sabato 26 novembre 2016

VENERDI' NERO, OVVERO LA SUBLIMAZIONE DELLA RIVOLUZIONE...


Nello stesso 25 novembre, muore l'unico personaggio che una rivoluzione è riuscita a farla.
La notizia della morte di Fidel Castro fa da contraltare a quella dell'esaltazione del capitalismo, una sorta di Livella, dove la sublimazione della rivoluzione simbolicamente sostituisce quella naturale.


Prima di analizzare il "Black Friday", ribattezzato dal sottoscritto "Black Free-day", invito tutti i lettori a visionare bene questo terrificante e surreale video che mostra decine e decine di assalti a store e negozi da parte di orde di zombi famelici, il cui unico scopo è consumare e spendere per primi a costo di essere menati e calpestati dalla folla indemoniata.
Il termine storico dell'evento si riferisce a due grosse crisi che colpirono il mondo finanziario.
La prima crisi fu quella di Venerdì 24 settembre 1869, chiamata Black Friday, mentre la seconda più tristemente famosa, quella di Martedì 29 ottobre 1929 chiamata Black Tuesday
Nel 1929 avvenne il crollo di Wall Street e il 29 ottobre dette inizio al periodo noto come la Grande Depressione.
Il Black Friday oggi rinasce sotto una nuova stella e viene accuratamente osservato ed atteso da tutti gli analisti finanziari e dalle borse americane e internazionali.
Il Black Friday farebbe riferimento anche ai libri contabili dei commercianti che passano dal colore rosso (perdite) al colore nero (guadagni). Indicherebbe quindi l'inizio di un periodo di grandi guadagni, che arriva fino al periodo Natalizio, portando in attivo le casse degli store.
L'espressione Black Friday per alcuni sarebbe nata a Philadelphia e deriverebbe anche dal congestionamento del traffico stradale che si sviluppa nel giorno della corsa ai saldi anticipati negli Stati Uniti che avviene appunto a fine Novembre.


E' curioso osservare questa guerra tra poveri, questa ansia di morte sublimata attraverso la ritualità dei consumi, questa voglia di arrivare primi all'altare padronale ed assicurarsi la nuova Playstation scontata, il nuovo smartphone subacqueo o la TV più fica made in Hong-Kong.
E' triste constatare quanta energia vitale venga consumata per alimentare il capitalismo da folle oceaniche ipnotizzate dal sistema. Orde di bestie che si preparano da giorni all'assalto finale del fortino dei balocchi, aspettando con meticolosa pazienza l'evento commerciale per celebrare la messa caotica del Venerdì Nero e poi scatenare l'inferno al suono delle sirene meccaniche.
Se la stessa energia venisse consumata per fini più nobili o come antagonismo reale al sistema, pensate potenzialmente quante rivoluzioni, manifestazioni o criticità potremmo esprimere con questi numeri. Ogni volta che viene approvata una legge contro i cittadini, contro il lavoro e lo Stato Sociale, potremmo contare per inerzia sull'appoggio di masse da contrapporre a banche, governi, istituzioni. INVECE NO, la massa non istruita e senza coscienza di classe, evita accuratamente di ribellarsi o lo fa troppo poco, perché è SOLO intenta e concentrata a consumare, spendere e lottare contro il suo simile, menandolo, calpestandolo, pur di arrivare a mettere le sue sudice mani nello scaffale dello store più trendly, in un gioco al massacro fatto con il sorriso in bocca.


Il rito consumistico del Venerdì Nero mi ricorda tanto la trilogia del film "La notte del giudizio".
The Purge (titolo originale) è una serie di film horror-thriller, scritta e diretta da James DeMonaco.
È composta da tre film, La notte del giudizio (2013), Anarchia - La notte del giudizio (2014) e La notte del giudizio - Election Year (2016). La serie è ambientata in una futura America distopica, dove una volta all'anno, per un periodo di dodici ore, ogni crimine, incluso l'omicidio, è reso legale.
Ci sono molte analogie con La notte del giudizio, che è ovviamente una sottile ma potente critica al sistema reazionario liberista americano, infatti anche nella realtà a cui il film si ispira, vediamo gente sfondare vetrine e cancelli, picchiarsi e sentirsi legittimati a perpetrare qualsiasi brutalità in nome dell'evento.
E' questo il punto, la legittimazione da parte del sistema a scatenare la furia bestiale della massa contro se stessa, la stessa furia viene canalizzata verso un obiettivo illusorio ed accettato. 
La psicologia di massa è sempre la stessa, il sistema può contare su solide certezze.
"Mors tua vita mea, ti mordo, ti strappo i capelli, ti sferro un pugno, mi sfogo contro un povero sfigato come me e sono contento, afferro la consolle all'ultimo grido della Sony, ho svolto perfettamente il gioco dei ruoli che lo schema di potere mi ha preservato in nome dell'evento".
E guardate bene, non c'è bisogno di nessun complotto, di nessuna manipolazione, basta legittimare la pancia della massa ilica ed il gioco è fatto. La manipolazione è già avvenuta in altri templi, tutto procede per inerzia, nessuno vuole ribellarsi, nessuno vuole uccidere metaforicamente il padre, ma vuole solo essere il figlio prediletto, come quando Caino uccise Abele, e portarsi sotto l'alberello di natale il pupazzo insanguinato più bello per mostralo ai figli e ripetere l'eterno rito circolare.


La cosa più deprimente di questo Flash-Mobe dell'orrore è che il popolo non esercita un sano esproprio proletario, dovuto a situazioni di indigenza, ma lotta per pagare prodotti ed alimentare chi fa loro continui espropri.
Non lotta per legittimare se stesso e la collettività ma lotta SOLO quando è legittimato a scegliere la via più facile, quella di restare dentro il suo ruolo sociale che ha imparato a riconoscere, dal quale si sente rassicurato nella pericolosa ed ostile giungla metropolitana, forse l'unico appiglio che lo tiene in vita e lo protegge. Non è cambiato molto dai tempi dei primi ominidi saggiamente raffigurati in 2001: Odissea nello spazio.
E' questa la perversione più nera del Venerdì Nero, perché dopo la guerra tra poveri per assicurarsi oggetti funzionali a reggere il sistema, li vediamo tutti in fila diligentemente dirigersi verso le casse in religioso silenzio, felici e contenti, a spendere gli ultimi risparmi per prodotti non scontati ma riportati parzialmente ai loro costi reali.
L'importante è essere i primi della fila, come animali di un allevamento per essere triturati, dopo essersi assicurati il podio attraverso il sangue ed essere cibo di ALTRI.
Con queste premesse la rivoluzione è già stata sublimata, altro che persa, con buona pace di Fidel e di Cuba, il Black Friday è la vera ed unica rivoluzione del sistema odierno e la vera anarchia del potere.

Buon Venerdì Nero a tutti...







































martedì 22 novembre 2016

TRUMP, OVVERO "SINISTRA" "CENTRO" "DESTRA" DEL PARTITO UNICO LIBERISTA



                                


TUTTO TORNA e torna male...
Quando parlo di continuità e di "passaggio di consegne" trasversali in politica, mi riferisco a questo paradigma.
Questo delle recenti elezioni presidenziali americane è uno dei tanti esempi, ma evidentemente è dura da digerire per chi ha sempre percepito una realtà dicotomica bianca o nera.
Il banco vince sempre...
cit. Lo Schema


Essersi sbracciati a favore della Clinton è uguale all'essersi sbracciati a favore di Trump.
Non ha vinto la nuova politica, non esiste la nuova politica. Lo schema è sempre quello ed il convento offre quel menù, puoi scegliere tra carne e legumi, puoi preferire il pesce alla pizza, puoi anche decidere di digiunare, ma la chiesa rimane tale e continua ad officiare messa come prima e più di prima.
Molti analisti e critici di ogni latitudine ed estrazione hanno salutato positivamente la vittoria di Trump, percepito come il nuovo salvatore, ovvero, il CAMBIATORE, colui in cui riporre l'ennesime speranze tradite, il vendicatore che sfancula l'apparato e la sua icona di Stato, interpretata da una antipatica e supponente Clinton.
Una volta tanto, noi italiani, siamo stati dei precursori con Berlusconi. Anche noi abbiamo creduto al miliardario ridens, anche noi siamo rimasti affascinati dal suo potere, dai suoi soldi, anche noi ci siamo identificati proiettando le nostre ansie nell'avatar più noto mediaticamente, colui che faceva già parte dell'immaginario collettivo da anni.
Lo stesso è accaduto in USA, perché Trump ha risvegliato quell'orgoglio a stelle e strisce sopito da anni di pessima politica dell' Establishment, percepita come lunga mano dei poteri forti, che con Obama ha tradito qualsiasi aspettativa reale di cambiamento, a parte pochi zuccherini ottenuti sulla sanità ed un "buon accordo" storico con l'Iran sul nucleare.
Per il resto, la precedente amministrazione ha continuato la sua politica imperialista in medioriente, in Ucraina, alimentando il terrorismo ovunque, ha continuato ad esercitare la sua ingerenza in tutti i paesi satelliti e garantito lunga vita al sistema liberista di cui era consapevole espressione.
Il popolo americano difficilmente premia i Democratici più di 2 volte di seguito, questo almeno negli ultimi decenni, la storia americana invece ha visto i Repubblicani vincenti un terzo delle volte in più rispetto ai propri colleghi.
Nell'immaginario popolare la Clinton aveva già governato 2 volte, prima con il marito e poi con l'amministrazione Obama, rappresentava il vecchio, la solita gestione della res publica lontana dalla gente, incarnava tutto quello possiamo definire come mala-politica. Poco sono serviti gli appelli delle star, la campagna mediatica televisiva e di buona parte della stampa, il sentimento popolare aveva già scelto il proprio monarca, essendone in astinenza.
Trump è la materializzazione del sogno americano dal punto di vista del suo elettorato, il jolly che scombina le carte, colui che è apparentemente fuori dai giochi politici, uno vicino al popolo pur essendo così lontano da esso, l'icona perfetta che funge da specchio per le allodole, quello che nella vita è riuscito a realizzare tutto e di più.
Quale migliora icona populista poteva esserci per battere il grigiore dei Democratici?
Vince chi legittima i sogni non chi li castra, la massa ha bisogno di identificarsi nel proprio capo branco, egli deve rappresentare una figura patriarcale, severa, autoritaria ma, talvolta, bonaria e compassionevole.
La Clinton simbolicamente ha pagato il fatto di essere donna, nonostante potesse sembrare il contrario, e se dovessimo fare un quadretto familiare, potrebbe essere la zia acida e zitella che fa la saputella, ma nasconde tanti scheletri nell'armadio, mentre Trump lo zio mascalzone ed un po' burlone che, durante le feste natalizie, arriva con la slitta dorata guidata da 2 dive di play-boy e ti regala proprio quello che segretamente desideravi da tempo ed un intero catering per il lauto pranzo, pagato in prima persona e portato da una flotta di camerieri in divisa. La zia acidella, invece, quella che ha preparato la solita vecchia torta di carote, pensando facessero tanto bene, invece odiate da tutti i commensali, spacciata per torta casalinga, magari pure comprata al discount multietnico dietro alla 5° Avenue di New York.
In uno scenario del genere, era ovvia la vittoria di Paperinick/Paperone aka Trump, con il suo ciuffo volutamente trasandato, come se fosse appena uscito da un party molto trandy.
Il popolo aveva già scelto, anche se i sondaggi avevano convinto la maggioranza di noi della vittoria certa della Clinton.
Purtroppo per il popolo, anche il sistema aveva vinto, assicurandosi la vittoria in entrambi i casi.
Ogni candidato rappresentava una certezza e sosteneva indirettamente il suo avversario, soprattutto, ogni candidato assicurava al sistema che li aveva espressi la stessa continuità politica, magari con diverse sensibilità l'una rispetto all'altra, ma sostanzialmente la stessa minestra dello stesso convento di cui sopra.
Andiamo ad analizzare le similitudini ed iniziamo a scoprire le carte, osservando che anche Trump aveva i suoi importanti alleati...

Alleati finanziari:
Il sistema militare USA ha votato prevalentemente Repubblicano, come da tradizione.
Le lobby delle armi si sono schierate per la deregulation a favore dell'elefantino rosso, le lobby dell'edilizia e delle grandi costruzioni lo hanno finanziato fin dall'inizio, le lobby del carbone, ovvero dell'energia "sporca" lo hanno incensato contro il "modernismo ambientalista" dei Democratici, la lobby agroalimentare e tanti altri mondi legati alla vecchia concezione di produzione più isolazionista, idem. Inoltre, le diverse case farmaceutiche e Fondazioni per la ricerca e produzione di vaccini e OGM per allevamenti industriali hanno visto in Trump quello che meglio poteva rappresentare i loro interessi.
Ognuno ha i suoi sostenitori e simpatizzanti che, a targhe alterne, un mandato piuttosto che l'altro, possono soddisfare le proprie esigenze industriali, talvolta aspettando qualche anno, talvolta nell'immediato.

Immaginario popolare:
La gente ha votato Trump per 3 motivi principali.
1- La percezione di essere difesi dagli immigrati, lo spauracchio della guerra tra poveri alimentato dalla propaganda populista. Simbolicamente e sempre in uno scenario familiare, quello di non essere più i figli prediletti e di non accettare tanto benevolmente di condividere la propria tavola con figli illegittimi, stranieri, nuovi arrivati senza storia, con altra storia alle spalle, coloro che vanno a rompere lo schema patriarcale antico ed accettato e vengono accolti come propri simili o pari.

2- La percezione che la Clinton non fosse adatta al ruolo che le competeva, intanto una donna (come si permette una donna di comandare una nazione) per di più una donna stanca ed ammalata, cornuta ed onnipresente nel freddo ed algido scenario politico corrotto e non certo in quello più accomodante, evanescente e dorato di Trump, che appartiene al mondo proiettivo e delle fiabe, con i suoi castelli moderni senza fine dove tutto è possibile accada.
Entrambi mondi lontani dalla gente, ma sicuramente più affascinante, subliminale e vincente quello di Trump.

3- Per le scelte politiche reazionarie proposte, salutate positivamente anche dalla working class oggi estesa al ceto medio, perché l'americano medio percepisce lo Stato come un ostacolo e quindi non ama politiche di spesa pubblica che riguardino Sanità, Scuola, Stato Sociale, Immigrazione e Tasse.
Non esiste una reale rappresentanza a sinistra, la coscienza di classe è un termine proibito e misconosciuto, generalmente la massa o sceglie di non votare, oppure si butta direttamente a destra, nella speranza della concessione delle briciole da parte del regnante di turno, scegliendo per simpatia, per spirito di rivalsa tra una categoria e l'altra, come quando assistiamo ad uno show televisivo o ad una partita, dove ognuno di noi tifa per uno dei due giocatori o per una delle due squadre in campo.
Solitamente la squadra che ha più tifosi è la vincente, e ciò è direttamente proporzionale con lo status del fedele sostenitore che ha bisogno di identificarsi in qualcosa più grande di lui, qualcosa che lo faccia sognare ancora un'altra volta, qualcosa che confermi e riconfermi il rito familiare al quale è abituato a sottostare fin dalla nascita.

La mentalità patriarcale in uno dei paesi più razzisti e misogini di sempre, ma vale per qualsiasi luogo sulla terra, è per natura masochista ed aggressiva. Non a caso la campagna di Trump è stata perfettamente impostata su quel registro, era tutta atta a riattivare quegli schemi archetipici classici di un gregge in cerca del proprio pastore autoritario che lo difenda dal lupo e da greggi stranieri. Non a caso assomiglia nei modi e nell'aspetto a quei predicatori evangelici che gli americani hanno imparato a conoscere negli ultimi 50 anni.
Se il male minore (per il sistema) fosse stata la Clinton, il sistema avrebbe fatto in modo di truccare le votazioni a suo favore, invece, ha ritenuto con saggezza che il male minore (per il sistema) fosse proprio Trump, già presente nell'immaginario collettivo da decenni come rampante cavallo di razza.



"SINISTRA" "CENTRO" "DESTRA" del Partito Unico Liberista...
Hillary, bruciata fin dall'inizio, non era che il ponte per arrivare a far fare ad un nuovo avatar quello che a lei non avrebbero permesso di fare, sempre in relazione alla percezione popolare.
Intendo dire che il popolo americano non avrebbe tollerato più una finta sinistra governativa, per quello che Trump sarà colui che continuerà più o meno la stessa politica di prima da diversa angolazione, legittimato a fare il lavoro sporco, rilanciando il Sistema.
Trump sarà per la piazza moderata quello che Obama fu illusoriamente per i neri.
Un contenitore che svolge il compito di metabolizzatore del dissenso, trasformandolo in accettazione del sistema. E' lo stesso meccanismo nostrano del "berlusconismo" e del "boldrinismo", non a caso i piddini si comportano da parte opposta come i forzisti dei bei tempi, ovvero esercitano la strenua difesa del capo e l'accettazione del cerchio magico con le sue regole irrazionali ed i suoi cortocircuiti logici.
L'importante è preservare il proprio campanile, la propria parrocchia, anche se la chiesa è poi la stessa.

In realtà, cambierà molto poco e qualcosa cambierà in peggio.
Concretamente forse muterà "solo" la gestione della spesa pubblica interna, ciò non farà che aumentare il divario tra chi si può permettersi cure e istruzione e chi no.
Ci saranno ulteriori tagli al sistema sociale, mentre per quanto riguarda la politica estera non cambierà assolutamente nulla, anzi, ci sarà un'evoluzione dell'agenda, nuove strategie ma per gli stessi scopi di prima.
In USA e un po' ovunque, i candidati di entrambi i partiti sono scelti in base alla loro ricattabilità.
In realtà essi sono solo P.R. di lusso, ovviamente non decidono proprio nulla, devono solo rappresentare in maniera diversificata gli stessi interessi generali, poco importa se i livelli intermedi possono appoggiare l'uno rispetto all'altro candidato Premier, il Sistema è comunque salvo in entrambi i casi.
Questo è uno dei motivi per cui gli schieramenti in campo sono così terribilmente simili.
Sono due facce della stessa medaglia del Partito Unico Liberista, sono due pupazzi piazzati in TV per far credere alla maggioranza silenziosa ma sempre festosa quando si celebra una vittoria, di vivere in una democrazia, sono creati per far percepire ai sudditi una recondita speranza e dar senso alle loro misere esistenze di schiavi, la classica gabbia con sbarre invisibili.

Ovviamente, esiste una guerra fratricida tra fazioni politiche, massoniche, industriali, ed ognuna tira acqua al suo mulino da sempre, è fisiologico tutto ciò, ma sopra di esse c'è la stessa IDEA, lo stesso schema di potere che si replica all'infinito, concetto ben raffigurato sul dollaro, ovvero, quello della piramide egizia con il vertice separato dalla sua base, dove impera religiosamente il grande occhio onniveggente che sublima il suo vertice. La moneta è la stessa, solo che ci limitiamo a guardare le facce una alla volta e non il significato recondito nella sua totalità.
In USA ha perso chi rappresentava i "poteri forti" delle banche e delle multinazionali ed ha vinto chi invece rappresentava veramente il popolo americano del ceto medio...!!! 
UN COGLIONE INSOMMA... sic!
cit Massimo Messina


Il discorso su Trump Fratello di frangia e sulla Sorella Clinton, espressioni delle rispettive casate massoniche, non rappresenta il vero problema, anche questo è fisiologico e sempre accaduto nei secoli.
Il problema non è scoprire se il nuovo paladino delle masse sia anch'esso massone come tutti gli altri, ma cosa riuscirà a fare di buono o di cattivo nel ristretto range di azione che può competere ad un burattino presidenziale.
Diminuirà la spesa pubblica del welfare per il suo popolo, tagliando scuola e sanità come auspicano anche masochisti suoi elettori proletari, i primi poi a subire tali tagli?
Oppure salverà quel poco di buono e di sociale che, tra una guerra e l'altra, ha fatto Obama detto il buono, quello del Nobel della pace che ha però stranamente sulla coscienza migliaia di morti?
Farà ulteriori favori fiscali mafiosi al grande capitale edilizio ed imprenditoriale, come quelli di cui ha goduto 20 anni fa dopo pesanti bancarotte fraudolente, pagate in toto dall'erario americano e dal suo stesso popolo e futuro acclamatore?
Si accorderà con Putin sulla questione UCRAINA, magari facendone una nuova in qualche lontana regione BRICS, tirando le lenzuola semplicemente dall'altra parte?
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump riconoscerà Gerusalemme come capitale "indivisa" di Israele, "unica ed indivisibile", come sancito nel 1980 dalla Knesset, provocando volutamente malumori sul fronte arabo palestinese e quindi presupposti per una nuova/diversa stagione di terrorismo, sempre in previsione di una vittoria finale sull'ISIS che, a quel punto, cambierà nome come già è avvenuto in passato, mantenendo sempre la prerogativa di gatekeeping per giustificare nuovi conflitti ed un nuovo espanSIONISMO, il tutto magari insieme ad improbabili alleati come i russi?
Rispetterà gli accordi con l'Iran sul nucleare, nonostante i malumori della destra israeliana?

In realtà, come è auspicabile e terminati i toni reazionari di propaganda, sul fronte interno dello Stato Sociale, seguirà la rotta precedente di innalzamento della previdenza sanitaria, dato che saremo in presenza, almeno inizialmente, di un conservatorismo compassionevole che rappresenterà una sorta di neo-keynesianesimo, atto a placare anche la "fame" chimica dei suoi oppositori, sempre Senato repubblicano permettendo. Nel caso optasse per ulteriori politiche di tagli e privatizzazioni, ci troveremmo dinnanzi ad un'involuzione democratica reale.
Dopo e in virtù della stessa agenda, proseguirà più o meno nella stessa direzione anche in politica estera. Speriamo vivamente non faccia altre guerre come i suoi predecessori, ma temo di sbagliarmi, infatti gli hanno piazzato Pence a controllarlo da dietro le quinte, l'uomo CIA e dello scandalo antrace post-2001, il reazionario PENTHALPHA alle costole, l'uomo ombra della politica estera, come lo fu per Bush, lo stesso che ricevette finanziamenti da quell' illusorio avversario di un SOROS, lo stesso che ha giurato guerra al neo-presidente, quello delle primavere arabe, finanziatore delle manifestazioni colorate anti-Trump.
Soros da buon ed intelligente sinarca sionista quale è, gioca contemporaneamente su più tavoli ed avrà ancora un ruolo come finto antagonista dei repubblicani, andando a rafforzare l'immagine eroica del nuovo inquilino presidenziale.

Riguardo alla suggestione di un eventuale scenario dove Trump impazzisca e faccia di testa sua, non esiste nessun reale problema, verrebbe subito ricattato proprio in virtù dei favori che gli salvarono il culo 20 anni fa dalla grande bancarotta.
I miliardari di un certo rango non pagano le grandi imposte con semplici stratagemmi. Devono però sottostare a qualsiasi diktat e ricatto futuro, nel caso un giorno tornino utili alla causa o provino a sfuggire dalla ragnatela, uscendo dal loro ruolo sociale preordinato.
Tale ‘sconto’ è stato concesso a Trump in quanto dalla sua dichiarazione dei redditi per il 1995 risultava che avesse una perdita pari a 916 milioni di dollari. Dichiarare una tale perdita potrebbe avergli consentito di cancellare oltre 50 milioni di dollari all’anno di reddito imponibile per oltre 18 anni. Gli esperti fiscalisti intervistati dal New York Times spiegano che esistono delle regole fiscali molto vantaggiose per i miliardari come Trump che permettono l’uso di questo stratagemma per evitare di pagare le tasse in maniera del tutto legale.
Se quindi dovesse uscire dai binari prestabiliti, farebbe la fine dei suoi 3 collaboratori precipitati con un elicottero in un incidente molto oscuro, fatto accaduto sempre 20 anni fa, nel suo periodo più nero. NB: Ricordate Silvio Berlusconi e lo stalliere di casa che lo controllava a suon di avvertimenti mafiosi???
Gli Anni 90 furono un periodo fondamentale che segnarono un passo importante della scalata mafiosa di Trump nel Club, fortuna che dovrà rendere conto ai suoi padroni al momento opportuno, come a tutti è capitato da sempre, senza eccezione. Kennedy pagò con la vita certe scelte... 
Lui è ben consapevole di essere una pedina ricattabile, ed anche in quest'ottica rientra la sua "spontanea" candidatura e vittoria alle presidenziali USA 2016.

Ecco, io penso che le elezioni di TRUMP, come un po' tutte le altre, siano il risultato di un doppiogioco per giustificare nuovi contenitori di dissenso e far accettare la solita agenda liberista da chi illusoriamente, oggi, rappresenta il Nuovo contro il Vecchio.
Magaldi ha parlato di un Trump espressione di poteri forti massonici misti, atti a scongiurare la cordata del neo-Bush alle primarie repubblicane, gli stessi poteri che, come dice giustamente Carpeoro, si sono scelti il nemico, quindi e di fatto si è giocato barando fin dall'inizio.
La Clinton poteva essere un'opzione, ma soprattutto, secondo me, è stata il cavallo di troia della vittoria di Trump che, stando alla logica del discorso di cui sopra, avrebbe fatto vincere sempre gli stessi competitors, le stesse fazioni trasversali contro altre ancora più pericolose, oppure, semplicemente diverse, o, ancor peggio, differenti/uguali.
Trump sarà lo sbirro buono che ha sconfitto quello cattivo, la Clinton, quindi una manna dal cielo per il Sistema dei Sistemi che potrà continuare il suo lavoro sporco con la benedizione del suo popolo sovrANO.
Soros, come la stampa avversaria, non farà che fortificare la leadership di Trump, dato che questo odiato miliardario finanziatore delle primavere arabe sarà il suo apparente nemico giurato.
Tanti nemici, tanta gloria con il plauso del popolo.
I poteri forti in questo modo hanno sempre pronto il piano B, l'importante è che la Fenice rinasca dalle sue ceneri e che il Partito Unico Liberista continui la sua opera, magari con altra maschera, ma sempre con lo stesso schema di potere alle spalle o sulle ali.
Trump, come chiunque altro al posto suo, è servito a rafforzare il Sistema dei Sistemi, lo stesso di prima, a convogliare voti in contenitori populisti escludendo la iattura di un vero antagonismo radicale anti-sistema che inizi a sognare modelli politici differenti dal pensiero unico vigente, riaccendendo l'egregora sopita verso il totem di comando.
L'egregora alveare si era spenta con la Clinton/Obama che era un altro uguale/diverso plagio passato, c'era bisogno di riaccendere la sacra fiamma regale.
Lo si è fatto con un personaggio che piace alla maggioranza silenziosa, così LORO potranno fare le stesse cose con il beneplacito dei sudditi, la consacrazione è energeticamente vitale per il potere costituito.
W il  P.U.L. Partito Unico Liberista (antico e accettato)



PS: CENA SATANICA A CASA DELL'ARTISTA MARINA ABRAMOVIC:
(Domanda postata su FB prima dell'Election Day)
-Ritengo da tempo che Wikileaks svolga un ruolo, consapevole o meno, di velina del potere costituito. Viene veicolata ogni volta che il sistema deve aggiustare qualcosa, controbilanciare, riordinare. Questa volta è toccato a Hillary e suona come un avvertimento massonico chiaro come il sole, della serie "ricordati chi sei e da quali ambienti provieni".
Qui volevo soffermarmi sulle indiscrezioni delle mail rubate in join venture con l'FBI, e non tanto sulla zia arimanica o il finto antagonista populista Trump amico FRATERNO dei Clinton fino a ieri, ovvero, sulla funzione di una certa elite dell'Arte Contemporanea, ma il discorso potrebbe essere ampliato ad altri ambienti, che è un'emanazione di precisi circoli di potere controiniziati e che ha volutamente distrutto la vera Arte sostituendola con la sua sublimazione necrofila.
Ovviamente, la ABRAMOVIC nega tutto e ridimensiona la cena dei cretini, rigettando le accuse di satanismo, ma non è quello il punto. Non mi interessa se la pseudo-artista lo sia o meno, semmai è un certo humus culturale che aleggia dietro a certi poteri ad esserlo.
Questi gemellaggi culturali sono a mio avviso espressione di certi mondi che appartengono a questo eterno dualismo speculare.
1- Distruzione dello spirito/coscienza-Esaltazione dell'involucro e delle effimere apparenze...
2- Materia-Antimateria...
3- Esplosione-Implosione...
4- Vecchia religione-Nuova Religione...
5- Corpo Rituale e Sacrificio-Sacrificio e Corpo Rituale...

Risposta su FB di Pietro Esposito:
-Probabilmente ciò a cui si fa riferimento è il rituale delle "Cinque M", noto a certi ambienti, per il resto sono d'accordo sul fatto che sia sottoposta a "bilanciamenti" della Dea Maat; tuttavia, in queste ore, negli Usa, si sta decidendo se adottare o no una politica tipo Brexit su larga scala, oppure scegliere la continuità con la Clinton.
Voglio ricordarti il discorso sulla tentazione di Gesù Cristo da parte del diavolo, quando quest'ultimo invita il rabbi nazareno a buttarsi di sotto da un ampio pinnacolo, affinché intervenissero gli angeli a salvarlo...











venerdì 11 novembre 2016

TRUMP E RETROSCENA OCCULTI: 7 DOMANDE A PIETRO ESPOSITO...



Ho realizzato un'interessante intervista esoterica all'amico Pietro Esposito sulle recenti elezioni USA e sulla vittoria di Donald Trump. Retroscena e dinamiche occulte, da quelle più empiriche a quelle di natura più sottile. Spero sia di vostro gradimento e possa essere un prezioso spunto per la comprensione del Potere sotto ogni declinazione esso si presenti.
Un ringraziamento ed un abbraccio a Pietro Esposito.

Introduzione:
- Mi presento, mi chiamo Pietro Esposito, il mio percorso iniziatico è iniziato molto presto, dentro il gruppo di Ur, quindi non ho ricevuto un’iniziazione massonica, ma di altro tipo.
Tuttavia ho studiato negli anni la massoneria, conosco massoni e alcune loro dinamiche esoteriche. Attualmente partecipo ad alcuni consessi magico-iniziatici e sono socio fondatore del Movimento Roosevelt del Gran Maestro Gioele Magaldi.

1- Perché i poteri forti, fino a ieri schierati in parte con i Democratici ed andando contro i loro interessi, hanno permesso che TRUMP vincesse così facilmente e al di la di ogni pronostico, senza osare di truccare le carte, come spesso avviene? Siamo sicuri che ciò non faccia parte di una strategia più complessa e che TRUMP stesso non sia parte integrante di determinati poteri massonici?
- Rispondo alla tua domanda su Trump, neo presidente degli USA.
Sarebbe più consono chiamarlo fratello Trump, visto che appartiene ad una massoneria di frangia. Costui, nella corsa competitiva alla White house, contro la sorella Hillary Clinton, ha vinto perché così è stato deciso nei circuiti dell’aristocrazia latomistica, in previsione di quella che potremmo definire la fase della transustanzializzazione dopo quella della consustanzializzazione, cioè quando le elite hanno fatto corpo unico con il demos popolare, desautorando il popolo di se stesso, imponendo morbidamente la sua identità elitaria.
Poi, sempre le elite, hanno deciso di provocare uno scollamento dal popolo per determinare un nuovo stato di dipendenza, provocando una fase di allontanamento transustanziale, confidando che nella fase consustanziale il demos popolare è stato addomesticato ad un’identità che potremmo chiamare demo-aristocratica, la fase keynesiana del consumo.
Tuttavia questo ciclo non poteva durare ad infinitum, si è passati cosi al rigore della povertà diffusa. Ora, come per i drogati, dopo l’astinenza, si rigetta la droga su piazza ma ad un prezzo maggiore; questa fase ha dato vita a Trump, alla Brexit, ecc…
Questa nuova fase di dominio sarà quindi accompagnata da un neo-keynesianesimo, una sorta di ritorno di quello che, negli anni 80 fu chiamato ”conservatorismo compassionevole”, in Europa passa sotto il nome di ”helicopter money” accennato da Draghi. 
Possiamo così chiamarlo “conservatorismo progressista” e, in ciò ha ragione Magaldi.

2-  E' possibile che Hillary fosse una pedina oramai bruciata (moglie di Clinton, governo Obama) e che il Sistema abbia scelto in progress di offrire la "caramella" TRUMP per il popolo del web e quello elettorale, per ottenere diversamente quello che con lei sarebbe stato più impopolare realizzare e far accettare? In questa ottica, come vedi le accuse dell' FBI a Hillary Clinton a pochi giorni dal voto e subito ritirate, rientrano nel progetto eventuale di bruciare l'ex-favorita ed avvantaggiare TRUMP?
- Sulla modalità di questa elezione, i media non hanno sbagliato nulla; tutti sapevano che avrebbe vinto Trump ma si è continuato a sostenere la Clinton per difendere, formaliter lo spirito degli apparati elitari, materialiter la retorica populista di Trump.
Nessuna sorpresa, quindi, tra chi “sapeva”; anzi direi che tutto è riuscito alla perfezione, 
Vorrei, inoltre, spendere qualche parola sulle eccentricità di Trump.
Ebbene, ciò appartiene ad evocare forze psichiche atte a realizzare quello che si vuole realizzare, utilizzando un qualcosa di simile a quella che Freud chiama “libera associazione”, una sorta di incandescente psichicità primordiale che esprime “una psiche primitiva “ nell’ente meccanizzato come cadavere psichico, un Io automatico…

3- Scrivevo il 5 Novembre su FB: "Ritengo da tempo wikileaks una velina del potere veicolata ogni volta che il sistema deve aggiustare qualcosa, controbilanciare, riordinare. Questa volta è toccato a Hillary e suona come un avvertimento massonico chiaro come il sole, della serie "ricordati chi sei e da quali ambienti provieni". Volevo anche soffermarmi sulle accuse della presunta "cena satanica" con l'artista ABRAMOVIC e sulla funzione di una certa elite dell'Arte Contemporanea che è talvolta emanazione di circoli controiniziati legati al potere politico.
Cosa c'è dietro a questa precisa accusa fatta veicolare sui social e sui media???
- La funzione che ha svolto la Clinton è quella di materia passiva, custode, come ho detto della formalità dell’apparato, apparato che deve conservare i riti, i modi e l’anima delle elite.
In tal senso si spiega la sua partecipazione a riti, cosiddetti magico-satanici.
In tali riti occorre che una donna renda sostanziale il sacrificio sul pentagramma.
Il pentagramma esprime la molteplicità degli enti materiali che, tramite la femminilità si rinsaldano al dio evocato. In tal senso la Clinton non poteva vincere, ma preparare le condizioni affinché fosse, quella di Trump, una vittoria “sicura” per gli apparati.
Lo scandalo delle email è stato preventivo, per stornare quelle forze che avrebbero potuto deviare il progetto.

4- Condividi la posizione di Magaldi quando dice che l'operazione TRUMP sarebbe stata voluta da UR LODGES progressiste e moderate per esorcizzare l'allora candidato Jeb Bush, contro i principali concorrenti iniziatici e referenti di certi poteri forti e militari, come l'HATHOR PENTALPHA? Quindi TRUMP come gatekeeper trasversale agli schieramenti e volutamente infiltrato tra i Repubblicani? Siamo sicuri che dietro alla vittoria di TRUMP non ci siano gli stessi poteri, magari insieme ad altri, che ci si augurava di scalzare attraverso la sua candidatura? Potrebbero aver preso la loro rivincita cavalcando indirettamente o meno la sua ascesa al potere?
- Giustamente Magaldi pone l’accento sulla pantomima che ha accompagnato l’ascesa di Trump al potere, pantomima atta a bloccare il più pericoloso Jeb Bush. Ciò accade spesso nelle lotte intra-massoniche, ma ci sono ragioni più profonde, dovute all’idea del velo di Maya, la realtà come apparenza; in un mondo di apparenze occorrono evidentemente pantomime per eludere l’irrealtà delle ombre e rendere reali quelle cose che sono reali, e in tal senso Trump non fa eccezione.

5- Nello scenario internazionale assistiamo al plauso di tutti i governi e partiti populisti e reazionari. Vediamo i Putin, i Salvini, i Grillo, i LePen, gli Erdogan, i Farage, pronti a cavalcare l'onda e presumibilmente essere i nuovi paladini dei popoli in astinenza da rogo.
Quale effetto domino scaturirà dalle possibili vittorie delle destre e dei populisti di ogni paese?
Questo step era previsto e faceva parte dell'Agenda superiore alle fazioni in lotta, ovvero quella dei "Volgitori della Ruota"? Cosa bolle in pentola? Cui prodest?
- I populismi, come già accennato, servono ad un’azione di “solve “ e “coagula”.
Nel caso specifico sono serviti per quella transustanzializzazione di cui prima e utili per la prossima consustanzializzazione in chiave bonapartista, secondo la nuova ossessione della democrazia diretta, in chiave autoritaria e/o anarchica. In futuro è previsto un ritorno di due forme di opposizione, quella che possiamo chiamare di sinistra che punta al caos e disordine, caos e disordine atti a creare un discordianesimo che dovrebbe offuscare le coscienze e quella di destra, tendente all’ordine per veicolare un’autorità dall’alto.


6- Il giorno 9-11 della vittoria di Trump, ricorda numericamente il già noto 11-9 dell'attentato alle due torri di 15 anni fa. E' solo un banale caso numerico o potrebbe avere un significato simbolico nascosto?
- Sul discorso del 9/11 occorre una premessa di base. Nell’esoterismo una data simbolica corrisponde ad un evento in cui energie macrocosmiche si sono incontrate con quelle microcosmiche, determinando un atto in cui influenze sottili sono penetrate nel mondo degli uomini.
Ora ricordare che il 9/11 ha qualche corrispondenza con l’11/9 può essere giusto in relazione ad un’elezione iniziatica, in quanto un fatto quando viene preso al contrario assume una valenza esoterica, quando cioè ”i piedi stanno sopra e la testa sotto”.
En passant, vorrei ricordare un episodio di Trump, quando ha preso in giro una giornalista disabile, imitandone le anomali gestualità: ebbene, li ha inviato un chiaro messaggio saturnino della sua cifra iniziatica. Così la data capovolta appare come il finale sigillo dei fatti accaduti l’11/9 “iniziati” il 9/11, cioè ”sigillati”.

7- Una curiosità complottista... Sempre il 9-11 in Inghilterra a Londra, alle 6 di mattina ora locale, quindi alla fine dello spoglio elettorale in USA, quando si iniziava a festeggiare ufficialmente TRUMP, è avvenuta una tragedia che apparentemente non c'entra nulla con le elezioni, ma che invece potrebbe suonare come una celebrazione ed un sacrificio rituale.
Un TRAM(P) si è rovesciato ed ha causato una vera e propria strage, 7 morti e 51 feriti gravi. E' stata la più grande tragedia sui mezzi pubblici dagli anni 50 ad oggi. Stranamente non sono state date alla stampa le generalità dell'autista, cosa che avviene sempre in Inghilterra su tutti i tabloid, e pare che sia stato subito arrestato, occultando in parte la vicenda ai media.
Ritieni sia una semplice casualità o possa aver qualche collegamento con la sua vittoria?
NB: L'ultima volta che ho visto un TRAM inglese rovesciarsi è stato durante il finale del film: "Un lupo mannaro americano a londra", quando si scatena il panico tra la folla e per le strade. Il film finisce con la polizia che uccide il Lupo Mannaro...
- L’episodio del tram capovolto a Londra potrebbe avere un qualche riferimento, ma per esserne certi bisogna capire alcuni intrecci che sicuramente ci sono con la Brexit. Non ho sufficienti elementi per analizzarlo come fenomeno, quindi non azzardo risposte.














lunedì 7 novembre 2016

HILLARY CLINTON E' IL NUOVO PRESIDENTE AMERICANO...


Per la prima volta in tutta la storia degli Stati Uniti ha vinto una donna, una piccola grande donna.
Hillary Clinton è il nuovo Presidente a stelle e strisce, la paladina delle minoranze, la voce progressista che l'America aspettava da tempo, in continuità con il Presidente afro-americano Obama, colui che ha dato voce ai neri ed incarnato il cambiamento epocale del più grande Stato Democratico della storia dell'umanità, riportando gli elettori disincantati nuovamente alle urne.
Oggi è un grande nuovo giorno, sono ancora cosparso di stelle filanti, coriandoli e luccichini vari, la vita mi sorride, sento i botti e le fanfare strombazzanti venir da tutte le piazze in festa...
Sanità, scuola, lavoro, Stato Sociale e diritti civili saranno le priorità, statene certi, finalmente le cose cambieranno.
Cesseranno le guerre, i conflitti bellici saranno solo un retaggio di un passato oscurantista, sarà abolita pure la pena di morte. Una nuova realtà ci aspetta, nuovi orizzonti si avvicineranno, nuove distanze ci riavvicineranno, il mondo non sarà più lo stesso, a patto che tutti i governi mondiali accolgano in ginocchio ed in silenzio l'agenda che abbiamo scritto anche per il loro bene.
La nostra priorità è il bene supremo di tutte le razze e di tutti i popoli della Terra.
DIO benedica Hillary Clinton e l'America...

E' tornato il sole, sembra pure più caldo, i miei occhi brillano di una luce nuova, lacrimano gioia infinita, mi viene voglia di correre nudo al Central Park di New York e di regalare margherite ai poliziotti in servizio a cavallo. Mi voglio rotolare sull'erba fresca insieme a tutta la città in festa in un concerto di corpi felici di tutte le razze, di tutti i sessi, animali compresi, e il mio gatto non smetterà più di fare le fusa. 
Le macchine si fermeranno, le ciminiere non fumeranno più smog, solo 1000 calumet della pace si accenderanno illuminando quella gloriosa terra scoperta dai nostri eroici avi coloni che sterminarono i nativi, gli stessi che oggi vogliamo iniziare a difendere, anche se sono rimasti in 4 gatti ubriachi. 
La globalizzazione finale partirà da una donna, la piccola grande Madre, come una novella Shakti con le sue molte braccia ci abbraccerà tutti con affetto, nessuno si libererà facilmente dei suoi dolci tentacoli, e perché mai lo dovrebbe fare??? 
Oggi siamo parte di una comunità, quella grande comunità che, attraverso immensi sacrifici, ha esportato libertà e diritti in quasi tutto il pianeta a suon di bombe, nucleari e non, intelligenti e meno intelligenti e noi democratici, ovviamente, preferiamo quelle intelligenti.
Tutti insieme, appassionatamente in girotondo, canteremo "Give Peace A Chance" a squarciagola.


Oggi mi sento più americano di ieri, ma cosa dico, mi sento più cittadino del mondo e desidero che il mondo sia come l'America e provi le mie stesse emozioni, perché non potrebbe essere diversamente, non c'è nessuna reale alternativa al nostro modello culturale ed economico, il nostro è il migliore e tutti dovranno pacificamente comprenderlo. 
Tutti gli abitanti del pianeta si convinceranno della buone intenzioni della nostra piccola Grande Madre Hillary Clinton, nessuno escluso, tutti dovranno accettare il cambiamento. 
Anche i nemici storici degli USA impareranno la grande lezione Democratica, tutti si inchineranno al I° presidente donna del mondo, tutti i capi politici e religiosi applaudiranno, tutti i monarchi si prostreranno dinnanzi al suo cospetto. Putin chiederà la sua mano e la smetterà di avanzare pretese sull'Ucraina che è già terra americana, si deciderà ad appoggiare i nostri soldati in tutte le missioni di pace che faremo per completare la grande opera imperialista.
Tappeti e petali di rose caleranno dall'alto adagiandosi su tutte le strade, salutandola ed invitandola a governarci nella saggezza e nella giustezza delle sue parole e dei suoi valori.

Sarà una grande festa senza fine, anche i terroristi dell' ISIS si toglieranno quei terribili cappucci neri e si faranno finalmente la barba, getteranno le armi a terra e inizieranno a rappare in inglese frasi d'amore bevendo Coca-cola nei nuovi Mc Donald's vegani che costruiremo nello Stato Islamico.
La Palestina capirà che dovrà smettere di sognare un proprio Stato perché la convinceremo ad abbracciare l'ebraismo ed i suoi cittadini potranno liberamente lavorare in blocco nelle miniere di carbone libanesi, evitando nuovi conflitti armati.
I grandi petrolieri elargiranno soldi ai più poveri buttando banconote da fantastici elicotteri governativi, non ci saranno più Homeless, emarginati e poveri per le strade, nessuno li vedrà più in giro, saranno tutti utilizzati per testare nuovi farmaci e vaccini creati per la salute dei nostri cari cittadini. 
I politici inizieranno a fare gli interessi del popolo sovrano, il nostro tanto amato e caro popolo americano, che tornerà ad aver fiducia nelle istituzioni, rispettandole in quella sana e giusta gerarchia naturale scritta da DIO in persona.
Il nuovo paradigma sociale sarà l'alba di un nuovo mondo, fatto di amore, uguaglianza, pace e benessere.
Grazie Hillary, piccola grande donna del destino, grazie per aver battuto quel misogino, proto-fascista, populista di un Trump, quell'arrogante omone con quel parrucchino di paglia in testa che sa dire solo parolacce e tratta male le donne. E non pensare a tutte quelle dicerie sulle email e sugli scandali, nessuno di noi pensa che tu sia il prodotto del peggior liberismo paraculo, noi crediamo veramente in te, nonostante quel mascalzone di tuo marito, ma in fondo tu sei diversa, tu non farai gli stessi suoi errori, perché tu sei una donna...e che donna!!!
Grazie per aver convinto anche i più scettici a fare la scelta giusta.

Ed ora tutti in coro...
"All we are saying is give peace a chance... All we are saying is give peace a chance..."
cit.





lunedì 31 ottobre 2016

GORINO: IL VILLAGGIO DEI DANNATI...



Come nell'omonimo film "Il villaggio dei dannati" diretto da Wolf Rilla nel 1960 e del remake di John Carpenter del 1995, l'arrivo di 19 migranti tra giovanissime donne e minori, ha suscitato paura e sgomento nella grigia provincia ferrarese, come se potessero realisticamente creare un problema civico e, magari, un giorno potessero prendere piede e lo scettro del potere di quella piccola repubblica lagunare, scalzando gli autoctoni da quei lidi, questa volta con i volti neri di africani e non con le facce di giovani e biondi ariani alveari.
GORINO, il cui etimo deriva dal "nome base" Gregorio, come il Papa Gregorio I, detto papa Gregorio Magno il Grande, che mirava ad eliminare gli avversari della Chiesa e ad accrescere l'autorità del papato con la conversione dei "barbari", è diventato il simbolo mediatico dell'intolleranza e della ribellione della maggioranza silenziosa, il medium emozionale per dividere gli italiani tra pro-barricadero populisti ed indignati di ogni latitudine che accusano i suoi abitanti di azione e provocazione razzista contro i nuovi schiavi per difendere i confini di uno stagno melmoso e palafitte di antica fattura.
BRUCIA GORINO BRUCIA (arrivano donne e bambini)
cit. Il bambino negro



Tra vongole ed anguille, ecco sgusciare a Gorino una simpatica ed arzilla vecchietta, tal Nonna Elena che, vista la somiglianza, potrebbe essere la sorella del defunto giornalista SPEZI (Mostro di Firenze), leader dei barricaderos atavici. La signora intervistata strumentalmente dalla TV si è cimentata in vistose gaffe e discorsi allucinanti da far impallidire l'Ordine magico delle S.S.
Tra le dichiarazioni più eclatanti ricordiamo qualche perla per i posteri: " I neri sono meno intelligenti dei bianchi, avete visto le facce, hanno un QI più basso del nostro", oppure, "Nel sud-Africa i bianchi sono stati troppo tolleranti, non avrebbero dovuto permettere ai neri di conquistare diritti sociali, i bianchi devono riprendersi legittimamente il potere come un tempo", "Non possiamo ospitare questa feccia, potrebbero anche essere terroristi, quando arrivano a casa nostra ci portano malattie e miseria, noi siamo diversi da loro, meglio incivili che essere come le scimmie".
Nonna Elena, come se non bastasse, è nata in Eritrea da coloni fascisti e proprio lei lamenta l'arrivo di giovani migranti.
La vecchia signora rappresenta la classica ILICA della maggioranza silenziosa in astinenza da rogo, quella che tutti direbbero essere una bravissima ed onesta personcina, la vicina di casa gentile che ti presta il sale quando lo hai finito, ma, potendo la prima ad applaudire la "strega" che brucia in piazza, la perfetta kapo' che ti denuncia quando meno te lo aspetti, bravissima a fare la raccolta differenziata ma cattivissima dentro, di una malvagità da manuale, insomma, la classica mentalità che si cela nella massa e nella psicologia di massa di tutti i fascismi e totalitarismi...
Ovviamente, il problema non è certo la vecchietta, lei rappresenta solo l'archetipo di una certa mentalità strisciante che aleggia su tutto il bel paese, almeno lei non è ipocrita e ci tiene ad affermare le proprie tesi assurde razziste alla luce del sole, magari di un sole ferrarese pallido e nebbioso.
"Vecchiette come quella hanno la pellaccia dura, stai tranquillo. Comunque gente così rappresenta quella massa di persone 'perbene e rispettabili', gente che "si-alza-presto-lavora-paga-le-tasse-e-vuole-vivere-tranquillo/a" che caccia con violenza il prossimo bisognoso e poi va in chiesa a recitare il rosario, che se c'è il prete pedofilo di paese raccoglie firme in sua solidarietà, mentre se c'è qualcuno di 'sospetto' va subito dal carabiniere a fare delazione, a condannare e giustiziare senza sapere nulla. Su questa feccia di persone si basano da sempre le dittature, sono la loro colonna più robusta, i mille occhi che scrutano puntando il dito verso gli altri (mai verso se stessi). 
E su questa feccia il vero potere (non i servi politici) ha deciso di fondare un nuovo fascismo che da noi avrà la faccia della Lega, dei 5Stelle e di CasaPound."
cit. Guido Santi


Possiamo comprendere la paura degli abitanti, il desiderio di continuare a vivere isolati dal mondo mantenendo tradizioni che non vogliono subordinare al cosiddetto diktat straniero, la convinzione di essere invasi e deturpati, il timore del contagio, l'insofferenza verso coloro che portano problemi esistenziali vomitando la loro miseria su queste fertili e rigogliose terre, ma prendersela con giovani disperati, compresa una ragazzina incinta, che hanno attraversato l'inferno dopo aver subito qualsiasi angheria e sopruso e trattarli come appestati, è una cosa inaccettabile che grida vendetta ed intristisce il cuore di tutti gli italiani, razzisti e non...
Il problema sono le priorità, ai confini virtuali preferisco l'ospitalità reale a 11 donne e 8 bambini.
Qualcuno ha precisato fossero solo donne, come se cambiasse qualcosa, come se non fossero degne di ospitalità in quanto solo donne. 
Sul discorso immigrazione, invece, basterebbe iniziare a suddividersi equamente e proporzionalmente i migranti in tutti i paesi europei, iniziare finalmente ad investire in progettualità e vera integrazione, smettere di frignare ogni qual volta ci sentiamo assediati, non appoggiare politicamente dittature che creano i presupposti economici di fame, carestie e malattie, fermare tutte le multinazionali mondiali che sfruttano quelle terre riducendo in schiavitù i loro abitanti e di fare guerre imperialiste predatorie che condizionano anche i paesi africani in relativa ed apparente pace. 
Ecco, dopo non ci sarebbero invasioni compulsive ed i GORINIANI potrebbero finalmente morire felici in solitudine nel loro stagno. 
"Una dissonanza logica, un cortocircuito tipico di tanti atavici bifolchi. Dobbiamo auspicare vengano geneticamente sostituiti??? Non credo, non siamo come loro, ed anche a Gorino non tutti la pensano allo stesso modo. La maggioranza silenziosa è spesso composta da queste animelle all'inizio del loro ancor lungo cammino, involucri di carne svuotati e riempiti di rabbia e demagogia, puro arredo scenografico della matrice che serve solo come pisciatoio pubblico mediatico, strumentalizzati a loro insaputa come medium divisorio.
Possiamo allora pensare ad un sano e giusto contrappasso per coloro che hanno riservato questo barbaro trattamento a chi è stato molto meno fortunato di loro???
Una lenta ed inesorabile fine ingozzandosi di cioccolato amaro africano, comprato in un discount cinese."
cit. L'amico dei negri



Finché esisteranno campanili e confini ci sarà la dicotomia tra NOI e LORO, è questo che nessuno vuole capire. La violenza che talvolta lo straniero porta con se' è la diretta conseguenza di questo conseguente dualismo, il populismo aumenta la violenza anche dello straniero, non risolve nessun problema. Se un africano o qualsiasi straniero nasce a Roma avrà le stesse caratteristiche e peculiarità di un autoctono e sarà indistinguibile da un romano, parlerà perfettamente la stessa lingua, lo stesso dialetto, imparerà ad avere gli stessi aspetti caratteriali tipici dell' humus culturale del luogo, assumerà la stessa filosofia di vita, le stesse abitudini sociali, assorbirà quella romanità a prescindere dai tratti somatici e dal colore della pelle. L'aspetto genetico riguarda solo l'involucro, mentre lo spirito si modella relativamente all'ambiente che ne determina la consequenziale forma pensiero, plasmandosi in continuità con le tradizioni di quella comunità, comunità che avrà anche il compito di evolversi e di crescere nel tempo e non la pretesa onnipotente di rimanere immutata per l'eternità..
Al contrario se faccio nasce Mozart in Mozambico ed in mezzo alla giungla, non avrà mai la possibilità di sviluppare propensioni artistiche e, al massimo, potrà aspirare a diventare Tarzan.
Non esiste il gene del pianista, esistono propensioni e potenzialità che possono essere favorite o meno. 
Lo spirito è in progress e si modella a seconda delle esperienze che facciamo durante la nostra esistenza, attraverso quello che impariamo dall'ambiente circostante, dall'educazione familiare e scolastica. La nostra psiche è più forte ed è predominante rispetto alle caratteristiche genetiche che sono solo il nostro vestito apparente. Il corredo genetico riguarda solo l'aspetto fisico che ereditiamo dai nostri genitori, ma esso passa in secondo ordine rispetto a tutto il resto.
Chiunque deve potere accedere ai diritti minimi garantiti e godere di diritti sociali, civili ed economici. Non esistono stranieri e Italiani, esistono persone con le loro storie, con i loro problemi, con le loro gioie, con i loro amori ed i loro dolori.
Sull'immigrazione, purtroppo, regna ancora una grande ignoranza ed una percezione indotta negativa, la massa si basa su preconcetti, si nutre essenzialmente di propaganda divisoria, la subisce quotidianamente ed assorbe l'archetipo dello straniero brutto e cattivo che ci toglie diritti. 
I migranti vengono percepiti come bestie - e allora difendiamolo il nostro orticello, buttiamoli tutti a mare, difendiamoli questi confini, questa prigione virtuale con i suoi abitanti schiavi che temono di essere scalzati da minorenni e madri con la sola colpa di essere stranieri.
Continuiamo a non centrare il bersaglio contro le cause strutturali, contro un sistema padronale che alimenta diseguaglianze per non percepirci assediati nella nostra posizione della scala sociale.

Quante guerre abbiamo fatto e stiamo esportando?
Le condizioni economiche di sfruttamento occidentale quanti danni hanno recato al continente nero?
Per quale motivo il 3° mondo non dovrebbe emigrare?
Se fossimo nati in quell'inferno e non stessimo al calduccio nelle nostre belle case riscaldate con il loro petrolio, cosa faremmo al posto loro???
Ci imbarcheremmo anche noi con la nostra famiglia per cercare un po' di fortuna nella disperazione?
L'analisi deve partire dalle cause ancestrali, da processi storici, politico-economici, non possiamo ragionare come se il mondo fosse nato insieme a noi.
E' una mancanza di empatia e di umanità, sorretta e giustificata da un cortocircuito logico...
Comoda non prendersela con il PADRONATO CAPITALISTA che crea crisi economiche, guerre e miseria e puntare il dito contro chi subisce questo processo. La propaganda crea divisione tra poveri per evitare che questi si coalizzino contro il potere costituito e l'autorità vigente.
Se questo ci fa percepire più in alto nella scala sociale, se accettiamo questo paradigma, dobbiamo anche accettare il fatto che qualcuno prima o poi un giorno ci invada, ci scalzi e pretenda un posto al sole.
In realtà, i media parlano solo della criminalità degli immigrati e non dell' 70 % che lavora onestamente, svolgendo quelle tante occupazioni che l'italiano medio non vuole più fare.
Questo processo psicologico di massa serve a modellare la percezione della realtà degli schiavi autoctoni che si rivolgeranno successivamente ai populismi politici, populismi figli di coloro che depredarono quei mondi.

Il PADRONATO auspica un'immigrazione di milioni di persone per creare i presupposti di accettazione dell'agenda liberista che contempla l'abbassamento dei salari e maggiore precarietà, minore stato sociale, azzeramento dei diritti e privatizzazioni indiscriminate.
Il problema è che gli stranieri sono solo il mezzo non la causa e quindi è errata la percezione del fenomeno per come viene registrata dalla massa e va proprio ad alimentare il trinomio PROBLEMA REAZIONE SOLUZIONE che il potere si aspetta da noi.
Tutti i discorsi sull'immigrazione dovrebbero contemplare non tanto la distorta accezione negativa dell'altro, ma concentrarsi soprattutto sulla struttura di potere che manipola e strumentalizza a suo vantaggio il PROBLEMA.
Il virus pandemico della laicità dovrebbe influenzare il 3° mondo, ma ancor prima il cosiddetto 1° mondo.
Buona migrazione a tutti...



lunedì 17 ottobre 2016

IL MISTERO BUFFO DELLA FENICE DEI VIP...


Un saluto al grande Dario Fo, un abbraccio all'uomo, all'intellettuale che meglio ha saputo denudare il Re attraverso la satira, l'intelligenza, il linguaggio, ed un benvenuto a Dylan, vecchia roccia rotolante, poeta di un mondo antico che non c'è più, o forse non è mai esistito.
Non sono in grado di dire se entrambi meritassero il Nobel, personalmente lo avrei dato prima a Fabrizio De Andrè e a Stanley Kubrick, o forse a nessuno di loro, perché ritengo il premio Nobel un retaggio di un mondo ipocrita. 
-Ricordiamo che, nel 1888, mentre Alfred Nobel si trovava a Cannes, suo fratello Ludvig morì, e per errore un giornale francese pubblicò il necrologio della morte di Alfred condannandolo aspramente per l'invenzione della dinamite. 
Il titolo del necrologio diceva "Il mercante di morte è morto" (Le marchand de la mort est mort): Alfred Nobel, colui che divenne ricco trovando il modo di uccidere il maggior numero di persone nel modo più veloce possibile. (wikipedia)
A seguito di questo episodio Nobel avrebbe iniziato a preoccuparsi di come sarebbe stato ricordato dopo la sua morte e quindi in lui sarebbe maturata la volontà di lasciare un migliore ricordo di sé.

La nascita del famoso premio ha origine dalla volontà di redenzione di un mercante di morte, quindi per concessione del Re di turno. Simbolicamente santifica lo status quo e dall'alto della sua regale giuria, indica il meritorio tra i tanti concorrenti del reality più aristocratico che ci sia.
-Un premio intriso di sangue che riconosce emeriti umani insigniti al rango pneumatico superiore, con annesse statuette sacre per la pace come Obama, Al Gore e Kissinger, non mi ha mai convinto. 
Per carità, nella lunga lista dei vincitori ci sono anche tante personalità degne di tale onorificenza, ma ritengo sia un gioco strumentale politico attraverso il quale il sistema occidentale si indora e ci indora la pillola sociale del più bravo tra i bravi.
Con il Nobel nasce il concetto moderno di reality e di meritocrazia, però senza gara, con vincitori ad honorem, una sorta di competizione senza competizione, in base alle virtù espresse in vita e durante la propria luminosa carriera. 
Un retaggio antico che è trasmutato sotto altra forma in un mondo bisognoso di modelli e di archivi di Stato ove catalogare le opere d'arte viventi, meglio se prossime alla morte nel caso di artisti, ancor meglio se morte nello stesso momento in cui si celebra il nuovo nato, dove si replica dalle sue ceneri il mito della Fenice sotto forma di vip, ma un po' tutti VIPere.
Il Mistero Buffo della Fenice dei vip e del suo eterno ritorno aleggia su di noi, trasmuta dal giullare al menestrello di Stato...


Drappi, tappetini regali, completi in Tait e rose rosse annesse ci portano nel mondo dorato della messa laica, in realtà estremamente religiosa, della premiazione, del BENEMERITISMO, delle medagliette e stigmate decorative luccicanti. Tra sorrisi a denti stretti o a gengive da cavallo, tra frizzi, lazzi e sollazzi, tutti insieme appassionatamente a celebrare questo mondo tanto cattivo, ma che in fondo può vantare eccellenze di gran croce, faro per le prossime generazioni di sudditi. 
La premiazione è un po' come una piccola morte, una medaglia apposta sulla tomba senza il cadavere, la fine di un percorso, un fiore che non appassisce perché impregnato di un'energia egregorica socialmente condivisa, ed è interessante notare la significativa coincidenza astrale del lungo viaggio di Fo che fa simbolicamente il passaggio di consegne al menestrello americano.
La vecchia america in odor di elezioni politiche saluta il "meglio" che può rappresentare ed esprimere per farsi bella, nonostante il trucco stia scemando e le rughe siano sempre più evidenti.
Tra due loschi figuri contendenti alle politiche, Clinton e Trump, il terzo gode con occhiali scuri ed aria da becchino, incoronato direttamente dal presidente Obama.
Il buon Dylan progressista ripulisce in un nano-secondo lo specchio nei quali i sudditi proiettavano le loro immagini come ombre e mostra la faccia onesta a stelle e strisce.
Il messaggio mediatico internazionale è quello di morte e rinascita.
Quale cambiamento dobbiamo aspettarci, chi muore e chi rinasce???
Un messaggio subliminale come spot a favore della Clinton in evidente debacle???
A favore degli USA in contrapposizione a Putin il conservatore???
Quale evento ci aspetta alle porte, un nuovo conflitto militare globale annunciato e forse imminente?
O, semplicemente, una velleità aristocratica di veicolare e glorificare l'atto celebrativo in quanto tale, nel ritornello sempreverde dei ruoli sociali condivisi??? 

Dal giullare al menestrello siamo ancora in pieno medioevello...
cit. IL RE DEI RE





venerdì 14 ottobre 2016

IL MITO DELL'ALTALENA... di Raffaele K. Salinari





«Luce luce lontana, più bassa delle stelle, quale sarà la mano che ti accende e ti spegne? 
Ho visto Nina volare tra le corde dell’altalena, un giorno la prenderò come fa il vento alla schiena…». 
Così Fabrizio De Andrè poetizza, e dunque rinnova, una vecchia storia: quella di Erigone, la vergine sposa di Dioniso trasformata poi in costellazione, che fondò il mito dell’altalena.

Ma che senso ha ricercare queste ascendenze arcaiche, richiamare i significati sacri, gli usi visionari? In fondo l’altalena è solo un gioco, un innocente passatempo per bambini che però, qui sta l’arcano, mai lascia indifferenti, sempre turba l’anima in modo inspiegabile. Forse è perché viene da un tempo lontano, quando le distanze tra l’umano e il divino non erano, come oggi, incommensurabili, e quel gioco simboleggiava la loro congiunzione: una pratica estatica, per rigenerarsi al cospetto della zōḗ.
Nell’antica Grecia zōḗ significava Vita, senza nessuna caratterizzazione ulteriore e senza limiti: esistenza incondizionata. E questa zōḗ, che non ha contorni e neppure definizioni, ha il suo sicuro opposto in thánatos, la morte. Ciò che in zōḗ risuona in modo certo e chiaro è «non morte»: qualcosa che non la lascia avvicinare a sé; da questo Bataille vedrà nell’erotismo l’affermazione della Vita sino dentro la morte.
Rileggere un mito, in realtà, significa renderlo attuale; Schelling dice che nulla di ciò che è, e di ciò che diviene, può essere e divenire senza che un’altra cosa contemporaneamente sia e divenga, poiché all’interno della natura stessa non esiste nulla di originario, nulla di assoluto e per sé stante: gli atti di culto che hanno preceduto quelli attuali non erano semplici gesti di superstizione dovuti all’ignoranza dei fenomeni naturali, ma creazioni possenti generate da questa consapevolezza.

La vertigine e la maschera
L’altalena è dunque un gioco originariamente sacro, ma che tipo di gioco è? Secondo Roger Caillois nel suo La vertigine e la maschera, essa risponde al principio dell’Ilinx, della «vertigine»: l’ebbrezza che strappa al mondo razionale e mette, seppur per un solo momento, sull’orlo dell’imponderabile, esposti alla visione del gorgo – questo significa in greco la parola Ilinx– nel quale gorgogliano le forze che governano il mondo senza che le si possa mai governare.
Ancora e sempre l’attrazione per la «vertigine» resta una necessità della vita psichica; anche se la civilizzazione odierna l’ha voluta confinare in luoghi separati – come i Luna Park nei quali l’ebbrezza “normalizzata” non deve aprire le porte all’incontro con le forze della natura – una libera e semplice altalena, con il suo movimento “lunare”, ciclico, può generare un fugace incontro con l’Intelligenza della zōḗ.

Perché il cielo, ed il mondo sotto di esso, si muovono con movimento circolare? Si chiede l’egizio Plotino nelle Enneadi, e lui stesso risponde: perché imitano l’Intelligenza.
E il movimento circolare, prosegue il filosofo: «È un movimento della coscienza, della riflessione, e della vita che ritorna su se stessa, che non esce mai da sé e non passa ad altro, appunto perché deve abbracciare tutto in sé. Ma non l’abbraccerebbe se rimanesse immobile, né avendo un corpo, manterrebbe in vita le cose che contiene: infatti la vita del corpo è movimento. Sicché il movimento circolare risulta composto del movimento del corpo e di quello dell’anima, e siccome il corpo si muove per natura in linea retta, e l’anima lo trattiene, dai due deriva quel movimento che ha del movimento e della quiete».
E allora, nessun gioco come l’altalena può simboleggiare meglio la visione di un corpo e di un’anima uniti nel generare questa combinazione di quiete e movimento che riflette, sul piano del microcosmo umano, l’Intelligenza stessa che ordina ed abbraccia il Cosmo.
«Io, se non lo sapete figliuoli, vi ho data vita per mezzo della voluttà e del moto» dice la Venere rinascimentale e neoplatonica di Marsilio Ficino, divinità della Vita che genera altra vita secondo «voluttà e moto»; principio femminile che fornisce alla zōḗ quell’animazione caratterizzante propria delle vite particolari: le singole bíos.

Venere, «anima del Mondo» secondo Plotino, agisce dunque attraverso il moto ondeggiante che il suo paredro, Eros, suggerisce ai corpi. E come non associare queste caratteristiche alle sensazioni eccitanti, erotiche, che proviamo in altalena: la voluttà sensuale evoca il suo moto, il suo moto ondeggiante porta seco la voluttà.
Ma questa sensualità, l’erotismo del dondolio, arriva a noi dalla trasformazione di un gioco – l’altalena – che antichi miti descrivono come simbolizzazione della morte; per questo il nesso tra morte ed erotismo sfugge a chiunque non ne veda il senso religioso! Inversamente, il senso delle religioni sfugge a chiunque trascuri il legame che esso presenta con la morte e l’erotismo.
Estendere la trama delle analogie significa essere sostenuti, nella nostra ricerca, dalla tela della realtà; questa preziosa unità analogica potenzia il nostro essere nel Mondo.
Un obiettivo esistenzialmente ed essenzialmente politico dunque, poiché questi termini sono aspetti di uno stesso divenire, di una potenza dell’esserci che manifestiamo attraverso la nostra singolarità pienamente dispiegata.


Il mito greco: Erigone
Ecco, allora, il mito delle origini: un pastore di nome Icario ricevette da Dioniso il segreto del vino. Di questo nettare egli fece dono ai suoi colleghi pastori che, credendosi avvelenati, lo uccisero. La fedele cagna Maira corse a cercarne la figlia Erigone che, di fronte al cadavere del padre, lanciò una maledizione prima di impiccarsi per il dolore: da quel giorno, nella ricorrenza del suo gesto, tutte le vergini si sarebbero impiccate sino a quando gli assassini del padre non fossero stati trovati ed il suo sacrificio espiato.
E così andò; di fronte a quel susseguirsi di impiccagioni verginali gli abitanti di Atene si rivolsero all’oracolo delfico, che sentenziò la necessità di inventare un gioco che potesse simboleggiare l’impiccagione senza causare la morte. Così nacque il rito dell’altalena.
Ma, per comprendere appieno il mito, dobbiamo situarlo all’interno della sua evoluzione: le storie non vivono mai vite solitarie, sono inserite in un grande albero del quale dobbiamo ritrovare le radici attraverso i rami.
Il fondamento storico cultuale sul quale si basa questa ricostruzione del rito tratto dal mito risale ad un’epoca molto più remota: alla taurocatapsia minoica in onore della Grande Dea mediterranea. Il salto tra le corna del toro, infatti, simboleggiava il moto oscillante dell’altalena sulla quale stava seduta la Dea, mentre l’animale era una sua ipostasi teriomorfa.
A riprova di ciò, nella zona che circonda il palazzo di Aghia Triada, presso Phaestos, venne trovata una statuina di terracotta, risalente al XVI secolo a.C., che rappresenta una figura femminile che si dondola in altalena. Il luogo di rinvenimento era un piccolo reliquiario e la statuetta, sormontata da due uccelli che stanno per spiccare il volo, forse mediatori tra il mondo dei mortali e quello degli dei, evoca, all’interno dell’arte minoica, l’ipostasi della divinità che, in questa cultura, significa l’altro da sé, lo «spettatore divino».
A Malthi in Messenia e a Mari in Mesopotamia si trovarono altre due statuette della Dea, risalenti allo stesso periodo, seduta e approntata per la sospensione.
Una figura femminile in trono che doveva essere destinata a dondolarsi la troviamo anche in un santuario della dea babilonese Ninhursag, risalente al III millennio a.C., come pure in varie parti della Grecia sono state rinvenute figure preistoriche che, come gli oscilla romani, erano destinate allo stesso scopo.

Alle origini, dunque, la sfera del mito e del suo rito appare molto più ampia e decisamente meno tinteggiata di toni oscuri rispetto al mito greco, essendo certamente presente il tema della morte ma, più ancora, quello della rinascita.
E di morte e rinascita parla il simbolo più conosciuto di Cnosso, il regno della Grande Dea: il labirinto. «Una grande figura femminile della cerchia dionisiaca apparve su una tavoletta di Cnosso, in un contesto di poche parole senza nomi; e tuttavia fu il primo personaggio divino della mitologia greca che poté essere immediatamente conosciuto […] è la Signora del Labirinto: essa deve essere stata una Grande Dea. […] Socrate, nel dialogo che Platone pubblicò con il titolo di Eutidemo, nominò il labyrinthos e lo descrisse come una figura in cui è facilissimo riconoscere una linea a spirale o a meandro che si ripete all’infinito. […] Sia la spirale sia il meandro vanno intesi come percorsi che si fanno involontariamente avanti ed indietro, se si continua a seguirli»; così ci dice Kerényi nel suo Dioniso.

E «Io sono iltuo labirinto… », dirà Dioniso ad Arianna nella poesia di Nietzsche. Arianna «moglie di Dioniso», come dice Euripide nell’Ippolito, è una divinità lunare, legata alla parte umbratile dell’esistenza, come Persefone e Demetra.
Su alcune monete di Cnosso la troviamo raffigurata su una faccia, mentre su quella opposta compaiono i meandri del labirinto con iscritta una falce di luna. Questa sua caratteristica affinità con la costruzione dedalica le consentirà di orientare Teseo, ma anche di identificarsi con il movimento dell’altalena, che riproduce le fasi lunari nel loro continuo mutamento: come i meandri del labirinto.
Le tre fasi della luna si riflettevano anche nella figura della Grande Dea come vergine, ninfa e vegliarda. Altra identificazione fu quella che vedeva la vergine associata all’aria, la ninfa alla terra e la vegliarda al mondo infero.
Queste letture gettano luce anche sulla modalità della morte di Arianna, o di una delle sue morti, quella per suicidio mediante impiccagione, che la identificherà poi con Erigone. Il mito, in questo caso «esistenziale» – come lo storico delle religioni Raffaele Pettazzoni definiva quelli che simbolizzano le fasi della vita – non va separato dal rito che lo richiama e lo attualizza.
E allora possiamo pensare all’altalena come ad un gioco che “svolge” il labirinto; una sorta di trasformazione del percorso terrestre, forse in origine una danza, in moto pendolare: la traiettoria, che richiama la falce di luna, ne risolve i meandri in eterne oscillazioni.
Luna ed altalena divengono così le facce di una metafora aerea che richiama le fasi di una perenne ricerca interiore, mai terminata, inesausta; una prova continua, a tratti mortale, che sembra tornare incessantemente al punto di partenza, e della quale il labirinto è sempre stato il simbolo più immediato.
Anche nei Misteri di Eleusi le danze labirintiche rappresentavano il cammino dell’anima verso la sua liberazione; i motivi a meandro, presenti in maniera ubiquitaria in ogni tempo e luogo, sono un simbolico riferimento alla zōḗ non passibile di interruzioni. Seguendo queste suggestioni capiamo perché nel palazzo di Cnosso il corridoio dal soffitto a meandri conduce verso la principale fonte di luce della costruzione, chiara simbologia della rinascita.


Dioniso e l’altalena
Questi riferimenti iniziali ad Arianna, ed al labirinto come percorso ripetitivo, un «avanti ed indietro», servono ad inquadrare le ascendenze dionisiache del mito fondatore: la storia di Erigone, l’«Arianna di Ikarion» che diverrà la prima baccante, vergine e amante del dio; una delle tante personificazioni della Grande Dea che, all’inizio della storia mediterranea, presiedeva al rinnovamento eterno della Vita.
E allora entriamo più a fondo nel mito greco che, per primo, come tutti i miti, ci descrive la festa delle altalene, e facciamolo guardando al firmamento, alla costellazione celeste in cui è fissato per sempre. Se l’andare in altalena è un riferimento polare nel cielo microcosmico delle nostre immagini archetipiche, è naturale che abbia un corrispettivo proprio nella costellazione che ci narra la sua storia: la Vergine o, in altre versioni, Sirio.
Nel mito, ripreso da Eratostene, Sirio appare come la cagna Maira, la “scintillante”, un nome proprio per una tale stella.
È la «luce lontana» che si vede in inverno cui fa riferimento De Andrè nella sua canzone Ho visto Nina volare, dove il mitologema dell’altalena viene ripreso in ogni suo aspetto.
È questa cagna, poi trasformata da Dioniso in luminoso astro, che troverà il cadavere di Icario, l’eroe del dêmos di Ikarion, al quale il dio aveva deciso di far dono del vino. Ma, come spesso accade nelle relazioni diseguali tra uomini e dei, nell’asimmetria che vige tra la finitezza dell’umanità e l’indifferenza delle divinità – direbbe Varrone: parchissime di misericordia – il segreto procedimento si rivela, per il suo portatore, una maledizione.
Icario, infatti, viene ucciso dai suoi amici – mandriani dei boschi di Maratona presso il monte Pentelico – poiché accusato ingiustamente di averli avvelenati proponendo loro di gustare il nettare senza tagliarlo con l’acqua, come Enopione più tardi consigliò di fare. Dioniso dunque, il dio che muore e rinasce, protagonista della tragedia greca, signore dellazōḗ, è all’origine del mito greco dell’altalena, che a lui sarà legata anche da altre pratiche tutte riconducibili all’essenza del «dio dell’ebbrezza», quella situazione particolare di «vortice» del quale il vino è l’araldo.
Gli antichi mitografi, quelli precedenti Eratostene, dicono che dopo l’uccisione di Icario da parte dei pastori che si credevano avvelenati, la cagna Maira, fedele compagna dell’emissario dionisiaco, torna da sua figlia Erigone per avvertirla della tragedia paterna. Comincia così l’angosciante erranza della ragazza alla ricerca del corpo amato, un topos che include, tra molti altri, la ricerca del cadavere smembrato di Osiride da parte della sorella-amante Iside.
Significativa prefigurazione di quello che sarà lo strumento simbolico che libererà le vergini attiche dalla sua maledizione, l’altalena appunto, Erigone, «copiosa figliolanza», traduce il suo nome Graves, oppure «nata all’alba» – tutti appellativi che la includono in uno degli aspetti della Grande Dea – viene, nei miti più antichi, chiamata Alêtis, l’errante, con riferimento non solo all’errabonda e disperata ricerca del cadavere, ma anche al suo carattere lunare, di perenne mutazione astrale.

La luna e la morte – aspetti della Grande Dea – si sovrappongono alla figura di Erigone sulla sua altalena, così come lo sbocco del mito sarà verso la rigenerazione e la vita.
Erigone erra dunque come la luna nel cielo, senza posa. A volte scompare, nera ed invisibile, minacciosa, come inghiottita dal mondo infero. Se per la civiltà greca Dioniso è oramai il dio della zōḗ, la vita senza caratterizzazioni, Erigone, figura epigona della Dea, ne è il principio animatore, caratterizzante: colei che dà l’anima alle bíos.
La zōḗ indifferenziata, infatti, cerca l’animazione: per caratterizzare le sue forme, le suebíos, ha sempre bisogno del principio femminile. Questo «fare anima» – mutuando la celebre espressione di Keats – è necessario alla zōḗ per trascendere il suo stadio seminale, totipotente ma indistinto, e trasformarlo in atto. Erigone, quindi, è il principium individiationis di Dioniso.
Qui la complementarietà simbolica tra le due divinità è evidente; si può dire che siano aspetti dello stesso Principio che si esprime attraverso attributi diversi; dalla relazione tra Erigone e Dioniso nascerà anche un figlio, Stafilos, che può essere inteso come la zōḗ che si rende carne: Stafilos morirà e risorgerà, come il dio stesso.
Anche con Arianna avviene tutto questo: una versione del mito ci narra della «Signora del Labirinto» che muore di parto e del figlio nato nell’Ade; una nascita mistica che riprende così il mitologema della Grande Dea che procrea la sua discendenza.
«E così Arianna divide con tutti coloro che appartengono a Dioniso un destino tragico e, coi più eletti di questi, anche la sua liberazione dall’Ade dopo la morte e la sua elevazione all’Olimpo», ci ricorda Otto.

In altre versioni del mito, narrate da Igino, Apollodoro ed Eliano, è Dioniso stesso che viene ucciso dai pastori, ed Erigone piange il suo sposo affetta da una forma di mania che la raffigura così come la prima baccante. Si impicca dunque ad un albero che potrebbe essere anche una vite scaturita dal corpo dell’amante; in tempi lontani questa sviluppava un vero e proprio tronco, ancora visibile in alcuni musei di storia naturale, come quello di Firenze.
Graves sostiene invece l’ipotesi del pino, nominato da Virgilio nelle Georgiche: lo stesso albero sotto il quale il frigio Attis fu castrato.
In altre narrazioni dal corpo del dio scaturirà la vite, e il suo sacrificio darà agli uomini il mezzo per raggiungere l’ebbrezza, attraverso la quale egli tornerà ogni volta a rinascere, continuando così il ciclo della Vita.
Erigone dunque, come nel mito di Iside e Osiride, termina il suo vagare al ritrovamento del corpo del padre o amante, Icario o Dioniso, che l’antica festa ateniese delle Anthestḗria – la festa dei germogli – faceva coincidere col Giorno delle Brocche (Choēs), nelle quali si trasferiva il vino per essere bevuto, ed in grandi paioli si cucinava la panspermia, una miscela di prodotti vegetali che esaltavano le forze vivificatrici della natura risorta. Lo stesso giorno le giovani vergini ricordavano il sacrificio di Erigone andando sulle altalene, leAiðra.
Era il momento in cui l’inverno volgeva alla fine ed i fiori cominciavano a spuntare dalla neve residua. Il verbo antheîn, che indica questo movimento floreale, dà appunto il nome alla festa, Anthestḗria, ed al suo mese, Anthestērin.
I versi di un ditirambo dicevano: «Ora è venuto il tempo, ora ci sono i fiori». Ma la scena del ditirambo non era l’Atene nei giorni della festa, bensì un richiamo ai fiori che Persefone stava cogliendo quando venne rapita da Ade, il signore del mondo infero. Ecco che torna, imperioso, il raccordo tra il gioco dell’altalena, la vergine impiccata, e la storia del dio che in questo periodo emerge dal mondo sotterraneo portando con sé anche le anime dei defunti ad abbeverarsi alle brocche col vino.
Le anime dei morti venivano chiamate díspioi: le assetate, e non di semplice acqua avevano sete, bensì del vino dei píthoi, i grandi recipienti di argilla aperti nel primo giorno della festa e dai quali il nettare dionisiaco veniva trasferito nelle brocche, nelle choēs, che davano il nome al terzo giorno delle celebrazioni.

Qui ci troviamo immersi pienamente in un’atmosfera frammista di ebbrezza e spiriti dei morti: dunque aperta al puro erotismo, ne dedurrebbe Bataille. Era questo delle Anthestḗria, infatti, anche il tempo in cui Dioniso, tornato dagli inferi, giaceva con le donne di Atene, tutte simboleggiate dalla Basilinna, la moglie dell’árchōn basileús.
In epoca romana lo stesso periodo veniva definito Mundus patet: il mondo infero restava aperto, seppure per pochi giorni, ma senza l’ebbrezza dionisiaca, e dunque senza l’erotismo della festa ateniese.
E così, il giorno delle brocche, le giovani andavano in altalena, in onore di Erigone; anche ai bambini era consentito dondolarsi, perché quel giorno essi imitavano tutto quanto accadeva pubblicamente nella grande festa. I giovani Kuroi bevevano il vino per la prima volta.
La relazione tra la morte e l’altalena dunque, come vediamo dal mito, è diretta: essa è un’attività comunque potenzialmente letale: per questo può simboleggiare la trasfigurazione simbolica della morte proprio a partire dalle sue intrinseche caratteristiche.
Il legame tra l’altalena e la morte rituale durante le celebrazioni dionisiache è anche dovuto all’indubbio carattere ctonio del dio poiché, come dice icasticamente Eraclito «Ade e Dioniso […] sono un’unica e medesima cosa», a sottolineare la cifra infera di una divinità legata, per metà della sua esistenza/ciclo, al mondo dei morti.
Ed infatti, durante le Anthestḗria risorgevano le anime dei defunti ma anche i keres, forme che veicolavano miasmi, influenze nefaste che dovevano essere purificate con katharmoi. L’ultimo giorno della grande festa, in conclusione di tutte le celebrazioni, nelle case venivano scacciate queste entità insieme alle anime dei defunti, oramai appagate dai culti a loro dedicati e dalle libagioni di vino, col grido «fuori i keres, sono finite le Anthestḗria!».
Ecco che, allora, come dice Otto, pienezza di vita e violenza di morte, ambedue sono in Dioniso egualmente misurate: nulla è attenuato, ma nulla è distorto.
Ma dove c’è Thanatos c’è anche Eros, e la festa delle altalene è impregnata di sensualità e di vera e propria sessualità, intesa e vissuta anche come momento problematico della vita muliebre, in cui avviene un passaggio non sempre facile a compiersi.

Ernesto De Martino, nel suo studio sui tarantolati, coglie appieno il legame tra fase puberale – dunque ancora “virginale” della vita femminile – e la stagione successiva, quella matrimoniale, con il corteo di pulsioni suicide legate al travaglio del momento.
La festa delle Aiðra assume dunque un connotato sessuale evidente, dato che il giorno dopo si celebravano le nozze della regina con Dioniso, e che la notte delle altalene era vista come preparazione a queste. In sintesi le vergini, identificandosi con Erigone, si preparavano esse stesse all’incontro col dio, proprio come la loro eroina aveva fatto all’origine del mito.
L’idea che qualcosa di altalenante servisse come scongiuro della cattiva sorte, auspicio beneaugurale, o come gesto di purificazione, la troviamo “imbalsamata” anche nel rito romano degli oscilla, che richiama il mito originario seppur “disumanizzato”.

Nel Libro II delle Georgiche (vv. 388 sgg.), infatti, compaiono questi versi oltremodo indicatori: «Et te, Bacche, vocant per carmina laeta, tibique oscilla ex alta suspendunt mollia pinu» (E te, Bacco, invocano con lieti carmi e in tuo onore appendono oscilla agli alti pini).
Il termine latino oscilla, da cui l’odierno «oscillazione», deriva da os-oris, bocca o più estensivamente faccia; probabilmente in origine un’effigie del dio stesso. Dunque è in onore di Dioniso, durante le Paganalia o le Sementivae faeriae, feste della semina, che vengono fatte dondolare queste immagini. Durante i Compitalia invece, feste in onore dei Lari, venivano appese figurine in legno che rappresentavano gli schiavi e i bambini della famiglia.
Nel periodo imperiale, infine, ogni casa aveva, sospeso tra i portici, un oscillum raffigurante varie divinità, sempre con una qualche ascendenza o correlazione dionisiaca. A questo proposito un oscillum molto ben conservato è visibile nella chiesa di San Clemente in Laterano a Roma, proveniente dal mitreo sottostante.


Maria e l’altalena
Anche la religione cristiana originaria assumerà caratteri dionisiaci, basti pensare a Gesù che si definisce «la vera vite» (Giovanni XV, 1-2) e come gli apostoli si debbano attaccare a lui «come grappoli al tralcio». L’anima cristiana si considerò, come l’orfica, serrata al corpo come in un sepolcro.
La teologia cristiana è in parte esoterismo dionisiaco: consideriamo soltanto la centralità del vino come simbolo di resurrezione. Ma, forse più essenziale ancora, è la relazione tra la Madonna, ciò che resta della Grande Dea nella concezione patriarcale cristiana, e Gesù, suo figlio, attraverso un rito che implica una oscillazione collettiva.
A Taranto, il Giovedì santo, la Madonna addolorata cerca il figlio morto nei sepolcri allestiti presso le varie chiese. Osservando la processione che la accompagna si notano subito i Perdoni che, a piedi scalzi, i volti coperti da un cappuccio (torna la maschera!), nazzicano, cioè si cullano – questo significa in dialetto la parola – assumendo questa camminata dondolante tutta la notte.
Anche chi porta la statua nazzica, come pure i fedeli tutti. Se si osserva lo sguardo della statua, oltre il velo nero (Eros e Thanatos) che lo adombra come fosse quello di una danzatrice del ventre – altra forma della maschera – si capisce che questo cercare non è dettato solo dal dolore, ma dalla volontà di dargli la possibilità di risorgere: è lei che fa rinascere il figlio.
Joseph Roth ne La cripta dei Cappuccini dice ad un certo punto: «Sempre una madre aspetta il ritorno di suo figlio, del tutto indifferente se questi se n’è andato in un paese lontano, in uno vicino o nella morte».

E questa attesa è un sentimento attivo, una forma di volontà, e produce una forza che tiene vivo il ricordo e dunque viva la persona.
Quando questa volontà viene esercitata da una moltitudine di persone diviene un atto di fede in grado di rigenerare la Vita.
Attis e Cibele, Dioniso e la Grande Dea attraverso la Basilinna nelle Antesterie… sono gli antecedenti divini del Cristo, così come Maria è ciò che ci rimane della Grande Madre.
L’ottica ecclesiale ovviamente capovolge polarmente la simbologia: il patriarcato cattolico ha voluto transustanziare la naturale rinascita della vita in quella della resurrezione eterna di un corpo morto, attribuendola al potere del Dio padre.
Ha spezzato così il nesso matriarcale tra vita, morte e rinascita, con la conseguenza evidente di far allontanare ancor più l’umanità da questo mondo e dal rispetto per la ciclicità dell’esistenza e di chi l’assicura: sotto la croce a deporre il Figlio è la Madre.
E dunque per il principio degli elementi costanti che regna nel mitologema della rinascita del figlio autogenerato da parte della Madre- essendo lo Spirito Santo emanazione di lei e non altro da lei – la lettura autentica del rapporto tra Maria e Gesù è chiara.
Questa non è una interpretazione eretica, ma solo l’evidenza della naturale evoluzione che parte dal rapporto tra la Grande Dea ed il suo paredro, prima figlio, dopo amante, poi in morte da Lei stessa fatto rinascere.
Se il femminile riprendesse le fila e rivoltasse in questo senso la tela della realtà simbolica cambierebbe radicalmente anche quella fattuale.

Una modesta proposta

Ecco, allora avanziamo, a mo’ di conclusione, una modesta proposta, partendo dalla domanda: dove sono finite le altalene oggi? Perché nei parchi pubblici ai bambini vengono proposte quelle squallide apparecchiature munite di cinture di sicurezza, con una escursione di poche decine di centimetri, basse ed impiantate su basi di grigio tartan? Come faranno questi bambini esperienza del loro volo immaginario? Dove incontreranno la «vertigine»? Quando potranno, con la coda dell’occhio socchiuso nel sorriso estatico del volo pericoloso, intravedere Dioniso bambino che spunta nella luce del sole?
La scomparsa delle altalene dai parchi pubblici è la prova provata della violenza crescente che il nostro modello di civilizzazione esercita sui bambini, ovviamente con la scusa della “sicurezza”. Privati del sensibile, essi si rifugeranno nell’insensibile, nel consumo senza soddisfazione, poiché è solo l’investimento emozionale che immettiamo nel gioco che lo rende libidicamente produttivo, soddisfacente; è il rischio della morte, e la sua visione, il vortice, che penetrano sino all’interno delle nostre ossa sino agli ultimi fondamenti del sangue, mentre oscilliamo pericolosamente, a rendere il gioco perfettamente dionisiaco, erotico, liberatorio e creativo.
Per ritrovare qualcosa del genere dobbiamo andare nei Luna Park contemporanei, in cui enormi aggeggi meccanici ci fanno provare sensazioni simili a quelle che una volta cercavamo sulla tavoletta sospesa tra i rami di un albero. Ma oggi, a differenza di quel tempo, l’illo tempore della nostra infanzia, i ragazzi sono imbragati, legati da camice di forza dentro macchine che fanno vivere, a pagamento, un fugace brivido che non è né estasi né paura. L’altalena dei parchi pubblici odierni, con i suoi edulcorati epigoni da Luna Park, sta dunque a quella alta ed infinita di un tempo come la pornografia d’accatto sta all’eros.

L’altalena vera, invece, evoca in noi un’energia che esige di essere immaginata. E non è forse questa sensazione di ricreare il futuro attraverso le immagini, di cui abbiamo bisogno per vivere l’infanzia? Di una «gioia incorporea che ha appena dato inizio alla sua corsa», come scrive Shelley? Immaginare significa innalzare di un tono il reale; la gioia dell’altalena, del corpo in altalena, riproduce nel microcosmo della nostra oscillazione ascensionale la stessa dinamica dell’universo in espansione.
Forse possiamo arrivare a pensare, chi scrive lo pensò molte volte, che se morissimo nel punto massimo di elevazione, il nostro corpo resterebbe li, sospeso nel cielo.



http://ilmanifesto.info/il-mito-dellaltalena/
http://www.cavernacosmica.com/il-solstizio-destate-e-san-giovanni-decollato/