È la storia dei figli dei desaparecidos, nati nei campi di concentramento e adottati illegalmente da famiglie di militari che non ne potevano avere.
Quei bambini sono oggi uomini e donne che non sanno di essere figli di desaparecidos, non sanno che le persone con cui sono cresciuti sono state molto spesso le responsabili dirette della morte dei loro veri genitori.

Il film racconta la storia di due gemelli Rosa e Javier che vengono separati alla nascita grazie alla levatrice che per salvare almeno la piccola è costretta a fingere di aver fatto nascere il solo maschietto che viene rubato da una coppia di militari in procinto di trasferirsi in Italia. Vent'anni dopo, da Buenos Aires, Rosa inizia a cercare il fratello e riesce tramite internet a contattarlo a Milano dove decide di incontrarlo. I due ragazzi inizieranno ora a scoprirsi tra le paure di una e le diffidenze dell'altro.
Oltre al cinema anche la musica si è più volte ispirata al dramma dei desaparecidos e molti cantanti hanno tentato di rappresentare in musica e parole questa immane tragedia. Citiamo ad esempio Manu Chao e Sting tra gli interpreti stranieri con te le canzoni "Desaparecidos" e " They dance alone" mentre in campo italiano ricordiamo i Nomadi con "Canzone per i desaparecidos" e Paola Turci con "Bambini".

I mondiali del disonore. Nel 1978
fu disputata in Argentina l'edizione più drammatica e infame dei campionati mondiali di calcio. Nonostante i governi di mezzo mondo e le autorità del calcio fossero al corrente dei crimini tremendi che venivano commessi nell'Argentina sotto la dittatura militare, venne fatta la scelta vile di recarsi ugualmente a disputare quella che doveva essere una grande festa sportiva per il mondo intero.
Disputare ugualmente quel torneo fu una grande occasione persa per emarginare un regime criminale e denunciare fatti di infinita gravità e si trasformò al contrario in un autentico regalo alla dittatura (e ai suoi protettori e padrini internazionali) che ebbero dal resto del mondo una sorta di riconoscimento formale del regime.
Anche grazie alla vittoria annunciata della squadra argentina strafavorita da arbitraggi e inganni, i campionati del mondo vennero usati da Videla e Massera per distogliere l'attenzione di un popolo terrorizzato dalla tragica realtà e per cercare di dare al mondo intero una immagine di normalità.
Ingenti furono i costi della manifestazione, il tutto "perché si diffondesse ai quattro venti il sorriso di un paese felice sotto la tutela dei militari" come riporta Eduardo Galeano.
Ma contemporaneamente allo svolgersi del Mondiale continuavano i piani di sterminio delle alte cariche tanto che, proprio nel periodo della manifestazione calcistica, in Argentina la repressione toccò il suo culmine e con essa il numero dei rapimenti e degli assassinii.

In pratica i boati del tifo argentino ai goal di Mario Kempes nascondevano il rumore degli aerei della morte che sorvolavano gli stadi trasportando i desaparecidos pronti per essere gettati ancora vivi in mare
Ma le autorità non si curavano di questo e numerose furono le esternazioni di ringraziamento al regime militare. Il presidente della FIFA Havelange parlando davanti alle telecamere delle televisioni osservava: "Finalmente il mondo può vedere l'immagine vera dell'Argentina". Henry Kissinger, ospite d'onore della manifestazione, dichiarava: "Questo paese ha un grande futuro, a tutti i livelli".
L'unico gesto dignitoso lo compirono i giocatori olandesi sconfitti in finale dai padroni di casa: al momento di ricevere il trofeo si rifiutarono di salutare i capi della dittatura.
BIBLIOGRAFIA
  • Argentina 1976-2001. Filmare la violenza sotterranea. Con due sceneggiature scritte con Lara Frender: Garage Olimpo e Figli/Hijos, di Marco Bechis - Ubulibri, Milano 2001
  • Desaparecidos. La sentenza italiana contro i militari argentini, a cura di G. Miglioli - Il Manifesto Libri, Roma 2001
  • Il volo, di Horacio Verbitsky - Feltrinelli, Milano 1996
  • In Sudamerica, di Italo Moretti - Sperling & Kupfer, Milano 2000
  • Le irregolari,
  • di Massimo Carlotto- Edizioni E/O, Roma 1998
  • Non piangere Argentina, a cura di Maurizio Chierici - l'Unità Edizioni, Roma 2003
  • Splendori e miserie del gioco del calcio, di Eduardo Galeano- Sperling & Kupfer Editori, Milano 1995
  • Storia dell'età moderna e contempoanea. Volume terzo 1945-1990, di Massimo L. Salvadori - Loescher, Torino 1990
  • Un continente desaparecido, di Gianni Minà - Sperling & Kupfer, Milano 1995

lunedì 5 marzo 2012

NOME IN CODICE: "LUDWIG", OVVERO LA CURA "LUDOVICO"... PART 2°



La cura LUDOVICO, 0 se preferite il trattamento LUDWIG, mi ha sempre incuriosito fin dalla prima volta che lo vidi rappresentato nel film ARANCIA MECCANICA, dove lo stesso Kubrick giocava con l'omonimia del più noto compositore tedesco, fonte di ispirazione nel film del protagonista Alex il Drugo e contrappasso dantesco nella storia e nelle vicende del personaggio.Il lavaggio mentale che Alex subisce "volontariamente" nel film è ovviamente ribaltato nello scopo che persegue, essendo "riabilitativo" ma nel metodo deprecabile, mentre nella realtà è molto peggio e talvolta serve a forgiare schiavi sessuali, candidati manciuriani e "guerrieri apocalittici" utili per fini terroristici e politici...
Nella realtà viene chiamato MK-ULTRA e rappresentò un progetto della C.I.A. insieme all'avanguardia psichiatrica, su commissione della massoneria NERA. 
Nato intorno agli anni 50, prosecuzione logica degli esperimenti di un certo MENGHELE elaborati durante il nazismo e portati avanti dagli americani in funzione di apparente contrapposizione con il blocco comunista, fu in realtà arma di controllo di massa, plagio e rafforzamento della propaganda utile al consolidamento del sistema, o ancor peggio ATANOR controiniziatico atto a forgiare folli killer seriali più o meno consapevoli, come per esempio MANSON e la sua setta...

Controllo mentale, arma di distrazione di massa, usata dal sistema su diversi piani logistici e differenti livelli di CURA, a secondo del bisogno e del momento storico, arma implementata per arricchire la strategia della tensione del FATTORE X, quello mentale.
LUDWIG, nome in codice germanico non a caso, nome che richiama per assonanza le sue "origini naziste", ma forse ancora più antiche se volessimo ulteriormente approfondire la questione, nome che Kubrick ha rimarcato con ambivalenza per tutto il film, nome che richiama appunto il progetto MK-ULTRA...
Nome che fu sigla di estrema destra di un apparente gruppo di killer seriali, fanatici seguaci hitleriani, DUO criminale che si macchiò di 10 efferati delitti e di una tentata strage in una discoteca.
Sigla e firma che voleva richiamare in codice criptato la CURA LUDOVICO, ovvero cosa rappresentasse nella realtà celata all'opinione pubblica, codice miitare...

La fine degli anni 70 fu costellata di attentati di stato, stragi ed omicidi politici, mentre su un livello quotidiano più da cronaca nera, vide il sorgere dei primi omicidi rituali mediatici, all'epoca quasi sempre eseguiti da fanatici estremisti di destra, come nel caso dei MOSTRI DEL CIRCEO ed il duo LUDWIG...
Entrambi i livelli alimentavano la strategia della tensione, ma il secondo andava a minare la sicurezza del cittadino ignaro, forse ancora più del primo, nella sua intimità casalinga, perchè il fattore politico era meno marcato a livello mediatico rispetto al terrorismo nero o rosso e quindi veniva percepito come più liquido ed evanescente, poteva riguardare veramente tutti...
Un pò come accadde per i fratelli SAVI, che colpivano senza una ragione ed un bersaglio preciso, ma in fondo era quello il LORO compito, spaventare, destabilizzare, creare paura...
Il laboratorio della paura ai tempi di LUDWIG, fu incarnato da WOLFGANG ABEL e MARCO FURLAN, e secondo testimonianze di pentiti della mafia del Brenta, ma anche seguendo il filo logico delle appartenenze culturali dei due soggetti, rappresentò una delle tante cellule dell'estremismo nero di ORDINE NUOVO, creazione sionista ed atlantista in funzione terroristica per la stabilizzazione del potere costituito, cane da guardia del capitale contro ogni rigurgito filocomunista o democratico...
Non furono i soli ad essere strumentalizzati e plagiati e non saranno certo gli ultimi, infatti oltre ad i SAVI (di Sion???), possiamo fare esempi odierni similari accaduti, sia in Norvegia con l'attentatore di OSLO, cooptato dalla massoneria nera di San Giovanni, infarcito di deliri nazistoidi di pulizia etnica e sociale, simili a quelli dei LUDWIG, che in Italia a Firenze, con lo stragista di Senegalesi, anche lui in odor di occultismo e mondo magico,  mondo caro al Pantheon culturale ed all'immaginario della destra esoterica...

E' incredibile come i LORO mandanti, riescano a replicare sempre le stesse dinamiche operative e le stesse storie, più o meno aggiornate, ma sempre terribilmente identiche nella firma e nel modus operandi...
Da un lato abbiamo psicopatici, folli invasati, o semplicemente persone malate e fragili da manovrare, immersi in un brodo primordiale di mitologia nordica e fiabe nere, dall'altro abbiamo i soliti e noti servizi deviati e soci che plasmano queste creature, favorendoli con alte protezioni, soldi, talvolta documenti falsi ed eventuali depistaggi in sedi processuali.
E' chiaro, da un'analisi più attenta, che LUDWIG facesse parte della strategia della tensione, come è chiaro che il duo fosse stato addescato da gruppi terroristici più importanti e cooptato proprio in virtù delle caratteristiche psicologiche e culturali che presentavano i membri...
Due cavie perfette, consapevoli o meno, di essere un piccolo ingranaggio di una macchina ben più grande, di una sovrastruttura militare che operava nel terrore da decenni, due cani sciolti che servirono come capri espiatori, carnefici e vittime al tempo stesso, magari pure estranei ad alcuni delitti che gli sono stati attribuiti, magari colpevoli od innocenti in toto; cambia poco a questo punto chi furono gli esecutori finali, se il duo o direttamente i LORO capi...

Nei killer seriali nati e cresciuti a pane e nazismo, come lo stesso Manson, possiamo notare un profilo psicologico folle e punitivo, ma anche autopunitivo; quali migliori burattini da manovrare possono rappresentare questi individui malati???
Sono i soggetti perfetti per una bella CURA LUDOVICO, un bel MK-ULTRA, o semplicemente per essere plagiati ed indotti a fare o CREDERE DI FARE determinati delitti, come fu per il LUPO GRIGIO ALI' AGCA, sempre di estrema destra, quando pensò di aver sparato al Papa, o dell'attentatore di Kennedy, usati entrambi per recitare inconsapevolmente il ruolo di finti attentatori e  veri capri espiatori, personaggi con uno sguardo perso nel vuoto, chiusi nel loro guscio ipnotico di persone che non possono rivelare l'arcano perchè verrebbero terminati immediatamente, confusi e ricattati, ambigui e contradditori...
La casa dei LUDWIG, che nella antica lingua germanica significa guerriero impavido e coraggioso, fu quella Verona degli anni 70 tanto cara alla destra estrema, ma anche Bologna dove vivevano chi li copriva e nutriva a livello economico ed attraverso coperture segrete, città cara anche ad ORDINE NUOVO, punto strategico e base logistica del nord-est italico, roccaforte di un certo humus culturale che vide la nascita ed il passaggio di tanti terroristi neri del tempo, officina perfetta per nuovi adepti del culto...

Il lupo/WOLFGANG ed il suo compare FURlan negli anni di detenzione, hanno sciolto quel legame morboso "omosessuale" represso, tipico di quell'ambiente di provenienza, ma soprattutto hanno tradito anche quel sodalizio criminale ed amicale, iniziando a dare versioni differenti sui fatti...
Il primo continua a proclamarsi innocente e considera l'essere stati colti in flagrante mentre volevano bruciare una discoteca, come una ragazzata giovanile, ma precisa la loro completa estraneità a tutti i delitti, il secondo pare invece che abbia ammesso le sue colpe, ma forse solo in vista di una scarcerazione anticipata o sconto di pena magari precedentemente accordato...
Io, ho ovviamente considerato l'ipotesi che LUDWIG sia uno specchietto per le allodole come spesso ne abbiamo visti e ne vediamo oggi per i delitti rituali e mediatici, mi piacerebbe sentire la loro voce direttamente dal vivo per capire se mentono o sono sinceri, se sono colpevoli in parte od in toto...
LUDWIG fu una pagina inquietante della storia italiana, dimenticata dai media e nascosta nell'armadio insieme ad altri scheletri forse più noti, rappresentò il MALE ASSOLUTO a livello morale perchè andava a colpire poveri cristi senza colpa ed indifesi, incarnato da due giovani BENE, che interpretavano il MALE, due studenti agiati alto-borghesi che dietro ad ideologie da malati cronici, nascondevano le loro paure e debolezze, la loro disarmante confusione mentale...
Aiutati in questo processo mentale dalla famigerata CURA LUDOVICO???

Parola d'ordine, FIDELIO...!!!









giovedì 1 marzo 2012

NOME IN CODICE: "LUDWIG", OVVERO LA CURA "LUDOVICO"... PART 1°


VENEZIA – I palazzi di corte Canal, a pochi passi dalla Stazione centrale, catturano il sole di febbraio e ne spengono repentinamente l’intensità. “Qui è dove è stato ucciso Claudio Costa” dice Monica Zornetta, giornalista e autrice di diversi saggi tra cui il recente “Ludwig. Storie di fuoco, sangue e follia”, indicando il civico 656. Era la notte del 12 dicembre 1979.
La signora Gemma Lis Schiocchet sente delle grida provenienti dalla strada e si affaccia alla finestra. Claudio Costa – un giovane veneziano che, scrive Zornetta, “non disdegna di fumare hashish” – è ripetutamente sbattuto contro il muro da due giovani e crolla a terra.
Gli aggressori tirano fuori dalle tasche delle giacche due coltelli e cominciano ad affondare le lame nel corpo di Costa, che muore sotto una pioggia di fendenti. In un primo momento, gli inquirenti seguono la pista del “regolamento di conti tra tossici” e arrestano due amici della vittima, Gianni Zanata e Salvatore Sedda. Sembra un caso di cronaca locale come tanti altri.

Nel novembre del 1980 cambia tutto. Nella redazione di Mestre de Il Gazzettino arriva una busta, spedita da Bologna, che contiene un lungo volantino scritto con caratteri pseudo-runici e sormontato da simboli nazisti: l’aquila del Terzo Reich, una svastica e il motto “Gott mit uns”.
In esso “l’organizzazione Ludwig” si assume la responsabilità per le uccisioni di Guerrino Spinelli (Verona, agosto 1977), Luciano Stefanato (Padova, dicembre 1978) ed infine Claudio Costa.
È la prima volta che compare quello strano nome. Non sarà l’ultima. Ludwig porta avanti una crociata contro omosessuali, tossicodipendenti, barboni e preti attraverso martelli e armi da taglio.
Vuole “purificare” una società malata incendiando cinema a luci rosse, club e discoteche.
Agisce principalmente nel nordest ma compie azioni anche all’estero, in Germania.
E rivendica ogni cosa spedendo volantini ai quotidiani. “La nostra fede è nazismo, la nostra giustizia è morte, la nostra democrazia è sterminio”, si legge in uno di questi.

La domenica pomeriggio del 4 marzo 1984 vengono arrestati Wolfgang Abel, cittadino tedesco residente da molti anni a Verona e laureato in matematica con lode, e Marco Furlan, veronese laureando in fisica. Entrambi di buona famiglia: il padre di Abel è un manager di una grossa compagnia assicurativa tedesca; quello di Furlan il primario di chirurgia plastica al Centro grandi ustionati dell’Ospedale civile maggiore di Borgo Trento. I due, bloccati dai buttafuori e subito consegnati alla polizia, stavano cercando di appiccare il fuoco alla discoteca Melamara di Castiglione delle Stiviere (Mantova), al cui interno si trovavano circa quattrocento ragazzi.
Per la giustizia italiana, Ludwig è il risultato dell’equazione Abel-Furlan.
La sentenza di primo grado (10 febbraio 1987), attribuisce loro 10 omicidi e li condanna a 30 anni di reclusione, riconoscendo anche il vizio parziale di mente. Il 10 aprile del 1990 i giudici d’appello riducono la pena a 27 anni. L’11 febbraio del 1991 la Corte di Cassazione conferma la sentenza d’appello. Tra indulti e sconti, il 12 novembre 2010 Marco Furlan, che tra il 1991 e il 1995 era stato latitante, viene rimesso in completa libertà. Wolfgang Abel, invece, è tuttora in libertà vigilata perché considerato “soggetto socialmente pericoloso”.
Dopo molti anni di silenzio, Ludwig è tornato ad apparire nelle cronache. Il 12 febbraio il quotidiano di Verona L’Arena ha riportato che l’ex membro di Ordine Nuovo Giampaolo Stimamiglio avrebbe riferito ai carabinieri del Ros l’esistenza di “legami tra l’eversione nera veronese e i delitti della sigla neonazista”. In particolare, Stimamiglio ha fatto il nome di Marco Toffaloni (nato a Verona il 2 giugno del 1957 e soprannominato “Tomaten”), un militante di estrema destra “molto vicino”, se non organico, al gruppo Ludwig.
In un’intervista al Corriere di Brescia del 18 febbraio, inoltre, l’ex ordinovista ha dichiarato che Ludwig “è una formazione di qualche anno posteriore a Piazza della Loggia” e che “è evidente a chiunque che Furlan e Abel, da soli, non possono aver commesso tutte quelle azioni”. Anche a Monica Zornetta, da sempre incuriosita dalla vicenda, sembra improbabile che i due avessero agito in solitaria: “A me è subito sembrato molto strano che gli autori di tutti quei crimini fossero soltanto questi due ragazzi della buona borghesia veronese”.

La Privata Repubblica – Ci sono solo Abel e Furlan dietro Ludwig?
Monica Zornetta – Secondo me no. Loro sono solo gli ultimi anelli di una catena molto pesante che è rimasta protetta fino ad oggi. Probabilmente hanno commesso i delitti che gli sono stati attribuiti, e sicuramente sono stati gli autori di quella tentata strage alla discoteca Melamara. Io credo che Ludwig non siano solo Marco e Wolfgang, ma che sia una vera e propria organizzazione i cui componenti – o almeno uno dei componenti, a quanto pare – possono essere legati a fatti molti più grandi che hanno interessato il Paese come, per esempio, la strage di Piazza della Loggia.

Il 14 febbraio è iniziato il processo d’appello a Brescia.
C’è stata una fuga di notizie pochi giorni prima in cui si parla della possibile presenza di una persona, forse anche di un autore della strage, e si fa il nome di Marco Toffaloni, di cui anch’io parlo nel libro. Quest’ultimo, secondo le rivelazioni fatte dal pentito Giampaolo Stimamiglio, che era già stato sentito nell’ambito di altre inchieste sulle stragi, potrebbe essere stato presente a Brescia. All’epoca era ancora minorenne e di questo, infatti, ha cominciato a occuparsene il tribunale per i minori di Brescia. Finalmente si sta dando luce alla pista veronese, che credo possa essere quella giusta. Addirittura, sembra che l’aspirazione dell’attentato di Brescia fosse quella di ammazzare centinaia di persone, e di ferirne poche. Una dimostrazione in grandissimo stile.

Nel libro parli delle “Ronde Pirogene Antidemocratiche”. Di cosa si tratta?
Le Ronde Pirogene Antidemocratiche sono state un’organizzazione attiva a Bologna formata da soggetti bolognesi e un paio di veronesi, fra cui tale Curzio Vivarelli e, ancora, Marco Toffaloni. Anche loro ricorrevano al fuoco per “purificare” una società sbandata, che seguiva dei “valori” che non corrispondevano a quelli della loro società ideale. Bruciavano biciclette, auto abbandonate e case lasciate all’incuria. Il punto principale del loro programma era l’uccisione dei cosiddetti subumani, gli Untermenschen, che era anche un punto del programma di Ludwig.
Quindi si può dire che ci sia una sorta di comunanza ideologica tra le Ronde e Ludwig?
Sì. Delle Ronde Pirogene esistono degli atti, successivi però all’arresto di Abel e Furlan, in cui si parla di un’altra organizzazione chiamata “Nuclei Sconvolti per Sovversione Urbana”. Anche questo gruppo seguiva il punto programmatico di dare fuoco e ammazzare soggetti che a loro avviso non meritavano di vivere.
Che tipo di rapporto legava Abel e Furlan?
È emersa un’amicizia malata, molto morbosa, in cui l’uno dipendeva dall’altro. Sono interessanti gli esiti a cui sono giunte le due perizie psichiatriche, poiché si sconfessano a vicenda.
In primo grado, quando la perizia era stata affidata a due professori bolognesi, è risultato che questa folie à deux fosse gestita dallo stesso Abel, personaggio ritenuto carismatico, duro e forte, con convinzioni naziste molto radicate, che condizionava e sottometteva l’amico Marco Furlan, di un anno più giovane.
La relazione è stata però modificata dalla perizia di secondo grado, quando in appello il team guidato dal professor Francesco Introna (medico legale di Padova) non ha riconosciuto l’esistenza di una folie à deux così duratura e ha stabilito che al momento dell’arresto al Melamara i due erano perfettamente capaci di intendere e di volere. Bisognava quindi andare un po’ a ritroso per individuare i germi di questa semi-infermità. È singolare che Silvano Maritan, ex malavitoso del Brenta e compagno di cella di Wolfgang Abel che ha pure conosciuto Marco Furlan durante la loro prima detenzione, raccontasse invece che la personalità più forte fosse quella di Furlan, e che addirittura Abel non aprisse bocca se prima non aveva il placet dell’amico. Anche la famiglia di Abel considerava dominante Furlan, e non vedeva di buon occhio questa frequentazione, dal momento che pensava che il proprio figlio fosse un po’ succube dell’altro soggetto.

In quale contesto politico e sociale sono maturati i delitti di Ludwig?
In un contesto particolarissimo. Verona è una città unica sotto il profilo politico, sociale e culturale. Erano gli anni della strategia della tensione, del mondo diviso in due blocchi contrapposti.
La frangia ordinovista veronese era fortissima, c’era anche il progetto militare-sovversivo della Rosa dei Venti, il ruolo dei Nuclei di Difesa della Stato – tutti progetti tesi a una sollevazione degli anticomunisti nel caso di un’invasione comunista da Est.
È interessante ricordare che le famiglie borghesi di Verona avevano già messo in preventivo la possibilità di “raggiungere le montagne”, cioè iniziare una lotta armata in qualità di partigiani “neri”. Erano veramente disposti a tutto, e la violenza era un’eventualità tutt’altro che esclusa. Wolfgang e Furlan respiravano quest’aria e non credevano assolutamente nella rivoluzione rossa.
Erano più vicini a quel tipo di mentalità e cultura.

I volantini di rivendicazione di Ludwig si rifanno, anche graficamente, all’ideologia nazista. Eppure, nell’ordinanza di rinvio a giudizio, il giudice Mario Sannite ha scritto che il nazismo sarebbe stato solo una facciata dietro la quale emergerebbe il mito dell’uomo ariano “che dardeggia verso il crepuscolo dell’umanità e degli dèi per creare un ordine nuovo”.
Sannite probabilmente ha caricato tanto la sua istruttoria con questo significato, però ci ha colto.
Il livello occulto di Ordine Nuovo veronese, soprattutto quella frangia cui appartenevano loro e altri soggetti, si dedicava a pratiche esoteriche (tra cui la “magia sessuale”) e ad un certo tipo di destra legato al cattolicesimo tradizionalista, fortissimo a Verona.
Forse gli ordinovisti alla Pino Rauti non avrebbero approvato questo tipo di concezione.
C’era sicuramente un richiamo al nazismo, però ammantato di altre idee.
Oltre ai simboli, loro usano parole come “nazismo” e “sterminio”, ma al contempo scrivono frasi come “all’Eros [il cinema a luci rosse di Milano dato alle fiamme il 14 maggio 1983, nda] non si scopa più” o “rogo dei cazzi”, temi forti che dubito si rifacciano direttamente al nazismo.
Dal punto di vista dell’analisi criminale, si può parlare di caso classico di coppia assassina. Ma il caso Ludwig è anche uno dei più particolari.
È un caso classico perché non è stata l’unica coppia criminale ad aver agito in Italia.
Solitamente, però, ci sono un uomo e una donna. In questo caso, invece, ci sono due uomini: un aspetto abbastanza singolare. Il loro è stato principalmente un rapporto d’amicizia molto intenso e morboso ma che probabilmente celava un sentimento. E questo sentimento ho potuto verificarlo quando Abel, a seguito della fuga di Furlan a Creta, dice di essersi sentito tradito. Tradito non solo in questa occasione: in tutta la vita.

Ludwig potrebbe ricadere sotto il profilo del serial killer “missionario”, ovvero un “angelo vendicatore” con una precisa missione. Mesi fa, un collegio di periti psichiatrici ha stabilito l’infermità mentale dell’estremista di destra norvegese Anders Breivik. Data la tua familiarità con gli atti di Ludwig, qual è il confine tra fanatismo politico e follia omicida?
È un confine labilissimo. I periti in primo grado parlavano di delirio, ma in realtà il delirio non c’è mai stato. C’è stato un episodio psicotico di delirio riferibile al solo Abel, in epoca posteriore, quando era stato ricoverato a Padova. Il fanatismo presuppone più una lucidità, o meglio una non-infermità mentale. Breivik, a differenza loro, lo farei più rientrare nella figura dello spree killer, ovvero il soggetto che colpisce ad una distanza ravvicinatissima di tempo.
Il tempo che utilizza un serial killer per uccidere è invece molto più dilatato e, a mano a mano che il lasso temporale si accorcia, il delitto diventa sempre più efferato. Il punto è che le perizie sono sempre molto contestate, e possono anche costituire un espediente per abbassare la punibilità dei soggetti.
Per il libro ho voluto interpellare il professor Angelozzi, che non conosceva in dettaglio la situazione. Lui contesta la soluzione originale, ma non incredibile, a cui era giunto il team di Introna, e dice che Abel e Furlan vanno semplicemente considerati dei criminali, non dei malati di mente.
Nel 1991 Marco Furlan, in soggiorno obbligato a Casale di Scodosia (Padova), prende la sua bicicletta e sparisce. Verrà ritrovato del tutto casualmente nel 1995, a Creta. Cos’ha di strano questa latitanza?
Furlan è una persona che ha sempre amato camminare e fare lunghi giri in bicicletta.
Poco prima che la Corte di Cassazione pronunciasse la sentenza definitiva, Furlan sparisce all’improvviso. È curioso che i suoi avvocati dell’epoca, Piero Longo e Niccolò Ghedini, si ostinassero a dire che il loro assistito era morto. Si arriva a catturare questo latitante quattro anni dopo, solamente grazie alla perspicacia di una famiglia veronese che nota un’inquietante somiglianza tra Marco Furlan e un impiegato di un’agenzia che noleggia auto all’interno dell’aeroporto di Iraklion. Durante la latitanza, la sicurezza di Furlan si è rivelata strafottente e arrogante.
Dice di essere fuggito da solo, di aver attraversato il confine nord-orientale, di essere penetrato nella Jugoslavia (a quel tempo sconvolta dalla guerra) e di essere arrivato in Grecia.
Qui ha cominciato a lavorare facendo l’insegnante di italiano e la guida turistica, quindi anche a turisti italiani.
Il massimo della sfida che inconsciamente ha voluto lanciare alle autorità è stato quello di mettersi a fare l’impiegato in questa agenzia di noleggio in un aeroporto in cui ogni giorno ci sono due voli da e per Verona. Dopo l’arresto, la Criminalpol scopre che all’interno dell’armadio dell’appartamento in cui stava Furlan c’erano 50 milioni in valute diverse.
Chi glieli ha dati? In principio si diceva il padre, ma sembra veramente impossibile. È più probabile che abbia goduto di appoggi internazionali, per esempio dell’estrema destra ellenica, che in passato aveva già ospitato molti soggetti di Avanguardia Nazionale, Ordine Nuovo e altre organizzazioni neofasciste.

Abel si è sempre dichiarato innocente. In una sua apparizione a Porta a Porta di due anni fa ha dichiarato che alle autorità italiane “fa comodo che Ludwig sia un cittadino tedesco” e si è detto convinto che non ci sia l’interesse a “chiarire il caso”.
C’è qualche seme di verità in quello che dice Abel. Credo che sia stata poca volontà di fare chiarezza. All’epoca, infatti, le autorità erano impegnate a risolvere cose ben più importanti.
C’era stato il sequestro Dozier nel 1981, molti sindacalisti venivano ammazzati dalle Brigate Rosse, i giornalisti erano gambizzati, c’erano le stragi. Il caso Ludwig è stato chiuso così, con due “pazzi” esaltati della buona borghesia veronese. Se al tempo si fosse approfondito di più, sicuramente questo mistero sarebbe in parte svelato. Ha fatto comodo, in un certo senso, dare la colpa ad un cittadino tedesco. Se osserviamo come sono andate le cose possiamo dire che Abel non ha tutti i torti.
Chi è fuggito è stato Furlan, il veronese, che oggi è fuori ed è considerato una persona innocua.
Va sempre ricordato che con dieci omicidi attribuiti ha scontato solo 16 anni.
Verso la fine del libro scrivi che “agli occhi degli italiani Furlan e Abel sono due enigmi insoluti che odorano pesantemente di zolfo”. Cosa è stato veramente Ludwig?
In realtà non si è ancora capito cosa sia stato veramente Ludwig.
Si è voluto che Ludwig fosse questa meteora criminale formata da due ragazzi squilibrati, magari insoddisfatti dalla vita che facevano, esaltati da mille idee di sterminio e morte.
Ludwig però è stato qualcosa di diverso, molto più di “un serial killer che erano due”, come ha scritto lo psichiatra Francesco Introna. Secondo me è stata un’organizzazione.
Resta da vedere se si aprirà un’inchiesta, e se qualcuno legato a loro ha davvero fatto parte dell’altro mistero legato alla strage di Brescia.

FONTE: di BLICERO (SITO)