mercoledì 28 settembre 2016

YARA E LA MAGGIORANZA SILENZIOSA IN ASTINENZA DA ROGO...


E' SEMPRE E SOLO COLPA DELLA MAGGIORANZA SILENZIOSA IN ASTINENZA DA ROGO...
cit.
"Il DNA nucleare si puo' separare dal DNA mitocondriale SOLO in laboratorio!"
cit.

Sul corpo di YARA era presente quasi esclusivamente il suo DNA mitocondriale.
L’analisi mitocondriale del campione misto ritrovato sugli slip della ragazzina, effettuata dai RIS di Parma, evidenzia una «componente maggioritaria» riferibile a Yara e una minoritaria di «difficile interpretazione». In parole povere, il profilo mitocondriale di Yara potrebbe aver «coperto» quello di «Ignoto 1». Le nuove analisi sembrano infatti indicare che il DNA mitocondriale, presente nei campioni non sarebbe riconducibile a quello di Bossetti, a differenza di quello nucleare che corrisponde invece al 99% con quello dell’uomo. 
Se per la procura i nuovi risultati non sarebbero particolarmente rilevanti, perché i dati sul DNA nucleare rimangono certi, i suoi avvocati sono ovviamente di opinione opposta e avrebbero annunciato una nuova richiesta di scarcerazione basata sull’inaffidabilità delle prove a suo carico.
Non solo, sul corpo di YARA sono stati rilevati diversi DNA nucleari appartenenti a più profili, ma questo non è stato mai tenuto in considerazione in sede processuale.
Il corpo inizialmente non era nel campo RC, dove invece è stato trovato successivamente, l'Unità cinofila, in quei 3.000 metri quadrati non avevano visto proprio nulla.
Fu ritrovato magicamente dopo da un passante, evidentemente più abile di un intero corpo speciale...
Vi sembra tutto ciò plausibile???
Non si trattava di trovare il cadavere in mezzo a calanchi e crepacci, ma in un campo di sterpaglie, piatto come un'ostia.
Quindi, logica vuole che il corpo sia stato messo in un secondo momento, e quindi uccisa altrove, non essendoci neanche tracce di sangue vicino al cadavere e nella zona circostante, e sul corpo della ragazzina siano state successivamente riposte tracce di DNA nucleare riconducibili a Bossetti, da coloro che volevano creare un capro espiatorio ed avevano accesso ai laboratori, per coprire altri colpevoli ed occultare la ragione per cui è stato fatto questo delitto rituale.
Vi sembra plausibile che siano stati spediti sms post-mortem e sia stata lasciata la sim card ed il telefonino negli abiti di YARA in un punto del campo incolto, tracciato inutilmente e precedentemente dalle forze dell'ordine??? 
Volevano proprio farlo ritrovare quel cellulare in quel dato momento???
Non vado a scomodare i simboli esoterici ritrovati nella schiena fatti con un pugnale, non voglio neanche scomodare il taglio alla gola, inferto in maniera professionale come primo colpo sulla giovane vittima, tipico di certi ambienti, preferisco stare su di un piano comprensibile ed accettabile da tutti, che poi ci chiamano complottisti e storcono il naso...


Non solo, il marocchino inizialmente fermato da un'operazione in stile SWAT, sulla nave mentre tornava nel suo paese e, successivamente rilasciato perché ritenuto innocente, non è stato ascoltato in maniera esaustiva e non gli sono state chieste spiegazioni reali su quella strana telefonata che fece alla sua compagna.
Nell'intercettazione lui affermava di aver visto nel cantiere particolari dell'omicidio, mentre all'epoca fu solo strumentalmente veicolata la frase "ALLAH MI PERDONI", riferita non si capisce bene a cosa.
Inizialmente la telefonata fu occultata anche alla stampa, ma successivamente qualcosa fu fatto trapelare, trovando conferma in sede ufficiale anche da parte dei traduttori.
Questa incredibile e fondamentale PROVA non è stata volutamente considerata dai magistrati, nonostante diversi giornalisti avessero chiesto le motivazioni di questo atto così scellerato.
In sintesi è stato risposto dagli inquirenti che la telefonata sarebbe una STUPIDATA, e che la frase non avrebbe nessuna rilevanza penale in sede processuale.
Fatemi capire, prima inseguono il lavoratore marocchino che sta andando in ferie o scappando, come poi nei fatti è successo, perché testimone scomodo di un fatto che ha dichiarato di aver visto, ma poi la stessa intercettazione che prima aveva mosso l'intero apparato di polizia, viene ridicolizzata e occultata...
Ma se fosse una storia di un film, gli stessi INGENUISTI che credono alla colpevolezza di BOSSETTI, si incazzerebbero per tutte queste strane incongruenze, sicuramente direbbero: "MA DAI, è incredibile che non utilizzino questa prova, saranno per caso coinvolti altri personaggi, dato che coprono platealmente prove così importanti???
Che film di merda..."

Questo direbbero, mentre caricano il dvd di STAR TREK ultima serie, per sublimare con un fantasy la cruda realtà e quello che il loro inconscio non osa far emergere a galla.

Perché occultare tante prove???
Per la semplice ragione che si doveva creare una vittima sacrificale, come spesso accade, per coprire altro.
Il furgone bianco fatto vedere a reti unificate, usato come prova inconfutabile della colpevolezza di Bossetti, mandato in onda ad intermittenza per lobotomizzare i nostri cari utenti televisivi, è stato poi stabilito non essere il suo, o almeno sembra ci siano dubbi, dato che il video integrale riprende decine di furgoni simili...
Svegliatevi dal sonno della ragione, cari schiavi che non siete altro, non fate i soliti quaraquaqua' timorosi dell'autorità, perché siete voi i veri colpevoli, voi INGENUISTI e subumani di varie latitudini che accettate sempre acriticamente la versione ufficiale, e con i quali mi tocca condividere lo stesso pianeta.
Pensateci, perché un giorno potreste essere incastrati proprio VOI che fate populismo e giustizialismo, potrebbe capitarvi di incappare in una brutta storia, cercate di comprendere la tragedia di un innocente, e come lui tanti altri, incastrati dal sistema.
Che poi versate lacrime di coccodrillo per i tanti TORTORA messi in galera dai vostri padroni per soddisfare la vostra miseria umana e stringervi le catene che amate tanto portarvi appresso...

Questi omicidi e le conseguenti falsificazioni di propaganda mediatica, vengono confezionate SOLO per voi che avete fede nell'oracolo digitale.
Se foste un attimo più umani ed informati, le cose andrebbero un po' diversamente.
E' SEMPRE E SOLO COLPA DELLA MAGGIORANZA SILENZIOSA IN ASTINENZA DA ROGO, se accade tutto ciò...
cit.






martedì 20 settembre 2016

I DELITTI DEL FOULARD E I 2 CANTONI. "BRAVO"... cit.



In questo articolo voglio analizzare il caso mediatico del suicidio di Tiziana Cantone. Ovviamente, ne darò una lettura dietrologica e simbolica, mantenendo un profilo profondamente rispettoso nei confronti della sua persona, dei suoi familiari e di tutti i suoi cari.
Faccio da subito 2 ipotesi. La prima è quella relativa all'informazione ufficiale, ovvero, quella del suicidio operato tramite un foulard come estrema ratio di una pesante situazione che si era creata nel tempo e divenuta insostenibile. Ipotesi forse plausibile, facente parte di quelle tragedie che, purtroppo, succedono ai danni di donne umiliate, in questo caso, riferita alla violazione della sua privacy attraverso i social, dove è stata trattata come un'appestata. 
Conseguenza scaturita dall'aver alimentato la gogna mediatica della popolazione ilica, dai falsi moralismi, dalla caccia alle streghe, dall'aver creato quella moda virale dell'offesa gratuita, violenta, macista di mezzi uomini e mezze donne, tutti pronti a schedarla come TROIA, salvo poi masturbarsi inebetiti e morbosi guardandola nei video, assaliti da un conformismo ipocrita e triviale. 
Questo fa parte del retaggio subumano di certi nostri cari concittadini che sono sempre in astinenza da rogo e pronti scaricare le proprie frustrazioni con il più debole. Essi sono i figli culturali di coloro che sbavavano quando la chiesa bruciava le eretiche in piazza, sono coloro che facevano le adunate naziste ed alveari di ogni fede totalitaria, sono infine, coloro che sono sempre in prima fila, pronti per essere legittimati dallo status quo ad infierire sul capro espiatorio del momento, qualunque esso sia e in qualunque veste esso si presenti o sia presentato dal sacerdozio digitale.
Premesso ciò, ed è giusto sottolinearlo, mi schiero virtualmente contro tutti coloro che l'hanno ingiustamente ingiuriata e simbolicamente uccisa.
Poco mi importa se sia stata ingenua a fidarsi di coloro che giravano quei video, gli stessi amici, od alcuni dei quali, hanno successivamente spedito e reso mediatico il fatto, a meno che non si sia materializzato sul web da solo...
Poco mi importa se facesse giochi erotici in combutta con l'ex-ragazzo che voleva aiutarla per le spese processuali, coinvolgendo altra gente sotto le lenzuola, questi sono fatti suoi e nessuno dovrebbe dare giudizi morali,
nulla giustifica tutti coloro che l'hanno massacrata e derisa violentemente in rete...
Detto questo, ed era doveroso ricordarlo, penso che ci sia tanto altro a livello mediatico riguardo questa triste vicenda rituale.
A prescindere sia stato un vero suicidio, forse un gesto dettato dalla disperazione, dalla vergogna, dalla paura di affrontare la società a testa alta, dall'annichilimento perpetrato dalla gente del paese, o sia accaduto altro che gli organi dell'informazione ci hanno sapientemente negato, è assai difficile suicidarsi con un foulard stretto dalle proprie mani e non allacciato come cappio che faccia leva dall'alto, il fatto mediatico in se, per come è stato presentato ed associato in TV sui TG, è piuttosto interessante e curioso.
Intanto i media, oltre la triste storia di Tiziana, hanno riportato negli stessi giorni un caso analogo, sempre tramite foulard, ovvero il suicidio accaduto a Chiaravalle, in provincia di Ancona.
Blandine Diavila, 28 anni, si sarebbe suicidata strozzandosi anche lei con un foulard. Sotto choc il suo ragazzo, tal Lorenzo Luna, residente a Montemarciano. La notizia specifica che:"Se di suicidio si è trattato, la ragazza non ha lasciato alcun messaggio scritto in cui spiegare le ragioni della sua disperazione."
Ma la velina più interessante, almeno come suggestione significativa, casualità, assonanza, riguarda la presenza sui media, sempre negli stessi giorni dei fatti e in scaletta progressiva sui TG, della notizia delle vicende del processo di MAFIA CAPITALE inerenti alle dichiarazioni di un altro CANTONE, ovvero Raffaele Cantone, Presidente dell'Autorità Anti-Corruzione di Roma.
Vi chiederete giustamente cosa c'entrano due fatti così diversi e distanti tra loro, oltre a riportare lo stesso cognome.
Invece, forse e con il beneficio del dubbio, esiste una possibilità che le due notizie siano in qualche modo, più o meno artificialmente e strumentalmente, messe in relazione.
Chi segue il nostro Blog e prima di me, quello di Paolo Franceschetti, ha già intuito dove andrò a parare.
In questa sede, senza voler fare complottismi e senza pretendere di avere alcuna soluzione, voglio analizzare l'assonanza delle due notizie che i media hanno ben correlato non a caso, sempre tenendo a mente che l'informazione ed i suoi palinsesti non sono mai casuali, ma sempre strumentali, atti a veicolare distrazione di massa, annichilimento, ma soprattutto, messaggi in codice, chiari per chi sappia leggerli, usando una grammatica ed un linguaggio mutuato da quello iniziatico ed utilizzato talvolta da zone d'ombra dei Servizi Segreti, dall'apparato militare e dalla malavita, livelli operativi spesso legati tra loro da interessi comuni differenziati in diversi piani del potere.

Quando i media scelgono a reti unificate di veicolare una specifica tragedia, scelta tra le tante proprio quella e non altre, dato che ci sono suicidi ben più tragici che vengono stranamente dimenticati o appena citati su giornali minori, significa che BISOGNA veicolare tale notizia per obiettivi di plagio emozionale e comunicazione occulta ben precisi.
Dopo viene ad esserci l'effetto domino, ed anche i livelli inferiori dell'informazione sono tenuti ad inseguire la valanga che sta precipitando Chiara a Valle in qualche Cantone...
In questa strana dimensione si affaccia la notizia che il magistrato Raffaele Cantone avrebbe fatto dichiarazioni più "concilianti" in relazione al processo che si svolge nell'aula bunker di Rebibbia su MAFIA CAPITALE.



L'amico Andrea Mantenos ci offre un quadro della situazione interessante: "Le condizioni di morte sono misteriose e oscure. Inoltre, mi permetto di osservare in sede rituale e simbolica che il suo nome, CANTONE, richiama inevitabilmente quello anche di Raffaele Cantone che proprio in questi giorni ha un suo bel da fare a Roma. E proprio ieri, guarda caso, in relazione a Roma esce fuori la questione della VIOLENZA REGISTRATA DI EMANUELA ORLANDI che, diramata nella stessa giornata della morte della cantone, risuona un attimino forte per essere tutto molto casuale.
Il cerchio si chiuderebbe con il magistrato che adesso a Roma si occupa della corruzione. Quando si dice il caso...
Bisogna capire le circostanze della morte di Tiziana che per ora non sono affatto chiare..."
cit. Andrea Mantenos

In questa ottica, il probabile messaggio in codice, potrebbe suonare come un avvertimento al giudice CANTONE che, il giorno dopo, dichiara che il marcio a ROMA, forse, non è dovuto solo da centri di potere malavitoso in relazione a forze occulte, ma più semplicemente dalla cattiva burocrazia e dalla cattiva gestione politica, soprattutto, afferma che il ruolo dell'ANAC non c'entra nulla con quella della magistratura, essa ha solo il potere di prevenzione e di segnalazione di eventuali casi criminali.
Ciò è assolutamente vero, ma allora mi chiedo a cosa serva realmente questo nuovo ente meta-giuridico se non ha determinati poteri, profanamente e forse erroneamente, potrebbe risultare uno specchietto per le allodole voluto da Renzi per far percepire che in fondo la politica si stia adoperando per far pulizia al suo interno nella gestione della civis.
Sembra quasi una volontà di trincerarsi all'interno di un range di indagini preventive, che però non può uscire da certi binari, al contrario essa si scontrerebbe con forze superiori, si sovrapporrebbe all'azione della magistratura, insomma quasi una ronda virtuale di archiviazione e segnalazione del malaffare???

Da http://www.repubblica.it/politica/2016/09/16/news/cantone_mafia_capitale_mai_espresso_giudizi_sull_accusa_-147915041/?ref=nrct-16
" Che c'azzecca l'Autorità Anticorruzione con le infiltrazioni della criminalità organizzata? La deposizione di Raffaele Cantone ieri nel processo " Mafia Capitale" è stata letta da alcuni avvocati e cronisti come un colpo alla tesi dell'accusa, ossia che la rete creata da Massimo Carminati agisse come una vera mafia e vada condannata al reato di associazione mafiosa.
La testimonianza di Cantone nel processo contro il presunto " clan Carminati" è stata chiesta da alcuni avvocati degli imputati e in particolare dalla difesa di Salvatore Buzzi, il regista delle cooperative che ottenevano appalti. " La domanda che mi è stata posta ieri in udienza è se l'Autorità Anticorruzione avesse mai individuato il reato di associazione mafiosa negli atti trasmessi alla procura e la mia risposta è stata: no. Ma è una risposta scontata, visto il tipo di attività che svolgiamo. E contesto qualsiasi lettura collegata direttamente a Mafia Capitale", specifica Cantone.

Lo stesso giorno leggiamo...
http://roma.repubblica.it/cronaca/2016/09/16/news/mafia_capitale_chiesta_archiviazione_alemanno_per_416_bis-147882286/
" La Procura di Roma ha chiesto al gip l'archiviazione dell'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso contestata all'ex sindaco Gianni Alemanno nell'ambito dell'inchiesta su Mafia Capitale.
Secondo la Procura, Alemanno, tra il 2012 e il 2014, avrebbe venduto " la propria funzione" e compiuto una serie di " atti contrari ai doveri d'ufficio" ricevendo utilità materialmente erogate dal ras delle cooperative Salvatore Buzzi: 75 mila euro per cene elettorali, 40 mila a titolo di finanziamenti alla fondazione Nuova Italia di cui era presidente e somme in contanti non inferiori a 10 mila euro. Quest'ultimo episodio giustifica per gli inquirenti il finanziamento illecito perchè Buzzi avrebbe pagato questa somma cash due anni fa, quando Alemanno era diventato consigliere comunale, " senza la deliberazione dell'organo sociale competente e senza l'iscrizione della erogazione a bilancio".
Immediata la reazione dell'ex primo cittadino della Capitale: " Se anche la procura, con grande onestà intellettuale, chiede l'archiviazione dell'accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso è la definitiva rimozione di un macigno che ha gravato per due anni sulla mia vita ".

ANAC: La polvere sotto il tappeto...???


Tornando alla tragedia del suicidio di Tiziana, noi dietrologi non possiamo non notare come sia stata data rilevanza mediatica, dopo la catena di Sant'Antonio virtuale, a quel famoso e triste BRAVO che viralmente ha contagiato la folla in attesa del rogo annunciato.
Lo slogan virale BRAVO, assolutamente consequenziale alle vicende e veicolato da tutta quella parte della rete e non, dopo essere stato visionato da migliaia di utenti nei video rubati, dopo essere stato addirittura stampato sopra le magliette a Napoli, è in realtà anche un comando di stampo militare, mutuato dagli studi MONARCH utilizzato in USA in svariate declinazioni.


Quel BRAVO un po' forzato che, pare avrebbe pronunciato in prima persona, non si sa se precedentemente imbeccata o di sua sponte " Hai fatto il video...BRAVO", è ben noto nell'ambiente militare operativo, usato 60 anni fa in Vietnam come motto miliziano, come nome di reparti militari, ed anche come linguaggio MKULTRA per caricare i soldati.
Castle Bravo è stato il nome in codice assegnato al test nucleare effettuato da parte degli Stati Uniti d'America, che ebbe luogo il 1º marzo 1954 nell'atollo di Bikini.
BRAVO è soprattutto il codice di difesa di monitoraggio:"FORCE PROTECTION CONDITION".


Il termine BRAVO a livello inconscio funziona ed è usato anche nel marketing, negli slogan e nella pubblicità in maniera massiva.
Non solo, è il motto alveare di certi reparti armati di eserciti privati ancora oggi, una sorta di comando usato per condizionare bias cognitiva delle persone in un determinato ambiente o situazione psicologica coercitiva. Funziona alla grande, ed è probabile che la ragazza sia stata indotta a dire quella frase durante le riprese.
Ma questa associazione è solo una mia azzardata speculazione, forse troppo dietrologica anche per il sottoscritto.
Fate i BRAVI...
cit.

https://bravotheproject.com/tag/semper-fidelis/
http://www.foxnews.com/politics/2015/05/08/pentagon-put-on-elevated-alert-level-amid-recent-threats.html







domenica 11 settembre 2016

11 SETTEMBRE: L'ASTRONAVE DELLO ZIO TOM...

                            (foto di Francesco Santorelli)
                                          
"Django sparò il primo colpo dalla sua vecchia pistola, colpì nello stomaco il Gaucio che cadde a terra in pochi secondi.
Poi puntò l'arma in fronte a Santana che rimase fulminato all'istante, ma, incredibilmente, uccise pure lo Sguercio che si trovava alla loro sinistra.
Due proiettili per 3 morti, una bella media per un pistolero..."
cit. Sergio Tigre regista in erba...



Molti di noi faticano ad accettare che l'autorità gli caghi in testa come un piccione isterico brenso di feci.
Come per quei bambini che vengono stuprati dai genitori e poi rimuovono immancabilmente il crimine per una forma di difesa e di censura inconscia.
Il soggetto affetto dalla Sindrome di Stoccolma, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all'amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.
Tale sindrome si riverbera culturalmente in ogni rapporto sociale sbilanciato ma ufficializzato dal dogma corrente. 
In pratica viviamo tutti, chi più e chi meno, dentro un "cerchio magico", dove le regole accettate religiosamente ed acriticamente, non possono essere messe in discussione, anche quando riguardano soprusi ed ingiustizie palesi.
La mancata messa in discussione della struttura della matrice in cui viviamo, equivale ad accettare lo stupro che subiamo quotidianamente dal potere costituito. 
La rimozione di tale sottomissione permette ai più deboli di pensare di essere liberi, un po' come lo Zio Tom del celebre romanzo, che si illudeva inizialmente di non essere uno schiavo e che la sua condizione fosse una necessità sociale.
Se la gente accettasse il fatto di aver creduto tutta la vita ad uno show impazzirebbe, non tutti hanno le spalle larghe e quasi nessuno ha voglia di vedere l'elefante in salotto che sfonda il divano in finta pelle.
Di solito sono le stesse persone che al cinema, quando si presentano incongruenze simili a quelle dell'11/9, al posto che contestualizzare l'opera, ne rimangono delusi, borbottano e si incazzano pure, pretendono una certa coerenza, accusano la sceneggiatura di sciatteria e poco realismo nello script, rimangono disturbati dalle fallacie logiche e rivogliono i soldi indietro del biglietto.
Sono gli "scopainculisti", pignoli e maniacali per quanto riguarda la finzione, rigidi come solo un oligofrenico sa essere al posto che rilassarsi dove è possibile e lecito staccare la spina, ed invece, magicamente INGENUISTI nella realtà di tutti i giorni, accettando l'inverosimile, fingendo di non vedere ciò che è palese dinnanzi i loro occhi, forse volutamente socchiusi.
Se fossero testimoni oculari di un omicidio, negherebbero ugualmente perché subordinati allo schema egregorico del potere, sottomessi senza pensare di esserlo, che è poi la condizione dello schiavo digitale del nuovo TECNO-EVO.
L'Astronave dello Zio Tom è l'aggiornamento della vecchia capanna ottocentesca del romanzo di Harriet Beecher Stowe, ma cambia di poco il concetto di psicologia di massa che sta alla base del plagio emozionale.


Gli attentati di Stato della strategia della tensione occidentale hanno diverse funzioni ed esistono diversi livelli operativi che soddisfano il piano della piramide del potere.
La causa primaria è il classico adagio ai più noto, ovvero lo schema del "PROBLEMA-REAZIONE-SOLUZIONE", che permette l'individuazione da parte dell'autorità di un nemico che diventa il capro espiatorio per la massa ilica, bisognosa di transfert con l'oracolo vigente, ed il successivo "armatevi e partite" accettato supinamente dalla maggioranza silenziosa, per soddisfare le logiche più basiche dello status quo. Quindi legittimazioni di guerre, imperialismo, esportazione del caos generale, sopraffazione militare ed imposizione di modelli culturali ed economici.
Basterebbe tutto questo, che non è poco, per comprendere come funzionano le dinamiche del back-office del sistema, ma esse sono solo le fondamenta che permettono la vita materiale della matrice, perché, come suggeriscono alcuni esperti ex-Intelligence, la vera guerra si svolge a livello SOTTILE...
Il livello psicologico, spirituale ed egregorico è il vero goal da realizzare a lungo termine, la mission sempreverde dello schema del potere, che funziona anche attraverso il web ed i social come grande testing di massa ed ingegneria sociale.
Questo livello non è da tutti comprensibile di primo acchito, perché bisognerebbe mettere in discussione tutto quello in cui si crede, nel bene o nel male, o meglio, sarebbe come far crollare il castello di carte sul quale siamo adagiati, e ciò significa fare un doloroso viaggio interiore per la riscoperta del proprio SE' superiore, riordinando tutti gli elementi elaborati e metabolizzati, salvando solo quelli buoni e superando psicologicamente le barriere censorie del Super-Io che ci negano la giusta visuale.
Mettersi a nudo e rinascere ogni giorno in una sorta di rivoluzione individuale quotidiana che poi diventa immancabilmente virale, quindi collettiva.
Se la maggioranza silenziosa sapesse che tali eventi egregorici (attentati, stragi, omicidi) vengono fatti anche per condizionare la loro bias cognitiva, non dormirebbero sonni tranquilli, perché se fossero alfabetizzati a percepire il plagio che subiscono ordinariamente, dall'accettazione di leggi liberticide, soprusi di ogni genere, fino al fatto che devono uccidere, attraverso la legittimazione autoritaria, il proprio simile per soddisfare le trame del potere, il sistema dovrebbe agire diversamente e ne sarebbe condizionato dall'interno, non potrebbe più alimentare la sacra fiamma controiniziata della forma pensiero alveare, sarebbe perlomeno ostacolato nel suo cammino e nel suo replicare il noto schema millenario.
Tutto questo per dire che, in fondo, è colpa anche un po' nostra se il mondo va alla rovescio.


"John Lear, ex pilota CIA, figlio di Bill Lear, inventore del LearJet, ha dato la prova di esperto che sarebbe stato fisicamente impossibile per un Boeing 767 come i voli AA11 e UAL 175 di aver impattato le torri gemelle l'11 settembre in particolare quando sono guidati da piloti inesperti.
L'urto non si e' verificato perche' fisicamente impossibile; nel caso del volo UAL 175 che ha colpito la torre sud, un vero e proprio Boeing 767 avrebbe piegato il naso quando nel momento dell'impatto con le colonne d'acciaio di 14 pollici, che sono di 39 pollici nel centro.
La coda verticale ed orizzontale si sarebbero separate instantemente dall'aereo, colpendo le colonne di acciaio e poi sarebbero cadute a terra.
I motori quando impattarono le colonne di acciaio avrebbero mantenuto la sua forma generale e sarebbero cadute al suolo o rimaste tra le macerie del palazzo.
Nessun Boeing 767 potrebbe raggiungere una velocita' di 540 miglia all'ora a 1000 piedi sul livello del mare con resistenza parassita doppia con velocita' e cubi di energia parassitaria con velocita'.
I resti del crollo dovrebbero contenere sezioni massicce del Boeing 767 incluso 3 nuclei di motori che pesano circa 9000 libbra ognuno e che non potevano essere nascosti.
La sparizione dei pezzi del 767 e' impossibile."

cit. John Lear Pilota militare 

L'Astronave dello Zio Tom, con le sue 2 prime navicelle non avrebbe potuto abbattere 3 torri, sfidando le leggi matematiche, tutto questo non sarebbe potuto mai accadere senza la piccola "distrazione" dello Stato maggiore che magicamente negò gli automatismi dei protocolli di difesa aerea militare.
Aerei di linea non avrebbero mai potuto volare a quella quota e a quella velocità, impattando contro grattacieli senza comprimersi su se stessi in prossimità dell'ostacolo, piuttosto che penetrare come dentro burro fuso fino alla fine del timone di direzione posteriore, a dispetto di ogni legge fisica e gravitazionale.
Video fake non avrebbero mostrato filtri maldestri atti a impastare le immagini salienti durante una giornata limpida di fine estate, mentre il becco del 2° Boeing usciva illeso dalla parte opposta del grattacielo, parti importanti delle fusoliere e dei motori sarebbero state ritrovate, considerando che ciò succede anche quando un aereo si schianta contro una montagna.
Nessun Boeing avrebbe potuto centrare il giardino interrato del Pentagono, a detta di tutti i piloti intervistati che hanno risposto imbarazzati alle improbabili dinamiche di un Icaro di metallo impazzito, saltando la recinzione, senza sfiorare e bruciare il terreno e, SOPRATTUTTO, senza essere abbattuto, sempre per automatismo da protocollo di difesa, molto prima che impattasse a quella quota surreale dove è impossibile mantenere quella velocità di bordo senza schizzare altrove, facendo un buco di 4 metri che manco nei cartoni animati di Willy il Coyote avrebbero osato mostrare.
Senza considerare il 4° aereo sparito nel nulla, l'unico ad essere stato ufficialmente abbattuto senza che avesse colpito nulla, mentre gli altri 3 lasciati liberi di scorrazzare per i cieli sopra bersagli sensibili.
Ripeto, se fosse accaduto in un film, gli INGENUISTI che accettano la verità ufficiale si sarebbero alzati indignati dalle loro poltrone, bollandolo come l'ennesima americanata, ed invece, poi gli stessi subiscono in silenzio e si alterano quando qualcuno cerca di svegliarli dal sonno della ragione.
Queste fallacie logiche vengono accettate acriticamente, come se qualcuno (migliaia di addetti ai lavori) si fosse sbagliato ad intervenire, come se l'intera sezione del NORAD (migliaia di persone tra piloti, militari, tecnici) avesse scioperato proprio quel giorno e tutti i satelliti ed i radar di un intero Stato militare si fossero per una mattinata smaterializzati.

Sarà stata colpa dell'Astronave dello Zio Tom, che viaggiava invisibile sparando droni scambiati per aerei su torri già precedentemente minate all'insaputa di tutti o quasi, mentre il Presidente Bush leggeva in una scuola elementare una favola sulla famosa CAPRETTA di un libro girato e mostrato volutamente e rigorosamente al contrario. Capro rovesciato per un controiniziato PENTHALPHA, e tutti a ridere per lo stupido capo di una nazione che voleva solo confermare il messaggio in codice.

Povero TOM quanta strada devi fare, in quante navi di schiavi ti dovrai ancora imbarcare per trovare la terra promessa.
cit. Si Bwana










sabato 3 settembre 2016

CHARLIE HEBDO, OVVERO L'UMORISMO DELLO STATUS QUO...





Intanto, che cazzo sono le penne gratinate???
Forse volevano fare la battuta sul fatto che sono morti bruciati/gratinati?
Ma non funziona, non fa ridere e non è manco irriverente.
CHARLIE HEBDO ci ha abituato da tempo a questo umorismo macabro non-sense, privo di gusto e di creatività, gratuito, banale e triviale.
Soprattutto, ci ha abituato a leggere vignette sempre troppo supine verso il potere, mai contro lo status quo, sempre pronte a sparare sulla "croce rossa", su bersagli facili, utilizzando un'ironia di stato, finto alternativa, che da noi chiameremmo "sinistrismo d'accatto proto-boldrinista".
Sempre salottieri e borghesi, ma compagni con il culo degli altri.
Avessero fatto una cosa simile sugli attentati del Bataclan o di Nizza, dove raffigurare i legami occulti con la governance mafiosa che li sovvenziona e che, parallelamente, sostiene l'ISIS ed il terrorismo di stato.
Facile fare la battutona sulla lasagna e sui maccheroni, proprio loro che in 100 anni non hanno ancora imparato a cuocere la pasta.
Poi per carità, ognuno fa le battute che può, però avrebbero rotto questi lacchè di stato senza palle, un po' ruffiani e sempliciotti.
PROVASSERO a fare battute su ISRAELE e/o sulla massoneria martinista francese. Vediamo se hanno gli stessi maroni...
cit. La merde

Loro sono specializzati sui musulmani, infatti, se si nota, ci hanno rappresentato con profili arabi.
Anche perché, non sapendo disegnare, fanno sempre le stesse facce e figure.
Concettualmente, la vignetta è pure fallace. Avrebbero dovuto rappresentare politici italiani nei panni di minestre, non la gente comune morta sotto il terremoto. 
Fare battute sulla popolazione, in special modo quando è vittima di una catastrofe e non complice del suo infausto destino, e non sui governanti, è uno stile un po' qualunquista per non dire fascista...
La Satira dovrebbe far riflettere e sorridere, colpire la testa del serpente, essere critica verso il potere costituito, invece, in questa c'è un solo un esercizio manieristico e gratuito verso i luoghi comuni, mal assemblati ed esposti senza reale motivazione, se non quella di affermare un bieco nazionalismo d'oltre Alpe, becero ed obsoleto, e di subliminale superiorità rispetto a noi, cugini del sud, ancora troppo arabi e terroni per poter competere con l'altra Europa, quella emancipata che però vieta il Burkini e finanzia il terrorismo di stato.


Un po' come per dire, siete i soliti piagnoni italiani, magnapasta, e questo è il vostro logico destino che vi riserva il fato, costruite le case con la sabbia e magnate la pizza, ballando la tarantella con il mandolino in mano. Ecco, manca solo il mandolino.
Un bel MANDOLINO DI STATO sotto le macerie...
La cosa che fa più tristezza, sia per mancanza di buon gusto che di conoscenza della nostra cucina, trattata come un menu' da mafiosi borgatari, sono le PENNE GRATINATE, che per carità, ci sarà pure qualcuno che le cucinerà al forno, ma nel caso, sarebbe stato più corretto scrivere almeno i tortiglioni o qualsiasi tipo di pasta grossa.
Ci mancava solo la battuta sugli "SPAGHETTI ALLA BOLOGNESE", piatto che mangiano oramai solo turisti pallidi e assorti, nell' apposito MENU' turistico fatto per loro, preferibilmente scotta per le grandi occasioni e per quando vogliono provare l'ebrezza di un ragù esotico.

La vignetta, ripeto, doveva rappresentare politici italiani vivi, vestiti da minestre. 
Rappresentare in maniera demenziale gente stritolata dalle macerie con stereotipi e luoghi comuni latini, salvo poi giustificarsi come paraculi dicendo che il bersaglio era la mafia, è cosa volgare e gratuita. E' il concept che è sbagliato e pure il bersaglio...
Sarebbe come se un vignettista italiano, dopo l'attentato di Nizza, rappresentasse in una vignetta 3 cadaveri francesi in questo modo: "Un bide' pulitissimo, un gay che parla con la erre moscia ed uno che giace a terra morto con una baguette sotto l'ascella sudata..."
Capite che sarebbe di una tristezza enorme.
Ma non solo, al posto della baguette, disegnasse un pane non rappresentativo francese, manco come luogo comune da barzelletta, vedi nel nostro caso le "penne gratinate"... 
Quindi un errore nell'errore o nell'orrore.

La satira per essere tale deve essere contro il potere e non contro chi lo subisce, sennò diventa propaganda...
Non è questione di indignazione, ma di antagonismo, manca "l'andare contro", manca il vero obiettivo.
Detto questo, viva la libertà di stampa e di satira, per carità, ma che sia satira e non satira di stato...
cit. Je suis Catherine Deneuve





mercoledì 31 agosto 2016

SESSO E POTERE, LA VIRILITA' DI CRISTO. (IL NATALE HA 5000 ANNI)

SESSO E POTERE, LA VIRILITA' DI CRISTO. (IL NATALE HA 5000 ANNI)
http://www.libreidee.org/2016/08/sesso-e-potere-la-virilita-di-cristo-e-il-natale-ha-5000-anni/

Di Salvatori se ne contano tanti: e sono tutti maschi e virili, come Cristo. 
E’ la tesi “blasfema” di un eminente intellettuale come Francesco Saba Sardi, scomparso nel 2012, autore di decine di libri tra cui “Il Natale ha 5000 anni”, messo all’indice dal Vaticano. 
Chi è, dunque, e come “nasce” un dio? Perché la Chiesa nega la sessualità del messia? In un’intervista a Sonia Fossi per la rivista “Hera”, Saba Sardi spiega la sua visione della religione intesa solo come sistema di potere sui popoli. Triestino, spregiatore dei dogmi, Saba Sardi ha tradotto in sei lingue alcuni tra i più grandi scrittori dell’800 e del ‘900, pubblicando oltre 40 libri su temi che spaziano dalla narrativa alla saggistica, dalla poesia ai viaggi. 
E’ considerato una delle menti più prestigiose del XX secolo, riconosciuto dal Quirinale tra le maggiori autorità intellettuali italiane. “Il Natale ha 5000 anni” racconta la vicenda della nascita e della diffusione del Natale cristiano, illuminando le radici della religiosità in un momento storico di nascente integralismo. Con l’avvento del neolitico, 12.000 anni fa, la nostra civiltà diventa stanziale grazie alla scoperta dell’agricoltura. Per gestire la terra e il lavoro nasce la guerra. E per motivare la guerra viene “inventata” la religione.


Nasce così l’attuale sistema di potere, che in un suo saggio del 2004 Saba Sardi chiama “dominio”. Temi anticipati da “Il Natale ha 5000 anni”, volume popolato di vicende e personaggi che, prendendoci per mano, ci fanno percorrere il cammino dell’uomo: «Dodicimila anni fa l’umanità dell’Eurasia ha inventato le divinità», riassume Sonia Fossi nell’intervista ripresa dal blog di Gianfranco Carpeoro. Ma è nella crisi generale di 5000 anni fa che Francesco Saba Sardi individua «il sorgere della necessità di speranza che porta l’uomo a desiderare la comparsa del Salvatore, del redentore capace di ricondurci alla fratellanza dei primordi». 
E così, «la speranza nei Figli del Cielo apparsi in maniera straordinaria, uscendo da grotte, rocce o nascendo da madri vergini, si diffonde per millenni lungo tutti i territori eurasiatici». Sicchè, il Cristianesimo «è solo uno dei Natali dei Figli del Cielo». Ma chi è questa volta il Figlio del Cielo? Sempre lo stesso di 5000 anni fa? E cosa rappresenta per noi oggi la religione, la fede, la credenza in entità sovrumane?

“Il Natale ha 5000” anni viene pubblicato per la prima volta nel 1958 per essere poi ritirato dalle librerie. La pubblicazione del 2007 dell’editore Bevivino è in realtà la seconda edizione, precisa Sonia Fossi. Cosa accadde nel 1958? «Nel ’58 il mio libro fu accolto molto bene dal pubblico e molto male dalla “Civiltà Cattolica”». La rivista dei gesuiti, allora diretta da padre Enrico Rosa, «dedicò un intero numero, ben 25 pagine, alla confutazione della tesi esposta nel mio libro, confutazione a cura di padre Rosa». 
Che cosa ha fatto e cosa può ancora fare paura del suo libro? «Varie cose. Ad esempio, ha fatto paura il fatto che io affermassi che il Cristianesimo è un mitema: ma il mito non è bugia». 
Il mito è un’affermazione che sorge spontaneamente, spiega Saba Sardi. «Il Natale è un mito che sorge nell’impero eurasiatico quando nell’età neolitica l’umanità passa dal nomadismo alla stanzialità. La società stanziale inventò l’agricoltura, l’allevamento di bestiame, il maschilismo e il potere. La necessità di una società organizzata richiese l’istituzione di una gerarchia che veniva ordinata soprattutto dal cielo con l’idea della divinità».

Su quali elementi – domanda la giornalista – basò la sua confutazione padre Rosa? «La mia tesi è inconfutabile», risponde lo studioso. «Padre Rosa basò la sua confutazione sul fatto che Gesù è una realtà storica e non una figura mitica. Ma anche se Gesù fosse una realtà storica questo non avrebbe nessuna importanza, perché fu Paolo di Tarso il fondatore del Cristianesimo e non Cristo». 
Il Cristianesimo nasce e si diffonde seguendo vari rami, varie tesi come ad esempio la gnostica, per poi arrivare alle edizioni Paoline, e gli scritti di Paolo di Tarso diventano la base su cui si fonda il cattolicesimo per come noi oggi lo conosciamo. 
Come interpretare questo percorso? «E’ chiaro che quando è giunto il momento di scegliere tra i vari rami del Cristianesimo si è pensato di scegliere il Dio monoteista che più conveniva a chi in quel momento gestiva il potere, in questo caso l’imperatore Costantino. Insomma, Paolo di Tarso è stato un autore che ha trovato nell’imperatore Costantino un formidabile editore». 
Quindi l’imperatore Costantino potendo scegliere tra diversi autori decide di editare Paolo di Tarso? «Sì, e da quel momento il Cristianesimo sostituisce la Trinità Capitolina formata da Giove, Marte ed Ercole. Bisogna sottolineare il fatto che le figure e le qualità degli Dei Capitolini non soddisfacevano più gli intellettuali romani dell’epoca. Costantino unificò l’impero donando al popolo romano un Figlio del Cielo, monoteista e nato da un Dio sensibile e più raffinato degli Dei a cui i romani erano abituati fino ad allora».

La narrazione cristica ha però avuto un’immensa fortuna: perchè? «La grande forza del Cristo, così come per tutti gli Apparsi, per tutti i Figli del Cielo, consiste soprattutto nell’essere maschio», spiega Saba Sardi. «La gerarchia è maschile. Il potere maschile, il Tyrannos (in lingua turca e in latino: il pene duro), il Tiranno». Attenzione: «Nessun potere può affermarsi se non è incarnato; così, il potere si materializza in una parte del corpo». Al che, «sesso e potere diventano tutt’uno». Si badi: «Non c’è mai stata un’Apparsa. Mai una donna venuta a rivelare il Nuovo Mondo, a promettere l’Età dell’Oro». Da quando sono stati inventati gli Dei, le Dee, le Ninfe, le Valchirie – aggiunge Saba Sardi – sono sempre «al servizio del Signore degli Dei, il Grande Maschio». 
Il potere è maschio in una civiltà dominata dai maschi, osserva Sonia Fossi. Ma se l’umanità avesse camminato sulla scia dell’energia femminile, questo avrebbe fatto differenza nella nostra evoluzione? «Moltissima differenza. Il potere non è donna. La donna è madre. Nella nebulosità dei nostri ricordi ancestrali si è persa l’idea delle Dee che si auto-generavano senza il ricorso dell’inseminazione maschile come la Madre Terra, metafora del suolo che risorge continuamente da se stesso. Nell’età neolitica la donna venne “domesticata”, ridotta alla condizione di inferiorità e sudditanza».


«Il Neolitico è stata una tragedia per l’umanità», insiste Saba Sardi. «L’invenzione della stanzialità, nel tempo ha cambiato tutto: il modo di mangiare, la concezione dello spazio. Abbiamo cessato di divertirci. Andare a caccia è divertente, il selvaggio si diverte. Zappare non è divertente come non è divertente fare l’impiegato. Abbiamo cessato di divertirci e abbiamo inventato la guerra. La parola ha cessato di essere spontanea: non è la parola che inventa il mondo, ma sono gli oggetti che iniziano a imporre le parole». Il suo libro percorre la storia dei Figli del Cielo, dei mitema. 
Quali elementi uniscono queste figure al Cristo? «Come abbiamo già detto la maschilità», risponde l’autore. «Il fatto che devono affrontare dei pericoli: ad esempio, il Dio egizio Amon Ra – il Sole – deve affrontare il pericolo della notte, come il Cristo deve affrontare il buio, il Diavolo. Il fatto è che sono Apparsi, il Natale è Apparso. Non è sempre necessaria una madre vergine, ma una nascita straordinaria: Mitra nasce da una roccia. Poi, l’Apparso trionfa nell’aldiquà o nell’aldilà; quello che conta è il trionfo attuale o futuro, dopo aver “rinominato” il mondo non più con la parola spontanea, ma come conseguenza dell’essersi impadronito del mondo». In altre parole, attraverso l’evocazione della divinità, «il potere consiste nel darci il pensiero, che è parola».

Tutti i profeti raccontano del ritorno dell’Età dell’Oro, scrive la Fossi, anche se ognuno chiama questo tempo che ci attende con le proprie parole: cosa rappresenta questa visione? «Nostalgia e speranza», dice Saba Sardi. «Speranza che ritorni il tempo felice. 
Il tempo in cui non si consumava la propria vita lavorando, perché cacciare o raccogliere delle radici nei boschi non è un lavoro». Ed ecco il nostro tempo: «La civiltà per come l’abbiamo costruita ora è un disastro. Abbiamo distrutto la natura, abbiamo ucciso noi stessi». Tornare indietro? «E come? Tornando alla caccia? E’ più probabile che ci penserà la Terra stessa a ripulire l’uomo. L’Apocalisse è la fine del mondo per ricominciare. L’Età dell’Oro è apocalittica. Ci sarà un’epoca di felicità futura perché la nostalgia e la speranza sono tutt’uno. Tutti gli Apparsi, tutti i Figli del Cielo parlano di questo momento, tutti».

Quindi, figure simili a Cristo esistono almeno da 5000 anni. «Nel Neolitico avviene la rivoluzione razionale, la ratio: il cognito prende il posto del mitema e sostituisce la poesis, l’invenzione, la poesia che è immediatezza e spontaneità, è ciò che sopravvive ancora nei bambini». Quindi le informazioni le abbiamo, ma a causa della nostra razionalità non riusciamo ad utilizzarle? «No, non riusciamo. Tutte le informazioni da cui siamo invasi nella nostra società sono composte da due parti: la prima è costituita da dogmi. Dogma è la fede e l’affermazione fideistica non ha nulla a che fare con la razionalità. La seconda parte dell’informazione è composta dalla giustificazione, la riprova. Il Vaticano, ad esempio, informa utilizzando la razionalità dell’informazione religiosa». Ratzinger ha detto di continuo che il Cristianesimo è razionale. «I preti non fanno altro che dare dimostrazione di Dio e delle sue manifestazioni hanno bisogno della riprova». Mentre la scienza «parte da ipotesi che debbono essere provate», la religione «al posto delle ipotesi mette delle certezze aprioristiche», cioè «dogmi che non possono essere smentiti perché smentire i dogmi significa essere degli eretici».

La storia dell’uomo è comunque piena di eretici, di uomini che hanno tentato con tutte le loro forze di smentire questi dogmi. Gente come Giordano Bruno, disposta a pagare con la vita. 
Oggi, domanda Sonia Fossi, un Giordano Bruno che tipo di opposizione incontrerebbe? «Incontrerebbe un padre Rosa che gli darebbe pubblicamente del bugiardo», risponde Saba Sardi. 
Ma la Chiesa «è in contraddizione con se stessa: ad esempio, dichiara Cristo una realtà storica, quindi non nega l’incarnazione, ma dell’incarnazione nega la sessualità». Infatti, “Il Natale ha 5000 anni” mostra le immagini di antichi dipinti in cui la sessualità di Cristo non viene negata, ma mostrata. Quei dipinti «sono esistiti fino al Concilio di Trento», poi sono stati occultati. «Il Concilio di Trento è da considerarsi l’antirinascimento», sostiene lo studioso. 
La copertina del libro sotto accusa, ad esempio, mostra la “Sacra Famiglia” di Hans Baldung Grien, datata 1511. «L’immagine che ha suscitato, a più riprese, scandalo, mostra il Bambino Gesù sottoposto a manipolazioni genitali. A toccarlo è la nonna, sant’Anna, mentre il bambino tende una mano al mento della madre, Maria, e l’altra scopre l’orecchio dal quale è entrato il Verbo».


Da cattolici e protestanti «si è cercato in vari modi di spiegare, o meglio esorcizzare, l’atto erroneamente considerato un gesto di libertà senza precedenti nell’arte cristiana, ma le erezioni di Gesù sono illustrate da una folla di dipinti rinascimentali», afferma Saba Sardi. «In più di un dipinto l’erezione è talmente palese da aver indotto più volte i censori a mascherarla con pennellate o drappeggi, quando non si è arrivati a distruggere i dipinti “incriminati”». Eppure, aggiunge lo studioso, «la virilità di Gesù è una componente fondamentalissima nella concezione cristiana». Sicchè, «negare questa evidenza, negare la sessualità del Cristo, equivale a negare l’Ensarcosi, l’incarnazione del Figlio del Cielo, e dunque a negare il dogma stesso del Dio-uomo; questo equivale dunque a pronunciare una bestemmia».

Visto che l’esistenza stessa di questi dipinti testimonia il fatto che la Chiesa non ha da sempre negato la sessualità di Cristo – ragiona Sonia Fossi – come siamo arrivati alla negazione? Nel Cristianesimo, Saba Sardi distingue tre fasi: nella prima, la fase Agostiniana, «Dio è Padre, severo e unilaterale: concede la grazia ai suoi figli ma chi non è nelle sue grazie va all’inferno». 
La seconda è la fase del Rinascimento: «In questa fase Dio Padre viene sostituito dal figlio, che ha ha doti di spontaneità e umanità, ed è davvero di carne e sangue». Poi arriva il Concilio di Trento, che apre la terza fase del Cristianesimo, in cui si torna alla figura del Padre severo e indiscutibile. «Naturalmente un residuo del Dio che si incarna nel Figlio, della fase rinascimentale, ha continuato a sopravvivere resistendo fino a Giovanni XXIII, ma adesso si sta tornando a Pio IX, al Sillabo. Perché la concezione dell’uomo che può e deve scegliere è impossibile da conciliare per la Chiesa, quindi si torna al Sillabo: così si pensa, così si parla, così si scrive». La poesis è pericolosa, conclude Saba Sardi: «Il poeta è pericoloso perché non rispetta i dettami del potere, quindi, tutti devono essere ridotti al comune denominatore: il Sillabo e i suoi derivati. I giornali sono il Sillabo, la produttività è il Sillabo. Il poeta è la negazione del Sillabo».







martedì 30 agosto 2016

ROSACROCE, LA FRATELLANZA DEL SAPERE EMARGINATA DAL POTERE.

ROSACROCE, LA FRATELLANZA DEL SAPERE EMARGINATA DAL POTERE:

(Gianfranco Carpeoro, “I RosaCroce”, intervista editata su YouTube il 23 settembre 2012. Avvocato, pubblicista e scrittore, massone e già “sovrano gran maestro” della Loggia di Piazza del Gesù, di rito scozzese, Carpeoro è uno studioso di Giordano Bruno nonché uno dei massimi esperti di simbologia).



Innanzitutto, loro cominciano a chiamarsi Rosacroce da un certo punto in poi, ma esistevano anche prima. In quegli anni era normale che una confraternita di questo tipo fosse segreta; è oggi che questa segretezza lascia il tempo che trova – e anzi, tutto quello che è segreto, giustamente, desta sospetti. La confraternita dei Rosacroce – a mio avviso, secondo i miei studi – nasce da una precedente e più universale confraternita, che si chiamava Stirpe di David. 
Gioacchino da Fiore la chiama Radix Davidis. 
Questo nome, Radix Davidis, lo trovi un po’ dappertutto. Lo trovi, ad esempio, sul simbolo adottato dal diciassettesimo grado della massoneria, che – guarda che combinazione – è il grado precedente a quello di Rosacroce. Io mi sono chiesto a lungo questa Radix Davidis cosa fosse, finché ho scoperto che i presidenti degli Stati Uniti d’America giurano sulla Bibbia aperta in una certa pagina. 
Giurano lì, perché lì c’è la manifestazione di quello che avrebbe dovuto essere la Stirpe di David. Perché giurano sul Genesi, 49. Giacobbe prende i 12 figli, che poi sono i capi delle 12 tribù di Israele, e ne commenta quello che sarà il ruolo, gli attribuisce una funzione, o un giudizio.

E, in particolare, a Giuda dedica questi versi: “Giuda, te loderanno i tuoi fratelli, la tua mano sarà sulla cervice dei tuoi nemici, davanti a te si prostreranno i figli di tuo padre. 
Un giovane leone è Giuda: dalla preda, figlio mio, sei tornato; si è sdraiato, si è accovacciato come un leone, o come una leonessa; chi oserà farlo alzare? Non sarà tolto lo scettro da Giuda né il bastone del comando tra i suoi piedi, finché verrà colui al quale esso appartiene, e a cui è dovuta l’obbedienza dei popoli. Egli lega alla vite il suo asinello, e a scelta vite il figlio della sua asina; lava nel vino la veste e nel sangue dell’uva il manto; lucidi ha gli occhi per il vino e bianchi i denti più del latte”. In questi versi ci sono i presupposti di quello che poi sarà il simbolismo dei Rosacroce. 
Da Giuda discenderà David; David prenderà il trono rispetto a Saul perché ristabilisce la regalità della tribù di Giuda su tutti gli ebrei. E quindi la Stirpe di David è anche la tribù di Giuda, tant’è vero che Matteo l’evangelista, per radicare Gesù Cristo in questa stirpe, e non in altre, fa tutto il genetliaco, fino ad arrivare ai genitori di Cristo, comprovando così che loro sono della tribù di Giuda. Uno dei tanti significati del famoso acrostico “Inri” è “Iesus Nazarenus Rex Judaeorum”.

Seconda cosa da sottolineare, i colori dei Rosacroce sono il nostro tricolore: rosso, bianco e verde. 
Il nostro tricolore viene scelto come futura bandiera italiana e come simbolo dell’Ausonia, cioè dell’Italia, in una loggia rosicruciana milanese. 
Perché bianco, rosso e verde? Perché sono i colori che vengono enunciati in quel passo della Bibbia: la pianta della vite è verde, il vino è rosso, “bianchi i denti come il latte”. 
Sono i colori dei Rosacroce. Tant’è vero che Beatrice, nella “Divina Commedia” (Dante faceva parte di una setta pre-rosicruciana che si chiamava Fidelis in Amore) è vestita di bianco, rosso e verde. Molto probabilmente, a livello simbolico, la regalità della Stirpe di Giuda, cioè della Radix Davidis, nasce per ricuperare una condizione perduta. 
A un certo punto della Bibbia, Abramo va a trovare Melchisedek, e nel momento in cui a va a trovare Melchisedek c’è il sacrificio del pane e del vino: la comunione, così come istituita da Gesù Cristo nel Vangelo, noi la troviamo molto prima. Melchisedek era un re-sacerdote, quindi un’emanazione della divinità, era tutt’uno con la divinità; con Abramo siamo alla venerazione della divinità. 
C’è stata la separazione dell’uomo da Dio; da quel momento, però, una serie di uomini si devono occupare di ripristinare questo stato: Davide, poi suo figlio Salomone. 
Il Tempio di Salomone è il simbolo del ricupero della condizione umana come emanazione del divino, non come venerazione del divino.


Emergono tracce di questa tradizione in tutta una serie di personaggi, negli imperatori romani, nel popolo dei Visigoti, per esempio; nel personaggio di Galla Placidia, quindi nella dinastia dei Flavii. Questa dottrina e questa tradizione riemergono potentemente in Gioacchino da Fiore, che possiamo considerare quasi un loro rifondatore. 
In Inghilterra c’era stato Ruggero Bacone, un frate francescano che è poi quello che ha ispirato il personaggio del frate ne “Il nome della rosa” di Umberto Eco, che è un esempio tipico di dottrina e di cultura rosicruciana. Quindi, anche depositario di conoscenze incredibili: Ruggero Bacone è colui che nel “De optica”, praticamente, spiega come – 400 anni dopo – costruire un cannocchiale. Si mantiene il nome Radix Davidis fino a Giordano Bruno. 
In Italia si è chiamata anche Fidelis in Amore. Ne è stato esponente Dante, ma anche – un po’ inquieto e un po’ in opposizione con essa – Federico II. 
E ci sono stati i Templari. I Templari, quando nascono, nascono con lo stesso obiettivo di Abramo quando va a trovare Melchisedek. Perché il templare che cos’è? E’ un monaco-guerriero, quindi “re” e sacerdote – è la riunificazione, no? I Templari nascono dopo la Prima Crociata, non prima – perché, avendo già riconquistato Gerusalemme, si poteva riportare questo “tesoro” nel tempio.

Quindi, i Templari non nascono – come dicono tutti quanti – per cercare qualcosa, o per sottrarlo e custodirlo; nascono per riportarlo, per ricongiungere, per reintegrare il tempio. 
Per questo, “cavalieri del tempio”. 
Non nascono con la regola di San Bernardo, non nascono con una vocazione di potere che poi li perderà; nascono con la regola di Sant’Agostino. 
Dopo, cosa succede? Si omologano, anche loro, al potere dell’epoca, e adottano la regola di San Bernardo. Erano diventati uomini d’affari, e gli uomini d’affari creano le banche. 
A tal punto perdono il loro scopo primario, che finiscono per perdere Gerusalemme, per un motivo bieco: avevano instaurato a Gerusalemme la regola in base alla quale chiunque visitava Gerusalemme doveva pagare un obolo. Gerusalemme era sacra per tutti, non solo per i cristiani: era sacra per gli ebrei, per gli arabi. A un certo punto, tramite un loro bieco personaggio, che si chiamava Rinaldo di Chatilly, mettono in piedi un piano per conquistare la Mecca, in maniera da far pagare agli arabi l’obolo anche per visitare la Mecca. A quel punto gli arabi, che erano divisi, di fronte a un pericolo così forte si unificano e riconquistano Gerusalemme. 
Quindi, i Templari “muoiono” cent’anni prima di quando viene distrutto il loro ordine, perché perdono lo scopo: sono Templari senza tempio.

Viene nominato l’ultimo gran maestro, De Molay, che invece apparteneva alla parte dei Templari non contaminata, che cerca di salvarli, ma purtroppo è tardi: il potere si è già coalizzato contro di loro, e Giacomo De Molay si chiamava Jacobus Burgundus De Molay, il che significava che era un burgundo, cioè un goto. Quindi, come vedete, la Radix Davidis cammina, viene preservata. 
Poi si estingue l’Ordine del Tempio, ma non si estingue il templarismo. 
Quindi, i Templari, con le loro conoscenze, vanno in Scozia, vanno a Kilwinning: la parte buona viene ricuperata e gestita dalla confraternita, e sceglie di dirottare tutte le proprie energie nel campo dell’arte. Allora trovare un Trecento, un Quattrocento e un Cinquecento dove i massimi rappresentanti della Radix Davidis sono nel mondo dell’arte. 
Trovate Leonardo, Botticelli, Raffaello, Tiziano. Pensavano che l’arte fosse il miglior modo per conservare quello che loro volevano conservare – messaggi, ad esempio. In particolare, invece, Leonardo viene utilizzato per depistaggio. Leonardo viene fabbricato, proprio: tenete presente che il nonno di Leonardo fa sparire i veri dati familiari.

La famiglia di Leonardo piomba nella città di Vinci, ma non c’è nessun dato che dica da dove venga, come si chiami, dove stava prima. Dopodiché il nonno di Leonardo fa un’altra bella operazione: impone al figlio Piero di fare un figlio con una donna che a lui non piace, e che poi ripudierà per sempre, che oggi tutti gli studiosi dicono che era di provenienza mediorientale. 
Bastava guardare come la chiamava Leonardo per capire da dove venisse: Leonardo, la madre la chiama Catarina – non Caterina – e Catarina viene da Cataro, quindi probabilmente di provenienza mediorientale, quindi sempre di quella cosiddetta Radix Davidis. 
Leonardo è l’unico artista dei suoi tempi che ha sempre soldi in tasca, che non ha mai problemi economici, ma soprattutto che viene sempre gradito a qualunque potere– finché c’è il Moro è gradito al Moro, e quando arrivano i francesi è gradito ai francesi, che se lo portano in Francia. 
E in tutte le sue opere “pianta” tutta una serie di messaggi depistanti, che – se uno va a guardare – da Raffaello invece vengono corretti. Cioè, il messaggio depistante del Cenacolo, con l’identità della Maddalena con San Giovanni, viene rettificato da Raffaello in un quadro che si chiama “L’estasi di Santa Cecilia”, dove ci sono sia San Giovanni che la Maddalena. E San Giovanni sempre effeminato viene dipinto, ma perché aveva 17 anni.


E’ questo, quindi, il ruolo di depistatore di Leonardo, che è servito poi per fabbricare tutta la letteratura su Rennes-Le-Chateau, che spinge tutti quanti a cercare il figlio di Gesù Cristo, sostanzialmente (perché poi questa è la verità, quindi il “Codice da Vinci”, eccetera: cioè, il mondo si divide tra quelli che mettono in dubbio il fatto che Gesù Cristo sia esistito e quelli che cercano il figlio; quelli che si occupano, invece, di quello che c’è stato in mezzo, a tutto questo, non esistono). Nel percorso parallelo, alchemico e artistico – di alchimisti che però erano proto-scienziati, come Michael Sendivogius, Rosacroce e alchimista, che è lo scopritore dell’ossigeno – arriviamo a Giordano Bruno. 
E’ lui il perno della rinascita rosicruciana; ricuperava tradizioni iniziatiche egizie, mitraiche, con una collocazione nell’ambito di una visione scientifica del mondo: il principale difensore di Galilei fu Giordano Bruno, che riorganizza la confraternita ribattezzandola Giordaniti. 
Fa questa riunione, in cui arrivano tutti i futuri Rosacroce – quindi: Simon Studion, Michele Mayer, Jacob Andreae (che è il nonno di quel Johan Valentin Andreae che è l’autore de “Le nozze chimiche di Christian Rosenkreutz”, il testo base dei Rosacroce).

Nel momento in cui in qualche modo circola la notizia che Giordano Bruno ha deciso di portare i Giordaniti alla luce del sole, capisce che tutti i suoi sono in pericolo. 
E quindi, praticamente si consegna: perché quando lui è a Venezia, già in odore di scomunica, un nobile veneziano gli fa una specie di raccomandazione per andare a Roma; lui, con questa raccomandazione (che non conta nulla) va volontariamente a Roma e si fa imprigionare. 
E’ chiaro che è andato lì perché, facendosi imprigionare lui, salvava la vita a tutti gli altri – gli risparmiava un’ondata di persecuzioni. 
Nel 1600 Giordano Bruno viene giustiziano, e nel 1622 ricompaiono i manifesti rosicruciani a Parigi e viene adottato il nome Rosacroce. 
La rosa e la croce sono state accostate per la prima volta nel Paradiso della “Divina Commedia” di Alighieri. Da un punto di vista politico, la rosa (uno dei simboli di Lutero) simboleggiava una riunificazione del mondo cristiano. 
Un altro significato è che la rosa era il simbolo della sapienza orientale – attenzione: non la rosa rossa, la rosa gialla (la cosiddetta rosa Tea) – e la croce era il simbolo di quella che sarebbe stata la sapienza occidentale. Tutti questi accostamenti, possibili e immaginabili, sono tipicamente rosicruciani – l’attribuzione di un molteplice significato allo stesso simbolo, cioè la multifunzione.

Nel momento in cui invece i Rosacroce si manifestarono, si avviarono grandi persecuzioni. L’imperatore, che aveva rappresentato la speranza dei Rosacroce, gli scatena contro una serie di guerre. A questo punto, succede che Valentin Andreae nega che esistano i Rosacroce. Dall’Inghilterra, Robert Fludd (un altro allievo di Giordano Bruno) scrive un’opera, “Silentium post clamores”, che è un messaggio preciso a tutti i confratelli: in realtà, siccome c’era stato molto chiasso, bisognava a essere invisibili, come dovevano essere i Rosacroce. 
Nel ‘700 avviene un’altra cosa molto importante. 
Le indicazioni rosicruciane, anche scientifiche, provocano tre conseguenze: la prima è la nascita dell’Illuminismo; il secondo punto è la morte della massoneria antica e la nascita della massoneria moderna. La massoneria antica aveva viaggiano in modo completamente collegato con i Rosacroce, la massoneria moderna no. L’ultimo gran maestro della massoneria antica si chiamava Christopher Wren, era un architetto inglese. 
Londra brucia; tra le altre cose, brucia anche il tempio della massoneria, con tutti i suoi archivi europei. Christopher Wren viene incaricato di fare il progetto per ricostruire Londra, e ricostruisce tutto meno che il tempio della massoneria (cioè: non rifà la massoneria).

Nel 1717 si costituisce la cosiddetta massoneria moderna, quella speculativa, a Londra, con quattro logge che si riuniscono e fanno le cosiddette Costituzioni di Anderson. Ma si costituisce un qualcosa di diverso, tant’è vero che al suo interno ci sono ancora dei soggetti rosicruciani, ma sono soggetti che perderanno la loro battaglia. Il problema è che la massoneria moderna nasce come organizzazione diretta alla gestione del potere, punto. La massoneria antica non era così. 
E soprattutto, nasce una cultura scientifica che si mette a fare la guerra alla radice da cui è nat: i chimici fanno la guerra agli alchimisti, Newton viene buttato fuori dalla Royal Society perché accusato di alchimia, e il suo posto lo prende Robert Boyle, che è massone anche lui ma è questo nuovo massone. In Francia nasce un sentimento anti-cristiano nella massoneria, per cui non si giura più sulla Bibbia e non si parla più di Grande Architetto dell’Universo. 
Da questa cosa qui nasce poi la deviazione di cricche, che vorrebbero essere Rosacroce ma sono solo rosicruciane, in cricche addirittura sataniche, luciferine, prometeiche. 
Nascono la Societas Rosicruciana in Anglia, la Golden Dawn; nasce Crowley; nasce quella che Paolo Franceschetti chiama “La Rosa Rossa”: non so e poi si chiami veramente così, ma sicuramente all’80% Franceschetti ha ragione.

Nel momento in cui viene emarginato completamente tutto un tipo di ricerca spirituale, esoterica e alchimistica, in nome dei “lumi della ragione”, l’unica parte che conviene al potere che sopravviva, di quella ricerca, è quella che rappresenta un buon motivo per diffamarla: al potere convengono i satanisti, convengono le logge deviate, conviene lo sputtanamento – conviene tutto questo, al potere, perché comporta la regressione della parte realmente pericolosa della ricerca spirituale (pericolosa per il potere, perché ne mette in discussione i fondamenti). 
E’ uno dei motivi per cui i Rosacroce a Yalta decidono di andare ad esaurimento, diciamo – infatti, da Yalta ad oggi non sono mai più emersi dei nuovi Rosacroce. Quando vedevano un artista, una persona particolare, di un certo livello, i Rosacroce tendevano ad accoglierlo, anche se non faceva parte geneticamente della Stirpe di David. 
Dalla riunione di Yalta, secondo i miei studi, i Rosacroce non hanno più accolto nessuno. 
Nel momento in cui ci fu Yalta, e poi la costituzione dell’Onu, all’interno del quale avevano degli esponenti, rivendicarono una serie di scelte, che non furono accolte: l’Onu doveva essere diverso, lo Stato di Palestina doveva essere fatto. 
Certo, c’erano le convenienze degli Stati nazionali, c’erano le lobby economiche che erano nate, c’era tutto un meccanismo di questo tipo: stava già nascendo quello che poi sarebbe diventato il Bilderberg, stavano già nascendo le organizzazioni. 
L’ultimo gran maestro è stato Salvador Dalì, e quando è morto non hanno fatto dei nuovi gran maestri. Sono andati ad estinguersi.





venerdì 19 agosto 2016

BURQA, BURKINI E CACASENNO...


Il BURQA rappresenta l'imposizione maschile TEOCRATICA, SESSUOFOBICA e REAZIONARIA imposta per dogma dal potere costituito sulle donne islamiche:
"Burqa è l'arabizzazione della parola persiana purda (parda) che significa "cortina", "velo", lo stesso significato cioè di hijab. 
Il burqa è stato introdotto in Afghanistan all'inizio del 1890 durante il regno di Habibullah Kalakānī, che lo impose alle duecento donne del suo harem, in modo tale da "non indurre in tentazione" gli uomini quando esse si fossero trovate fuori dalla residenza reale. 
Divenne così un capo per le donne dei ceti superiori, da usare per essere protette dagli sguardi del popolo. Fino agli anni '50 era prerogativa dei più abbienti ma intanto si diffuse in tutto il paese. Successivamente gli stessi ceti elevati cominciarono a non farne più uso, ma nel frattempo era diventato un capo ambito anche dai ceti poveri. 
Nel 1961 venne proclamata una legge che ne vietò l'uso alle pubbliche dipendenti. 
Durante la guerra civile venne instaurato un regime islamico e quindi sempre più donne tornarono a indossarlo fino al divieto assoluto di mostrare il volto imposto a tutte le donne dal successivo regime teocratico dei ṭālebān."

Il BURQINI ne rappresenta la sua declinazione neo-liberista, mutuata dal dogma imposto culturalmente, quindi la sua logica conseguenza nello schema del potere che si replica sempre uguale all'interno di un cerchio magico condiviso ed accettato, dove i ruoli sociali e sessuali sono forzatamente e massivamente indotti dall'alto:
" Il burqini (o burkini) è un tipo di costume da bagno femminile.
Si tratta di un costume disegnato per la compagnia Ahiida dalla stilista australiana di madre libanese, Aheda Zanetti, ed è specificamente disegnato per le donne di religione musulmana. 
Il costume copre tutto il corpo, ad eccezione del viso, delle mani e dei piedi, secondo i pretesi dettami dell'islamismo, ma è sufficientemente leggero da permettere di nuotare."

CACASENNO rappresenta tutti coloro che, da destra a sinistra, si sperticano a trattare l'argomento senza comprenderlo a fondo.
I primi cogliendo la palla al balzo per fare propaganda anti-immigrati e anti-musulmani, non certo per i diritti delle donne, dei quali a loro non importa assolutamente nulla.
I secondi "recitando" il ruolo culturale di un sinistrismo d'accatto, sicuramente obsoleto, credendo ingenuamente di difendere precetti libertari, mentre difendono inconsapevolmente il peggio di una cultura omofoba, sessista e classista, ovvero la REAZIONARIA VOLONTA' TEOCRATICA.




Chi vi scrive è da sempre laico, libertario e relativista. Sono fortemente anticlericale, e per logica conseguenza e COERENZA, sono fortemente anti-talebano, in un'accezione che contempla gli "ISMI", qualunque essi siano, nelle loro declinazioni più retrograde religiose, culturali e politiche.
Questo per dirvi che non c'è assolutamente nessun problema se una persona, italiana o straniera, segua un credo religioso.
La libertà di culto va difesa qualunque essa sia, e vanno difese anche le tradizioni culturali e religiose, che personalmente non abbraccio mai per mia consapevolezza, perché in un paese civile e democratico dovrebbe essere lasciata LIBERAMENTE ad ognuno di noi la possibilità di seguire, credere e sentirsi parte di qualsiasi fede religiosa, politica, culturale, giusta o sbagliata che sia.
Questo almeno finché il proprio credo, qualunque esso sia, non prevarichi la libertà altrui e, soprattutto, non rappresenti la FAMOSA LIBERA SCELTA di cui sopra e non sia un dogma da seguire per paura di ritorsioni o, ancor peggio, accettato per induzione culturale nel tempo.
Se lottiamo, e dobbiamo continuarlo a fare contro tutti i clericalismi, a partire dai nostri, a maggior ragione dobbiamo essere critici verso le nuove forme medievaliste che pretendono di imporre costumi religiosi, anche se la religione è solo una scusante, a tutte le donne islamiche che subiscono ancora una volta la legge del MASCHIO padrone in un contesto culturale fortemente maschilista, arretrato e patriarcale.
Il burqa e niqab sono simboli di sessuofobia patriarcale islamica e che venga difeso a sinistra per un senso di finto buonismo, ma dannoso poi per chi lo subisce, fa abbastanza orrore.
Difendere ingenuamente Burqa, Burkini e Niqab, pensando di essere liberali, ma facendo un gran danno culturale e sociale, in primis alle donne, è secondo me un errore grossolano, anche se fatto in buona fede. RICORDIAMO che tali imposizioni APPARTENGONO all'estrema destra musulmana, esse rappresentano la peggior sessuofobia PATRIARCALE e REAZIONARIA. 
Quindi sappiate cosa difendete...

Mi inorridisce che il "Boldrinismo Padronale" lo sostenga supinamente con il culo degli altri. Andrebbe benissimo se fosse una libera scelta della donna, magari potesse scegliere se intubarsi tipo palombaro o prendere il sole completamente nuda. 
Ovviamente così non è, ed il conformismo, sempre con il culo degli altri, accetta questo orrore culturale però poi si indigna magari per i simboli cristiani od orrori nostrani. 
Questa schizofrenia, sempre con il culo degli altri, è la causa atavica del masochismo culturale di una certa sinistra, votata a perdere sempre e ad essere lo strumento inconsapevole del neo-liberismo che la utilizza per ragioni opposte, cavalcandole come ha sempre fatto. 
Prima di fingere di accettare costumi medievalisti si dovrebbe chiedere alle tante donne musulmane, se fossero in grado di scegliere, cosa opterebbero. 
La risposta penso che ve la immaginiate tutti...

Oltretutto, il capitalismo viene in aiuto della "Causa" con il Burkini, perché il suo mercato globale sta fruttando un sacco di soldi e state tranquilli che non verrà vietato. 
Valgono più i soldi che i diritti di scegliersi il proprio abbigliamento in piena libertà, maturità e consapevolezza.
L'esempio ironico dell'articolo che gira in rete sul fatto che anche le suore hanno il velo, è concettualmente fallace. Uno perché le suore appartengono ad ordini religiosi, mentre le DONNE musulmane NON DOVREBBERO APPARTENERE ad ordini religiosi. 
Non si sta discutendo di "suore musulmane" da contrapporre a suore cattoliche. 
E' un'offesa anche parificarle alle suore, perché inconsciamente, significa che le si ritiene schiave religiose, quindi una vistosa contraddizione concettuale. 
Da un lato si accetta il fatto che loro siano COSTRETTE ed indotte culturalmente a vestirsi come suore, se non peggio, contemporaneamente, si vorrebbe però difendere un principio di libertà, non si capisce quale, ovvero, quello di subire tale illibertà, in quanto dato di fatto culturale da accettare. 
E se per assurdo o per "legge", come avviene in IRAN ed in tanti paesi islamici, dovrebbero essere costrette a rispettare il dogma di NON POTER EREDITARE la casa ed i beni del marito defunto, in quanto donne musulmane, lo dovremmo accettare per un principio di cattivo relativismo culturale??? 
NO!!! 
Il relativismo culturale, ed io relativista lo sono fin troppo, funziona e deve esistere fino a quando non viene calpestata la dignità e la volontà della persona a causa del MINISTERO del Culto, anzi, del Ministero del Culo, però degli altri.
L'unica speranza per il futuro è lottare e sostenere tutte quelle donne musulmane femministe MODERNE, che nei loro paesi rischiano la vita perché si battono anche legalmente a favore dei diritti delle donne contro i talebanismi reazionari e classisti, che in occidente ingenuamente però qualcuno a sinistra difende e a destra strumentalizza.